INTERVISTA A FRANCESCA DOTTO

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©Ignazio Nano

In un caldo pomeriggio di giugno, presso i locali del bar del Teatro dell’opera di Roma abbiamo avuto il piacere di incontrare ed intervistare Francesca Dotto, impegnata a Roma per la prima messa in scena de “Il viaggio a Reims” di Rossini, in cui interpreterà Madama Cortese. Quello che colpisce di lei è la capacità di instaurare subito un clima piacevole, e di raccontarci con grande semplicità la sua meravigliosa carriera e i suoi impegni dei prossimi mesi….
Per cominciare, come ti sei avvicinata al canto?
Innanzitutto voglio dire che sono nata in una famiglia dove si è sempre cantato molto e dove c’è sempre stato un clima favorevole alla musica. Già alle elementari , nella scuola di suore dove studiavo ci insegnarono a suonare il flauto dolce,e la mia maestra ha contribuito molto ad avvicinarmi alla musica proponendoci un ascolto della musica classica molto leggero e divertente. Invece alle medie, una delle mie amiche suonava il flauto ed è così che mi sono innamorata di questo strumento, ho iniziato, perciò gli studi come flautista, e a questo punto furono determinanti i miei insegnanti che mi hanno indirizzato alla studio del canto lirico.
14440722_1101516593264823_735854161161180774_nQuali sono i tuoi punti di riferimento musicali?
Come ascolto sicuramente Mirella Freni, Renata Scotto, Maria Callas e Renata Tebaldi, sebbene mi piaccia molto sentire anche le mie colleghe contemporanee andando a teatro poiché da ognuna è possibile trovare una impronta personale, avendo tutte caratteristiche diverse. Quando però sono in una produzione, dopo aver fatto uno studio approfondito dello spartito non ascolto più nessuna incisione.

Come ti trovi a lavorare qui al Teatro dell’opera di Roma?
Benissimo! C’è un bel clima tranquillo con tutti, dai colleghi alla direzione artistica, per non parlare delle sarte che mi coccolano, sono gentilissime.

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©Yasuko Kageyama

E’ la prima volta che “Il viaggio a Reims” viene rappresentato qui a Roma, come affermato alla conferenza stampa di presentazione, come ti senti a riguardo? Senti maggiore responsabilità?
Anche per me è stata una scoperta, si, ho sentito e sento molta responsabilità. Anche se poi ho riflettuto che è una grandissima occasione per offrire al pubblico un prodotto di qualità a cui non hanno ancora assistito, e dunque si potrà vedere uno spettacolo liberi da preconcetti e termini di paragone , poi la Regia di Damiano Michieletto è geniale!
Come funzione per te il calarsi in un personaggio?
E’ una operazione di interiorizzazione in cui bisogna prestare attenzione a non farsi trasportare troppo dalle emozioni, bisogna sempre mantenere un certo grado di coscienza. Quando si compie questa operazione è molto importante avere una mente aperta, disponibile a raccogliere il maggior numero di input possibile e soprattutto avere il coraggio di superare i propri limiti, quelli che io chiamo paletti mentali, per entrare totalmente nella parte.

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©Luciano Romano

Inoltre sono importantissimi i colleghi, il proprio approccio al personaggio dipende molto anche da come ci rapportiamo tra noi cantanti, dal regista e dal direttore, la cosa più importate è che l’opera è collettiva, non è un lavoro individuale, anche il successo o l’insuccesso di una recita dipende dal lavoro che si fa tutti insieme.
Come è per te passare da Verdi a Rossini, visto che tu hai un repertorio che spazia da Mozart a Puccini?
La mia priorità è quella di non snaturare la mia voce, quindi in questo passaggio cerco di mantenermi il più possibile fedele alla sua natura. In questo il mio personaggio, madama Cortese, che è decisamente lirico mi aiuta molto. E mia aiuta anche questa regia in cui la Cortese ha un carattere forte e deciso.

 

 

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©Teatro dell’Opera di Roma

 

 

Com’è il passaggio dall’essere Violetta all’essere Madama Cortese?
Ovviamente sono due personaggi diversissimi, neanche lontanamente paragonabili. Sono distanti sia per drammaturgia sia per scrittura musicale. Il segreto per affrontarle entrambe è sempre quello di assecondare la propria natura vocale, seguendo le indicazioni dell’autore, tenendo presente le dinamiche e un fraseggio appropriati e tenendo in considerazione un’orchestra molto presente. Certamente non ci troveremo di fronte a sonorità pucciniane ma comunque non pensate che perché si tratti di Rossini sia tutto leggero a prescindere. Ve ne accorgerete a teatro!

L’anno scorso sei stata qui a Roma Violetta, per te nel terzo atto, Violetta è un personaggio vinto o è una vincitrice?
È una domanda difficile, perché Violetta rimane un personaggio positivo, come Verdi l’aveva pensato, rispetto al perbenismo di cui è circondata. Nel terzo atto specificatamente però, è senz’altro vinta dal destino infelice di una malattia che la porta alla morte.

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©Yasuko Kageyama

È amaramente buffo pensare che nel momento in cui è vincitrice sotto l’aspetto morale, sia vinta dalla morte in solitudine, una solitudine materiale e una più importante di sentimenti. Per questo Violetta è vinta dalla tisi ma anche da una società sterile che la costringe a morire senza amore. E secondo me, se non fosse per la speranza riaccesa nel momento in cui Alfredo ritorna, sarebbe morta dopo l’addio del passato. È solamente l’amore per Alfredo che la fa attaccare in modo così viscerale alla vita perché lei sa che di lì a poco morirà, conosce bene le sue sofferenze e in cuor suo sa che non c’è speranza. La bellezza di questo personaggio a mio parere sta nel fatto che questo suo essere vinta non la porta ad essere debole, la rende semplicemente umanissima ed è per questo che ognuno di noi si immedesima un po’ in lei.

 

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©Neroquette Reportage Photography

Sarai presto Donna Anna nel “Don Giovanni” di Mozart alla Fenice, come è tornare a Mozart?
Tornare a Mozart è bellissimo, è un riappacificarsi col mondo , ti fa entrare in contatto con qualcosa che è ultraterreno , è una musica celestiale , divina, la adoro! Mi sembra di tornare a respirare con Mozart. Guardate ho la pelle d’oca solo a pensarci!
Infine, ma non meno importante, quali sono i consigli che ti senti di dare a coloro che intendono avvicinarsi alla carriera musicale?
Sicuramente che non è una strada facile,e che oltre allo studio , che è , e rimane, fondamentale, infatti non è che una volta che si inizia a lavorare lo studio si interrompe, anzi, la voce cambia in continuazione anche fra una produzione e l’altra ci si accorge di alcuni cambiamenti; è importantissimo il rimanere saldi, infatti la tecnica non è tutto, bisogna avere nervi per controllare l’emotività e la resistenza, non solo fisica, inoltre non bisogna né lasciarsi troppo affascinarsi da un successo, né farsi abbattere da un insuccesso, poiché se ci si abbatte , poi è difficile tornare sul palco la sera successiva. Questo è ciò che mi sento di consigliare!

Grazie a Francesca Dotto e In bocca al lupo!

 

Sara Feliciello e Paolo Mascari

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