Con la Regina Katia ai piedi di Santa Cecilia: PETITE MESSE SOLENNELLE AL TEATRO NUOVO DI VERONA PER LA STAGIONE CECILIANA

15391162_1161182197268833_7383288709069811195_nStendhal diceva che nella musica di Rossini risplendeva il sole italiano, l’energia e il sorriso, ingredienti tutti italiani. Lo stesso sorriso che si imprimeva sul volto di Rossini davanti ad un tacchino farcito al tartufo. Non si può dire la stessa cosa della sua energia visto che il buon Gioachino era notoriamente molto pigro. Ne è testimonianza il precoce abbandono del teatro, nel 1829 con “Guillame Tell”. Tuttavia Rossini non rimane inattivo e continuò a comporre musica da camera e musica sacra, tra cui spiccano lo “Stabat Mater” del 1841 e appunto la “Petite Messe Solennelle” del 1863/1864, ultimo “peccato di vecchiaia” come amava definirla egli stesso. Rossini era uomo di teatro, ma anche discendente dell’illuminismo, quindi pragmatico e razionale, capace di passare dall’opera buffa, al genere semiserio e al serio, adottando sempre le stesse forme musicali e gli stessi canoni stilistici. Quindi non è difficile ritrovare in questo capolavoro della musica sacra che è la “Petite Messe Solennelle” il Rossini di “Semiramide” o di “Guillame Tell”, quell’armonia perfetta, quella pace e quell’equilibrio degli affetti.

15253482_1161182210602165_6575889455601859886_nL’associazione de “I musici di Santa Cecilia” è una realtà musicale, che nata all’interno della scuola diocesana di musica sacra, ha raggiunto negli anni un ottimo livello artistico, organizzando preziose stagioni concertistiche di musica sacra (principalmente) per coro ed orchestra. Si tratta di una compagine di non professionisti, che guidati dalla mano esperta del direttore Dorino Signorini, che affronta con grande coraggio ricompensato da ottimi risultati, veri capisaldi della storia della musica.
15232200_1161183870601999_520748892500468338_nLa serata inaugurale della Stagione Ceciliana (22 novembre), ospitata al Teatro Nuovo di Verona, rendeva il coro e l’orchestra protagoniste di una prova di grande musicalità e di sapienza nel far emergere tutti i dettagli strumentali. Merito che va ascritto al Maestro Signorini, che ha dalla sua una notevole capacità di accompagnare i cantanti: dote rara anche nelle bacchette più prestigiose. Il coro in particolare dimostrava di saper reggere benissimo e superare le insidie del finale fugato del Gloria.
La serata vedeva inoltre la presenza di quattro solisti, tra i quali brillava la stella di Katia Ricciarelli.

15283908_1161183920601994_4261809053891995_nDevis Fugolo (basso) ha una voce di bel colore e di attenta espressività, capace di governare una tessitura che in alcuni punti diventa acuta per una voce di basso puro.

Francesco Zingariello è un tenore di buona caratura lirica, con un colore tipicamente italiano e una generosità di suono sincera e solare.

La giovane Laura Verrecchia ha una bellissima voce di mezzosoprano che si esalta nella fascia centrale ed acuta e risulta ben governata anche nel settore grave. Interpretativamente è molto convincente. 15284977_1161183147268738_2953075054182479123_nConoscendola come una spavalda e divertente Dejanira in “Mirandolina” al Teatro La Fenice di Venezia (qui la recensione), ci ha sorpresi con la sua resa commuovente e commossa, soprattutto nel duetto “Qui tollis” con il soprano.

Katia Ricciarelli è stata una delle più grandi protagoniste della Rossini Reinassance, avvenuta tra gli anni ’80 e ’90, Madama Cortese nella prima (ormai leggendaria) rappresentazione moderna de “Il Viaggio a Reims”, a Pesaro, nel 1984, sotto la direzione di Claudio Abbado e nell’ormai storico e geniale spettacolo di Luca Ronconi. La grande “Signora dell’Opera Italiana” come è stata presentata, ha ribadito la sua totale simbiosi con questa musica e la sua capacità di esprimere gli “affetti” della partitura attraverso i suoi occhi brillanti e il suo portamento regale. 15350662_1161184063935313_5959821643153575977_nOvviamente la voce non è più quella di una volta, anche se talvolta nel registro centrale riemerge l’oro puro dello splendore passato, ma la Ricciarelli vince con il suo irresistibile magnetismo: quella capacità di che ti porta a guardarla sempre, anche quando non canta.
Una serata di piacere musicale ai piedi della regina Katia, che Rossini avrebbe amato, come noi.

Francesco Lodola

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