ARENA DI VERONA: NABUCCO, OSSIA IL TRIONFO DI ANNA PIROZZI/ABIGAILLE

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Il “Nabucco” di Arnaud Bernard continua nonostante le già numerose repliche a destare discussioni: c’è a chi piace, a chi no; c’è chi lo trova troppo storicamente confuso (Bernard stesso non aveva detto che fosse storiografica mente coerente) e chi come noi lo trova uno spettacolo bello, suggestivo e intelligente.
Dopo alcune recite dirette da Jordi Bernàcer tornava sul podio l’amatissimo Daniel Oren, che non si risparmia mai e dona sempre delle letture coinvolgenti, ricche di calore drammatico e capace di essere incalzante e teatralmente bruciante. Accompagna i cantanti come pochi sanno fare. Ama le voci e questa è la differenza con tanti altri direttori. L’orchestra e il coro (diretto da Vito Lombardi) subiscono l’entusiasmo del Maestro e rispondono superbamente.
Importante la voce di Marina Karbeli come Anna e bene Cristiano Olivieri nei panni di Abdallo e Nicolò Ceriani come Sacerdote di Belo.
Carmen Topciu si conferma Fenena di ottima musicalità e dalla voce di bel colore, oltre che di elegante presenza scenica.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Abbastanza bene Mikheil Sheshaberidze nel ruolo di Ismaele.
In-Sung Sim è una voce che abbiamo già lodato per altri suoi cimenti veronesi. Il suo Zaccaria si fa valere, grazie alla voce timbricamente bellissima e all’eleganza innata del suo fraseggio. Una prova eccellente , in ruolo notoriamente non facile.
Anna Pirozzi è una delle poche a cantare Abigaille oggi e soprattutto a cantarla a questi livelli. La sua interpretazione è magnifica per aderenza ai colori verdiani e per la grinta nel ritrarre questa donna così ferita nell’interiorità e così aggressiva all’esterno. Vocalmente non c’è nessun problema e si passa dal canto lirico morbido e sfumato, al canto di coloratura drammatica focoso e sfolgorante. Subentrare in uno spettacolo del genere, con pochi giorni di prove, è una prova di grande coscienza tecnica e sicurezza dei propri mezzi.

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©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Leonardo Lòpez Linares rimane un Nabucco un po’ in ombra soprattutto nei primi due atti. La voce appare troppo chiara in alcuni momenti. Dal III atto, fino alla preghiera “Dio di Giuda” c’è una crescita nel canto e nell’interpretazione, che diventa più composta.
Alla fine grandissimo successo.

Francesco Lodola

Verona, 4 agosto 2017

 

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