ANDREA MASTRONI: L’eloquenza delle forti passioni nelle arie per basso di Händel

Roberto Devereux in Madrid, Teatro Real 1Andrea Mastroni è un’artista sempre alla ricerca di nuovi orizzonti su cui sperimentare la sua arte. E’ sicuramente una delle voci di basso più importanti al mondo e sta conquistando tutti i teatri del mondo. Dopo il successo di “Aquagranda” al Teatro la Fenice, recentemente ha fatto il suo debutto al Metropolitan Opera House di New York, con il ruolo che è diventato il suo cavallo di battaglia, Saprafucile in “Rigoletto”.  Nei prossimi giorni lo attende un altro impegno importante e di grande impegno, due preziosi concerti con l’Accademia dell’Annunciata, che avranno come programma le arie per basso di Händel.

Ci ritroviamo ora dopo il tuo debutto al MET, di cui avevamo parlato nell’intervista di pochi mesi fa (che potete leggere qui)…..
Quali sono state le tue emozioni e i ricordi che ti porterai nel cuore?

L’emozione è quella di calcare uno dei palcoscenici più importanti al mondo e in uno dei più grandi templi dell’arte. E’ stato il realizzarsi di un sogno, che chiunque studi canto ha. Negli Stati Uniti tutto portato un po’ all’eccesso, tutto è enorme e quando entri in un posto come il Metropolitan, senti lo spirito dell’arte in maniera speciale e senti il rispetto verso questo luogo. C’è un livello artistico molto alto, sia dal punto di vista musicale che teatrale, con delle produzioni (che possono piacere o meno), ma sono di grande impatto. Quella di Rigoletto era una produzione molto particolare, ambientata nella Las Vegas degli anni ’60. Alla sua prima qualche anno fa, questo spettacolo destò scalpore. E’ stato bellissimo poter lavorare con il Maestro Pier Giorgio Morandi, un caro amico e un direttore che riporta la tradizione della “vecchia scuola”, accompagnando veramente la parola scenica, nel suo senso teatrale più profondo. E’ stato un debutto ideale da tutti i punti di vista, con le migliori condizioni desiderabili.

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©Nicola Garzetti

Le arie per basso Händel sono dense di insidie tecniche soprattutto. Come ti prepari tecnicamente a queste partiture, anche nel riscaldamento pre-concerto?
Il pubblico non mi ha mai conosciuto per questo mio lato, legato al repertorio di coloratura. il repertorio barocco di coloratura per il basso è copioso in letteratura, però è poco battuto e quindi mi viene richiesto poco. Quando si sente una voce di basso profondo, la si associa immediatamente ai soliti ruoli, come i padri verdiani. E’ un luogo comune che voglio sfatare. La coloratura è sempre stata una mia caratteristica, che non ho mai avuto la possibilità di sfoggiare. E’ un lato che in questi prossimi concerti (21 e 30 marzo 2017) con l’Accademia dell’Annunciata, avrò modo di mettere in luce. Proprio perché è un repertorio non molto frequentato queste pagine verranno anche incise, per un disco, che probabilmente uscirà a fine anno per l’etichetta Musica Viva (distribuita da Egea Musica), che solitamente produce musica jazz. La preparazione è diametralmente opposta, rispetto a quella per i ruoli operistici che solitamente affronto. C’è una preparazione basata su una respirazione più tonica e sulla distensione muscolare diversa, per snocciolare la coloratura. E’ un grande esercizio di fiato e di emissione, perchè bisogna trovare in queste estensioni ampissime, un suono sempre ben emesso ed espressivo. Io dico sempre che è molto facile (si fa per dire) una frase di Puccini, perchè la musica che hai sotto è molto bella, ma nella musica barocca è praticamente l’interprete che crea tutto. Le grandi figure dei cantanti dell’epoca di Händel, come Antonio Montagnana, erano celebri per avere queste personalità capaci di “dire” la parola, nella sua espressività più profonda. Rispetto all’opera è un altro tipo di avventura, che sto facendo con grande piacere e con la grande gioia che ne rimarrà anche una testimonianza sonora.
La propensione alla coloratura è un dono di natura, o è una caratteristica che hai costruito?
Si dice che i bassi abbiano una voce naturale e che non vi sia nulla di costruito. Non ho mai capito questa definizione e credo che come il tenore contraltino, anche il basso profondo sia una voce che abbia bisogno di una sua costruzione, essendo entrambe vocalità estreme. Se penso alle arie handeliane, in particolare l’aria da “Aci Galatea e Polifemo”, con la sua estensione di due ottave e mezza, vedo una vocalità che ha bisogno di essere estremamente plasmata e costruita. Nei concerti la eseguiremo a 415hz, quindi mezzo tono sotto rispetto a come è scritta e farò delle variazioni che toccheranno il La naturale. Una tessitura desueta ed estrema. Ho trovato le condizioni migliori per cantare questo repertorio, in un contesto che coinvolge i giovani. E’ tutto molto interessante.

 

Andrea Mastroni as Sparafuci in Verdi's Rigoletto_Photo by Karen AlmondMetropolitan Opera

©Karen Almond/Metropolitan Opera

Ti accingerai presto a incidere questo programma. Per un cantante che è interprete di teatro, qual è la preparazione adeguata per la sala d’incisione, dove nulla può essere lasciato al caso?
La sala d’incisione ti porta a concentrarti, ovviamente, più sul canto. Non hai un pubblico davanti. Quello che dovrebbe succedere è riuscire a portare l’atmosfera e l’adrenalina del cantare in teatro, anche in sede di registrazione. Portare quella forza espressiva che in teatro è fugata dall’emozione. E’ un lavoro intensivo e faticoso. La mia ultima impresa discografica (l’integrale delle Mélodies di Henry Duparc) ha necessitato di un lavoro triplo. Occorre grande concentrazione, rilassatezza e un adeguato perfezionismo.

Uno degli obbiettivi dell’Accademia dell’Annunciata, con il quale realizzerai il progetto “Eloquenza delle forti passioni”, è avvicinare le giovani generazioni alla prassi barocca. Quanto è importante avviare le future generazioni alla musica e alla sua stessa pratica?

Andrea Mastroni Foto Nicola Gerzetti

©Nicola Garzetti

Questa formula mi ha entusiasmato molto. Conoscevo da anni Riccardo Doni, un musicista di grandissimo livello, che ha collaborato tra gli altri, con un’artista del calibro di Cecilia Bartoli. Io non conoscevo questa Accademia, che ha sede ad Abbiategrasso, paese dell’hinterland milanese, che si trova tra Milano e Pavia. Ho scoperto che Doni era direttore di questa importante accademia, che è a tutti gli effetti europea, poiché è un laboratorio di perfezionamento, dedicato ai giovani diplomati del conservatorio, che all’interno dell’orchestra si possono confrontare con le prime parti, musicisti di grande esperienza, che li avvicinano alla prassi musicale barocca. Io ho scelto loro per questa avventura dopo aver sentito su YouTube una loro esecuzione della “Tempesta di mare”. Mi avvinse tantissimo questo ascolto, per l’energia e il suono ben tornito e sempre espressivo. L’uso di strumenti originali dona una sonorità del tutto peculiare. Vedo in questi ragazzi la voglia di imparare e di lavorare con questi artisti di respiro internazionale, come Giuliano Carmignola, uno straordinario violinista. E’ una realtà unica in Italia, in un luogo, l’ex convento dell’Annunciata,dove i ragazzi possono risiedere durante il periodo di studi. E’ un luogo prezioso anche dal punto di vista artistico, con un bellissimo chiostro di scuola bramantesca. Il primo concerto si svolgerà proprio all’interno di questa location speciale, dal punto di vista musicale e artistico. L’idea di poter dare ai giovani la possibilità di lavorare e di crescere artisticamente è una gemma preziosa, che spero possa sopravvivere nel nostro paese. Da italiano che non canta praticamente mai in Italia sono felice della nascita di queste realtà, in un panorama non incoraggiante, e nutro molta speranza in loro.

Fondazione Teatro La Fenice AQUAGRANDA Musica Filippo Perocco Direttore Marco Angius Regia Damiano Michieletto Photo ©Michele Crosera 7

©Michele Crosera

Qual è il consiglio che dai ai giovani che si avvicinano alla musica d’arte, sia come ascoltatori che come studenti?
Quello che consiglio sempre è di ascoltare sempre con le proprie orecchie, in prima persona, dal vivo. Ascoltare un disco è meraviglioso, ma la musica e il melodramma sono fatti per il teatro e per l’emozione che si crea al momento. Vedo oggi, in un’epoca come la nostra, tante informazioni (spesso sbagliate), che circolano e di cui non ci si deve fidare. Chi sale sul palcoscenico conosce la difficoltà di starci e le può raccontare in maniera diversa. Con il canto (rispetto alla musica sinfonica), il pubblico ha una reazione epidermica, molto particolare, che non mi so spiegare e che talvolta mi fa rimanere basito. Il pubblico è diverso anche da paese a paese. Ad Amburgo dove ho cantato “Rigoletto” il pubblico era molto eterogeneo e c’erano tantissimi giovani, sicuramente perchè c’è una sensibilizzazione e un’educazione più forte nei confronti della musica e della cultura, dell’arte e della bellezza. Quindi quando in questi paesi ci si approccia al prodotto artistico, lo si fa con sensibilità. In Italia siamo essenzialmente estranei al nostro stesso patrimonio.

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©Nicola Garzetti

Hai realizzato il cortometraggio di Erlkönig. Quale di queste arie handeliane ti piacerebbe fare in video?
Con il mio carissimo amico Nicola Garzetti (con il quale abbiamo realizzato quel video), stiamo pensando di fare un trailer particolare, per presentare questo progetto. Sicuramente l’aria di Polifemo verrà ripresa, perchè è un brano talmente particolare e che richiede tanta specialità, che lo merita. Anche le arie di Orlando sarebbero molto interessanti. Le location dove avranno luogo i due concerti, Accademia dell’Annunciata (21 marzo) e Circolo Filologico di Milano (30 marzo), sono talmente particolari che sicuramente ci saranno dei video delle due esibizioni. Poi sicuramente faremo delle riprese del backstage e del making of del disco. Stiamo pensando diverse cose, che sveleremo al momento giusto.
Possimi impegni dopo questi due concerti.
Debutterò a Londra, con Carlo V nel “Don Carlo” al Covent Garden, accanto a grandi artisti come Paata Burchuladze nel ruolo del Grande Inquisitore, Ludovic Tézier (Rodrigo), Krassimira Stoyanova (Elisabetta), Bryan Hymel (Don Carlo), Ekaterina Semenchuk (Eboli) e Ildar Abdrazakov (Filippo II). Ritornerò poi a Londra a fine anno per “Rigoletto” e l’anno prossimo per Sarastro in “Die Zauberflöte”. In Autunno ci sarà anche il mio debutto wagneriano in “Siegfried” e nel ruolo di Arkel in “Pelléas e Mélisande” di Debussy.

Grazie Andrea e In bocca al lupo! 

Francesco Lodola

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