VERONALIRICA: CONCERTO DEL 15 GENNAIO 2017

teatro-filarmonico-homeUn grande concerto quello che apre ufficialmente il 2017 di VeronaLirica con quattro solisti di solidissima caratura è il Quartetto d’archi dell’Arena di Verona con Stefano Conzatti al clarinetto. La serata di quasi tre ore era presentata come di consueto dallo spigliato Davide da Como e accompagnata al pianoforte da Patrizia Quarta, talento unico nel respirare con i cantanti.

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Foto di Sarah Baldo

Il quartetto d’archi dell’Arena di Verona composto da Günther Sanin (Violino), Federico Braga (Violino), Luca Pozza (Viola) e Sara Airoldi (Violoncello) si è esibito in una performance di splendido valore musicale che scivolava dal primo movimento (Allegro) dal Quintetto per clarinetto K581 di Wolfgang Amadeus Mozart, e dello stesso autore l’Allegro dalla Serenata in Sol Maggiore K525 (Eine Kleine Nachtmusik), fino ai due ballabili da”Il Gattopardo” (il Valzer di Verdi orchestrato da Nino Rota e il Valzer del Commiato) e il blues di George Gershwin da “Un americano a Parigi” nella versione firmata da Michele Mangano, il quale ha trascritto tutte le variazioni del grandissimo clarinettista Henghel Gualdi. Grandissimo protagonista in quasi tutte queste pagine, Stefano Conzatti, che con il suo clarinetto dipana tutte le pagine in programma con eccellente maestria tecnica ed intelligenza espressiva.

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Foto di Mario Marchina

Nel quartetto vocale v’era innanzitutto una giovane stella locale, Romano dal Zovo, di cui con piacere cogliamo i miglioramenti continui. Lo abbiamo apprezzato nell’aria del Duca d’Arcos (“Di sposo, di padre”) da “Salvator Rosa” di Antonio Carols Gomes e nelle arie verdiane di “Macbeth” (l’aria di Banco “Come dal ciel precipita”) e “Simon Boccanegra” (l’aria di Fiesco “Il lacerato spirto”).

Devid Cecconi sostituiva il previsto Sebastian Catana (e lo farà anche nel ruolo di Tonio, nella prossima produzione di Pagliacci). La voce del baritono é risultata di bel colore e con ottime capacità di fraseggio, sfoggiando dinamiche suggestive in arie da “Andrea Chénier” (Nemico della patria), da “Un Ballo in maschera” (Eri tu che macchiavi) e da “Rigoletto” (Cortigiani, vil razza dannata).

Walter Fraccaro ritorna a Verona dopo essere stato Calaf nella Turandot inaugurale e prima di ritornarvi nel ruolo di Canio. Il tenore in arie da “Madama Butterfly” (Addio fiorito asil) e “Tosca” (“Recondita armonia”) e nella celebra “Torna a Surriento” ha dimostrato tenuta vocale ragguardevole e solidità sia nel registro centrale che in quello acuto, generosamente esibito.

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Foto di Sarah Baldo

Avevamo apprezzato Valeria Sepe nel suo debutto areniano del 2016 nel ruolo di Micaela in “Carmen” e siamo curiosi di vederla nei panni di Nedda, di cui nel presente concerto ha cantato l’aria con adeguato spessore nel recitativo e morbidità nelle frasi più spiccatamente belcantistiche. Il colore di voce è ideale per raffigurare una femminilità delicata e dolcissima, come quella di Mimí (Si, mi chiamano Mimí) e di Liù (“Tu, che di gel sei cinta”).

Al termine con una divertente gag sono stati concessi due bis: “Tu che m’hai preso il cuor” da “Il Paese del sorriso” (Devid Cecconi) e un corale “‘O sole mio” che hanno siglato un grandissimo successo.

Francesco Lodola

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