“AH! NON CREDEA MIRARTI”: INTERVISTA A JESSICA PRATT

 

Photo 5  by Alessandro Moggi.jpg

©Alessandro Moggi

Jessica Pratt è diventata un elemento importante per il repertorio del Belcanto, grazie a eccellente tecnica, doti da grande virtuosa, ma anche per la sensibilità e l’emotività con cui si approccia alle delicate eroine belcantiste. In questi giorni è al Teatro dell’Opera di Roma, in uno dei suoi cavalli di battaglia: Amina ne “La Sonnambula”, personaggio palpitante ed estremamente fragile. In una pausa tra le prove Jessica ci ha fatto il grande onore di raccontarci la sua Amina e il suo “essere” artista…

 

Come ti sei avvicinata al canto e all’opera?
Sono cresciuta circondata dalla musica: il mio papà è tenore, direttore d’orchestra e aveva una scuola di musica, quindi sin da piccola andavo ai concerti o alle prove e giocavo semplicemente, poi quando sono cresciuta mio padre mi ha chiesto di scegliere uno strumento a fiato per allenare la respirazione, per cui ho scelto la tromba. Ho suonato in diverse orchestre e poi sono passata al canto.

Photo by Yasuko Kageyama

©Yasuko Kageyama

Che rapporto hai con Roma e il teatro dell’Opera?
Sono arrivata a Roma attraverso un programma di giovani artisti (quando ancora non ne esisteva uno vero e proprio qui) dove per sei mesi ho seguito le prove in teatro…un’esperienza fantastica, già solo entrare in teatro mi toglieva il fiato per tanta bellezza…in Australia non ci sono teatri così belli! In seguito ho iniziato a studiare all’Accademia di Santa Cecilia e ho frequentato alcune masterclass con Cesare Scarton, Renata Scotto… Quindi sono rimasta a Roma per circa 4 anni, poi mi sono trasferita diverse volte, ma tornare a Roma per cantare mi rende felice ogni volta!

Come affronti lo studio di un’opera?
Ogni opera per me è nuova, anche se è Lucia, quindi un ruolo che ho interpretato molte volte, perché è facile prendere brutte abitudini durante una produzione. È importante per me lavorare completamente da capo, anche ripulire un po’ il suono. Fortunatamente io faccio opere che non sono molto rappresentate, quindi non ci sono molte registrazioni, così non ho avuto mai la tentazione di “copiare” altri cantanti, perché spesso molti mentre studiano ascoltano tante registrazioni e per me questo non è studiare. Bisogna dare al proprio ruolo un’impronta personale e se si ascolta qualcun altro, anche inconsciamente c’è il rischio di copiare il suo modo di cantare.

an6i1460.jpgC’è un compositore che ti sta particolarmente a cuore? Perché?
Bellini! Perché lui rifletteva sempre quando scriveva…e poi la malinconia che trasmette…è straziante ma bellissimo.

Parliamo di questa produzione di Sonnambula…com’è?
Molto bella, prima di tutto perché siamo un gruppo molto affiatato e ci fidiamo tra di noi. Questo aspetto credo sia importante perché in scena si può rischiare di più, sia vocalmente, ad esempio con i “piano”, perché sai che l’orchestra non ti copre, ma anche con i movimenti: i miei colleghi sono capaci di improvvisare sulla scena, di tenere viva l’azione e non fanno tutto meccanicamente, questo è qualcosa che mi piace tantissimo.

with Mirco Palazzi - Photo by Moreno Esquibel

©Moreno Esquibel

Com’è la tua Amina?
Inizio col dire che sia Amina che Lisa sono donne un po’ particolari: in un’epoca dove le donne non si sposavano se non si conosceva la famiglia, Lisa è una donna indipendente e Amina è un po’ come una sconosciuta, non si sa da dove viene, è un’orfanella ma entrambe scelgono lo stesso ragazzo. Amina ha una personalità molto forte, è decisa ed è una sognatrice. Io immagino comunque che non sia il personaggio “buono”, si sa difendere, è una lottatrice. In quest’opera non c’è una contrapposizione netta tra personaggio “buono” e personaggio “cattivo”, lei e Lisa sono due donne che fanno quello che possono per sopravvivere.

Come riesci a risolvere in scena il sonnambulismo?
È difficile più che altro accontentare le aspettative del pubblico, perché in effetti un sonnambulo non è molto diverso da una persona sveglia. Mio fratello è sonnambulo quindi so cosa significa: ha gli occhi aperti, parla e si muove come se fosse sveglio, mentre il pubblico si aspetta una persona che cammina con gli occhi chiusi e le braccia stese in avanti, ma non è così! Bisogna trovare quindi un compromesso tra la realtà e la rappresentazione di un mito, per questo nei momenti in cui è sonnambula io canto piano, do un po’ più di accento nei momenti di passione e addolcisco i movimenti del corpo.

Jessica Pratt

©Alessandro Moggi

Ci sono differenze tra i ruoli del belcanto di Donizetti, come può essere Lucia, e quelli di Bellini?
Ci sono tante differenze. Bellini punta molto sul legato ed il fraseggio come sulla malinconia, diciamo che è molto sentimentale. Donizetti è più spericolato, spettacolare, alcune volte è molto focoso e altre può sembrare perfino aggressivo. Anche proprio le sue donne sono più che altro lottatrici, mentre quelle di Bellini sono quasi sempre più introverse.

Quali sono i tuoi prossimi impegni?
Dopo questa Sonnambula andrò al Metropolitan per cantare Lucia e poi credo di avere un paio di settimane per riposare e preparare gli “staccati” per la Regina della Notte ad Amburgo.

Photo 2 by Alessandro Moggi

©Alessandro Moggi

Quali consigli daresti ai giovani che vogliono intraprendere una carriera musicale?
Penso che la cosa più importante è lavorare per amore dell’arte. Bisogna affrontare tantissime spese e sacrifici all’inizio e se non si ama veramente quest’arte è difficile andare avanti. È allo stesso tempo molto ripagante perché è un mondo sempre nuovo, che non si finisce mai di scoprire, anche la stessa voce è sempre in evoluzione e allora è un eterno studio, bisogna essere autocritici e non ascoltare sempre tutte le critiche, soprattutto quelle positive, perché tante volte non sono sincere, soprattutto quando si arriva ad un certo punto della carriera.

Grazie a Jessica Pratt e In bocca al lupo!

Sara Feliciello

 

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