VERONALIRICA: UNA CHIUSURA IN BELLEZZA

image1 (3)Molto spesso, scorrendo tra i corridoi dei nostri teatri, si sente parlare delle “voci di una volta”, degli “spettacoli di una volta” e così via. A parte il domandarsi quale sia stata la vera età d’oro del melodramma: per noi è il secondo dopoguerra, ma per quella generazione, i cantanti “d’oro” erano Caruso, Gigli e compagni. D’altronde già Farinelli nel Settecento, parlava di declino dell’opera lirica. Quello che dobbiamo rimpiangere però del nostro caro “vecchio” mondo del melodramma di trent’anni fa (o forse anche meno) è il sangue che vi scorreva: quella passione così sana, genuina, oseremmo dire artigianale. Oggi è l’epoca dell’intellettualismo a tutti i costi, che ha ucciso quella solarità, quel modo di fare opera che entrava direttamente nella cultura popolare. I circoli lirici, che erano l’anima dei teatri, si sono ormai praticamente estinti. VeronaLirica appare dunque come un faro luminoso, un’associazione che rianima il fuoco melodrammatico, al più alto livello musicale ed artistico. E anche nell’ultimo appuntamento concertistico di questa stagione (13 maggio) tutto ciò si è ampiamente confermato. Un pomeriggio segnato dalle più belle romanze e dai più bei duetti d’amore. Una celebrazione del romanticismo e dell’amore per il melodramma.

Il pomeriggio, presentato come sempre dallo spigliato e sapiente Davide Da Como, vedeva la partecipazione del Quartetto d’archi dell’Arena di Verona, composto da Mirela Lico, Sara Airoldi, Gunther Sanin e Luca Pozza, compagine che abbiamo avuto già modo di apprezzare in numerose occasioni e che ribadisce la propria eccellenza musicale, con risultati di bellissimo spessore artistico. Al pianoforte si aveva la partecipazione straordinaria del maestro del coro dell’Arena di Verona, Vito Lombardi, eccellente accompagnatore, di grande eleganza e di sobria capacità espressiva.

Le voci protagoniste erano quelle di Karina Flores e Eduardo Aladren.

image2 (1)Il soprano russo aveva partecipato già al concerto di febbraio di VeronaLirica e ci aveva inoltre affascinato con la sua interpretazione nel ruolo di Desdemona nella recente produzione veronese di “Otello” (qui la recensione). In questa occasione ha ancora una volta mostrato di essere elemento di indubbio interesse. Colpisce il fraseggio studiato, ricco di intenzioni passionali e al contempo dolci. Il timbro è davvero coinvolgente, ambrato e avvolto in una patina “à la Leontyne Price” che lo rende suggestivo. La sua interpretazione de “La mamma morta”, oltre che di “Un bel dì vedremo” palpita di sincere emozioni.

Il tenore Aladren colpisce per la schiettezza del timbro tenorile, di sapore latino, dalla solarità schietta e coinvolgente. Emerge soprattutto nel lirismo di “E lucevan le stelle” e nella poetica pletorica dell’Improvviso di “Andrea Chénier”, sfruttando un’espressività generosa e “verace”.

Bellissimi i duetti tra i due cantanti, dal finale di “Aida”, al finale di “Andrea Chénier”, per poi finire con lo spumeggiante brindisi de “La Traviata”.

Ospite eccezionale della serata era il giovanissimo talento di Erwin Flores, sei anni di grande talento, un vero “animale da palcoscenico”, che scivolava teneramente dalle note di Bach, fino al primo movimento della l’Allegro della Sonata No.16 in Do maggiore K545 di Mozart.

Alla fine uno strepitoso successo, a siglare un’altra stagione di successo.

Grazie VeronaLirica, al prossimo anno!

Francesco Lodola

Verona, 13 maggio 2018

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