INTERVISTA AD ANNALISA STROPPA: SUZUKI ALLA SCALA

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©Silvia Lelli

Annalisa Stroppa sta diventando sempre più uno dei mezzosoprani italiani più importanti nel mondo. Si è distinta nel repertorio belcantistico con interpretazioni importanti come Rosina ne “Il Barbiere di Siviglia” e Adalgisa in “Norma”. Il 7 dicembre 2016 inaugurerà la stagione del Teatro alla Scala nel ruolo di Suzuki in “Madama Butterfly”, in cui metterà tutta la tenacia e la sensibilità che la contraddistinguono anche nella vita.

Non possiamo iniziare questa conversazione senza parlare dell’imminente tua interpretazione di Suzuki, per la prossima inaugurazione scaligera. Hai già cantato diverse volte qui a Milano, come descriveresti il suo percorso su questo palcoscenico? Sei emozionata per questa serata.

Si, avevo già “rotto il ghiaccio” su questo palcoscenico nella scorsa stagione, ho debuttato con lOtello di Rossini nel ruolo di Emilia, e successivamente nel Rigoletto con Maddalena ed ora ritorno nel ruolo di Suzuki in Madama Butterfly nella serata inaugurale del 7 dicembre! Naturalmente sono molto emozionata! Poter inaugurare la stagione del Teatro alla Scala è una sensazione indescrivibile, di quelle che si ricordano per tutta la vita!!! Negli anni ho sempre seguito con grande interesse la diretta televisiva di questa serata e non avrei mai immaginato che un giorno sarei potuta essere tra i protagonisti! Sono profondamente grata a coloro che mi hanno scelta e al Maestro Chailly che mi ha dato questa grande opportunità. Essere diretta da lui è un privilegio! Sto affrontando questo impegno con molta serietà, rispetto e responsabilità ma anche con grande entusiasmo! Vivo appieno questa meravigliosa occasione artistica facendo tesoro del lavoro di ogni giorno.

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©Christian Leiber

Poter lavorare con il Maestro Riccardo Chailly e con il regista Alvis Hermanis è per me un grande onore; attraverso la loro lettura attenta e approfondita il mio personaggio ha preso forma musicalmente e drammaturgicamente e si è arricchito di spessore e sentimento. Continuerò il mio percorso sul palcoscenico scaligero nel mese di febbraio nella produzione di Falstaff in cui interpreterò Meg Page e nei mesi di ottobre e novembre tornerò in Nabucco nel ruolo di Fenena. Ho potuto misurarmi passo dopo passo con un teatro di tale importanza: lo definirei quindi un percorso graduale ed in continua crescita. Ringrazio il cielo per tutte queste belle opportunità.

Focalizzandoci ora su Suzuki, è un personaggio interessante: presenza discreta ma indispensabile nell’economia del dramma, è una sorta di “termometro” emotivo della situazione, unico personaggio esterno fisicamente alla vicenda di Pinkerton e Cio Cio San ma allo stesso tempo la sola che abbia accesso costante all’eremo-shosi della fanciulla. Come vedi questa evoluzione del ruolo della confidente, già presente dai tempi del belcanto?

Suzuki non è solo la servente di Cio Cio San ma è molto di più, è il suo alter egoun personaggio umanamente molto presente, positivo, tenero e contraddistinto da una grande sensibilità, è quasi come se fosse una sorella per Butterfly; è l’unica persona che la comprende e le sta accanto fino alla fine; sono proprio questi aspetti del mio personaggio che cerco di sottolineare e valorizzare. Mi piace la tua definizione di termometro emotivo”: è proprio così! In Suzuki vediamo le reazioni emotive che Butterfly, se fosse lucida, dovrebbe avere; incarna le emozioni che invece Butterfly non manifesta perché, dopo tre lunghi anni di attese, è entrata in una sorta di pazzia, credendo ancora nel proprio matrimonio, sogna e vive in un mondo tutto suo, fatto di sentimenti immaginari.  

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©Christian Leiber

Suzuki è realista, sa benissimo che il matrimonio tra lei e Pinkerton è stato solo una farsa, un divertimento combinato dal cinico Goro;  è inoltre consapevole che Pinkerton non tornerà e che l’arrivo di Sharpless con la lettera è presagio di cattive notizie. Suzuki con la sua presenza discreta  vuole proteggere Butterfly, cercando di non urtare la sua fragilità, restandole sempre accanto con grande affetto e partecipando profondamente al suo dolore e alla sua sofferenza; ogni lacrima di Butterfly è una lacrima di Suzuki. Potrei citare diversi momenti significativi in cui questi aspetti emergono particolarmente:  ad esempio, quando Suzuki allontana il malparlante Goro che si aggira intorno alla casa, oppure  il duetto dei fiori che per Butterfly rappresenta un momento di gioia mentre è vissuto da Suzuki con tristezza e angoscia. Inoltre fino all’ultimo vuole evitarle il tremendo incontro con la vera moglie americana. Penso infine al momento in cui per evitare in extremis la tragica fine di Cio Cio San, le manda il figlio sperando che possa salvarla. Mi emoziono già ora raccontandolo… Inevitabilmente sul palco scenico faccio mie queste emozioni ed entro talmente nel personaggio da commuovermi sempre!  Impossibile non essere colpiti di fronte ad un capolavoro di cotanta bellezza e profonda umanità! Tocca ad una ad una tutte le corde dell’anima!

 Hai debuttato questo ruolo nella produzione di Robert Wilson, a Parigi. Cosa cambierà (se cambierà qualcosa), tra queste due interpretazioni legate anche a due registi profondamente differenti?

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©Silvia Lelli

Ho debuttato Suzuki la scorsa stagione all’Opéra Bastille di Parigi nella versione tradizionale dellopera mentre qui a Milano metteremo in scena la prima versione del 1904; per tanto già questo implica alcune differenze: vedremo personaggi e scene aggiunte che poi sono state riviste e modificate  da Puccini stesso. Entrambe sono molto interessanti e coinvolgenti: la regia di Robert Wilson è simbolica e minimalista, molto pulita ed essenziale, incentrata sui movimenti dei protagonisti. Non c’è nessun oggetto sul palcoscenico e i costumi sono neutri. Questa scelta registica non contestualizzata lascia spazio allo spettatore di immaginare senza filtri e concentrare lattenzione esclusivamente sulla parole e sulla musica.  La messa in scena  di Alvis Hermanis è molto diversa, più ricca, descrittiva e realistica e si riallaccia al teatro kabuki: in scena si trovano tutti gli oggetti citati nellopera, gli arredi, gli oggetti da donnadi cui parla Butterfly, i fiori nel duetto con Suzuki. Tutto è presente e contestualizzato sulla scena, la bellezza dei costumi e delle proiezioni trasporta lo spettatore in Giappone! Entrambe, pur nella loro diversità, sono molto raffinate, curate nei dettagli,profonde, toccanti e coinvolgenti.

 Madama Butterfly per te è una opera occidentale che inscena il Giappone o una tragedia giapponese inscenata alla occidentale?

Madama Butterfly è un’opera universale. Nonostante sia una storia ambientata in Oriente, può rappresentare benissimo un dramma senza spazio né tempo. Al di là dellaspetto esotico e delle differenze culturali la storia che mette in musica Puccini scava nel cuore di ogni uomo, parla dei sentimenti più profondi e non ha confini. Einoltre incredibilmente attuale! Pinkerton vuole solo divertirsi e poco prima del falso matrimonio con Cio Cio San brinda con Sharpless al giorno in cui si sposerà con vere nozze ad una vera sposa americanaLopera ha molto da dire perché i messaggi che ci vengono trasmessi sono universali, è stata scritta nel passato ma è attualissima!!! Quanti di noi potrebbero riconoscersi in questa storia damore impossibilequante Butterfly e quanti Pinkerton incontriamo nellattualità di oggi..  Giocare con i sentimenti porta inevitabilmente grande sofferenza.

 Facciamo un balzo indietro nel tempo, e andiamo nel XVIII secolo: nel tuo repertorio hai accolto diverse partiture assai rare di Mozart, Haydn e Cimarosa, oltre ad essere stata tantissime volte Rosina nel Barbiere di Rossini. In cosa ti senti legata a questo repertorio e quali elementi cerchi di portare nelle opere di stili successivi? 

Credo che questo repertorio sia la base per poi affrontare gli stili successivi. Autori del 1700, Mozart e Rossini sono stati un balsamo per la mia voce durante il periodo di studi e i primi anni di carriera. Sono un beneficio per la voce, si impara innanzi tutto a cantare sul fiato, limportanza della parola nei recitativi, il fraseggio, il legato; tutti questi elementi si ritrovano anche negli stili successivi. A livello tecnico ritornare di tanto in tanto a Mozart e Rossini è molto utile alla voce!

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 Antoni Bofill

Da qualche tempo invece ti sei dedicata di più al repertorio ottocentesco, con altrettanto successo. Quale tra i ruoli ottocenteschi ha trovato più gratificante interpretare?

 

Adalgisa nella Norma di Bellini, Romeo ne I Capuleti e i Montecchi sempre di Bellini e Carmen nella Carmen di Bizet. Altri ruoli ottocenteschi che non ho ancora debuttato ma che mi piacerebbe interpretare sono Leonora ne “La Favorita” di Donizetti e Charlotte nel Werther di Massenet.

 Tra i tuoi personaggi ne figurano molti del repertorio francese: Berlioz, Bizet, Gounod. Quali sono le differenze e anche le difficoltà che un artista può trovare passando dal repertorio italiano a questo, o quali sono i punti di contatto?

Amo molto il repertorio francese, la differenza naturalmente sta nella lingua: cantare in francese richiede una fonetica diversa, inoltre bisogna fare attenzione allo stile, differente per ogni autore e periodo così come nellopera italiana. Riguardo al canto non cambia nulla, si canta esattamente con la stessa tecnica e basandosi sulle stesse regole di appoggio ed emissione.

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©Silvia Lelli

Viaggi molto per il mondo, e hai cantato in moltissimi teatri diversi, incontrando pubblici diversi. Come è accolta l’opera in genere all’estero e nel tuo caso una artista italiana? C’è un pubblico a cui sei legata o che è stato particolarmente affettuoso con te? 

Nei diversi Paesi dove ho cantato, sia europei che non, ho sempre riscontrato una grande accoglienza e una grande attenzione da parte del pubblico. Finora ho sempre avuto dei riscontri positivi e grandi manifestazioni di affetto e questa è la soddisfazione più grande per me perché significa che agli spettatori è arrivato ciò che volevo trasmettere. Sono legata al pubblico di tutti i teatri in cui ho cantato perché è il pubblico  che mi dà l energia è il mio carburante! Lo spettacolo lo facciamo insieme!

 

Sei una artista giovane e hai studiato nell’ambito dell’educazione. Cosa ne pensi della “primina” che la Scala riserva ai giovani e in generale delle iniziative ed aperture che il mondo dell’opera sta intraprendendo per coinvolgere di più questa fascia di pubblico?

Si il 4 dicembre ci sarà lanteprima dedicata ai giovani, trovo che sia uniniziativa bellissima, così come le proposta di opere specificatamente dedicate al pubblico dei più piccoli. Offrire al pubblico più giovane la possibilità di assistere ad una recita è uniniziativa interessante, volta ad avvicinare i giovani al mondo dellopera, a farlo conoscere e apprezzare. Lopera fa parte delle nostre radici, della nostra cultura e i giovani di oggi sono il nostro futuro, se la conoscono e hanno modo di apprezzarla,  potranno a loro volta trasmetterla nel tempo. Il Teatro alla Scala offre queste possibilità, tutti i teatri dovrebbero aprirsi in questo senso e creare delle iniziative pensando al pubblico più giovane! Troppo spesso tra i giovani c’è lidea che lOpera sia solo per un pubblico maturo!!! Non è così!!!

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©Silvia Lelli

LOpera non ha età! Eun pensiero comune dei ragazzi che non la conoscono ma che, una volta entrati in teatro, cambiano idea e ne restano immediatamente affascinati e rapiti!  Lideale sarebbe creare un lavoro di rete tra Teatri, scuole ed UniversitàLa scuola ha un compito importante : leducazione musicale  sin dai tempi della scuola elementare potrebbe e dovrebbe essere collegata a tutte le altre materie scolastiche, alla scienza, alla storia, alla matematica, alla geografia, all’educazione fisica…. Se ci chiediamo che potere ha la musica per i nostri bambini e per i nostri ragazzi la risposta è evidente: la musica forma la mente, è un mezzo di aggregazione, di espressione e di comunicazione universale. Succede lo stesso con lo sport, con la danza, con la pittura, con tutto ciò che sia arte e cultura perché la cultura alimenta la nostra interiorità. Senza cultura e senza musica saremmo più poveri! L’opera in particolare è parte dell’identità italiana e quindi abbiamo l’obbligo di valorizzarla e trasmetterla nel migliore dei modi.

Grazie ad Annalisa Stroppa e In bocca al lupo!

Stefano de Ceglia

qui la nostra precedente intervista!

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