Teatro Filarmonico di Verona: TURANDOT

15541370_1836674186553649_4675586353913064360_nE’ una prima un po’ spenta quella che apre la stagione 2016/2017 della Fondazione Arena di Verona al Teatro Filarmonico. Lo spettacolo era preceduto dalla lettura del comunicato dei lavoratori della Fondazione veronese, che sostenuti dai colleghi di molti altri teatri si trovano ad affrontare ancora oggi un periodo di grandi difficoltà.

Era presente anche il direttore di Volotea (principale sponsor della stagione artistica di Verona), che ha voluto salutare il pubblico prima dell’inizio. Un pubblico all’invero non molto numeroso, visti i moltissimi vuoti in platea. Molto strano. Soprattutto nel caso di un titolo così popolare come Turandot.

15542442_1836674216553646_752377091079382643_nVenendo allo spettacolo abbiamo apprezzato la concezione dell’opera del regista Filippo Tonon, che si discosta dalla grandiosità delle regie alla Zeffirelli per concentrarsi sulla Turandot più notturna, quella della luna “testa mozza”. Non c’è oro, non c’è calore. Tutto è giocato su colori metallici e freddi. Le scene disegnate dallo stesso Zanon sono essenziali, ma efficaci, giocate su pedane scorrevoli che creano tutti gli ambienti, anche il cielo stellato del III atto. Bellissimo visivamente il quadro che apre il II atto. Viene fuori la violenza di questa Cina che ha ben poco di favolistico. Tutti sono schiavi di Turandot, tanto da divenirne quasi degli adepti. La principessa di gelo sembra essere una sacerdotessa di una setta femminile, sempre seguita da queste ondine, che si agitano intorno a lei e la proteggono. Ping, Pong e Pang non possono essere altro che tre becchini, veneratori della morte. Una lode meritano anche i bellissimi costumi di Cristina Aceti.

15589691_1836674379886963_5036915391341518241_nMusicalmente emergeva la bacchetta di Jader Bignamini, capace di portare l’orchestra della Fondazione Arena di Verona ad un’esecuzione di grande pulizia in tutti i dettagli strumentali. Sonorità maestose e poderose si alternano a momenti di grande morbidezza e velati di luce malinconica. Ottima la capacità di Bignamini nell’accompagnare i cantanti e soprattutto il coro della Fondazione Arena (diretto dal Maestro Vito Lombardi), che ha in Turandot uno dei suoi cavalli di battaglia e che in questa occasione (essendo al chiuso) ha potuto evidenziare ancora più sfumature, in particolare nel coro alla luna del I atto, il momento più alto della serata.

La compagnia di canto aveva alti e bassi. Nel ruolo del Principe di Persia Salvatore Schiano di Cola. Efficace Nicolò Ceriani nel ruolo del Mandarino e interessante Murat Can Güvem (Imperatore Altoum), che canta con voce sana il ruolo, senza cadere negli effetti poco piacevoli di moda nel passato.

15542433_1836674409886960_2472443002225370040_nI migliori risultano Pang (Luca Casalin), Pong (Massimiliano Chiarolla) guidati dal Ping autorevolissimo di Federico Longhi, che già ci aveva convinto moltissimo anche in Arena nello stesso ruolo (qui la recensione).

Carlo Cigni è un Timur emozionante, che nella scena della morte di Liù ci muove alla commozione per l’intensità degli accenti.

La Liù di Rocio Ignacio inizialmente emozionata, si riscattava nella scena del suicidio, interpretativamente molto sentita. Vocalmente il soprano ha un timbro che può non piacere, poiché tende a diventare metallico nel registro acuto, tuttavia sfoggia efficaci piani e un bel centro ambrato.

15590400_1836674596553608_970937982279926949_nWalter Fraccaro (Calaf) è un tenore sicuro, che non teme nessuno degli scogli della parte. Talvolta viene coperto dall’orchestra e non riesce sempre ad arrivare emotivamente al cuore del personaggio. Sicuramente è aiutato dall’esperienza e quindi si fa valere pur non conquistando del tutto.

Tiziana Caruso ci ha confermato luci e ombre della sua interpretazione areniana dello stesso ruolo. La voce rimane importante ed è evidente uno sforzo nel cercare di donare anche una sfumatura dolce a questa creatura pucciniana. Tuttavia la voce scurita troppo non le permette di essere sicura nel registro acuto e di essere efficace nel canto di conversazione, alla base di un ruolo come Turandot, che deve sfoggiare un intenso canto declamatorio.

Alla fine successo caloroso da un pubblico come si è detto piuttosto scarso.

Francesco Lodola

Verona, 16 dicembre 2016

Foto Ennevi per gentile concessione Fondazione Arena di Verona

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...