NOTTI MILANESI: LE NOZZE DI FIGARO ALLA SCALA

189_k65a3777%20crebassa%20e%20damrauIl confine tra commedia e farsa, a uno sguardo superficiale, non è netto. Tuttavia c’è. E sta forse in questa idea che mi è venuta mentre assistevo alla recita del mercoledì scorso di queste Nozze.

Per fare una commedia, serve sempre un pizzico di farsa. Ma per fare una farsa, non è necessario un pizzico di commedia. Ora Le nozze di Figaro è indubitabilmente una commedia, e perciò contiene in sé alcuni spunti farseschi, più schiettamente ridanciani. Ma ne contiene numerosi altri, sospirosi, teneri, tragici anche.
176_k65a3750%20crebassa%20e%20damrauCiò che non ha funzionato nel nuovo allestimento di Frederic Wake-Walker risiede nel non aver compreso a fondo questa doppia identità dell’opera. Perché non è vero e non è obbligatorio che le Nozze debbano essere per forza messe in scena con l’occhio velato di impercettibili lacrime; ma non è nemmeno legittimo esasperare il comico fino al grottesco e-mi si passi-al volgare gratuito.
La joie de vivre che fa da polo estremo all’opera, nell’ouverture come nel finale, ha tutto il diritto di apparire in svariate forme durante il dipanarsi della trama. Ma non con tale fraintendimento e superficialità.
nozze17Balletti, carte volanti, un festino anche troppo italiano a chiusura del III atto sono espedienti (a parte già visti) che nulla hanno a che vedere con il dramma in quanto tale. L’inutilità. E’ stato questo ciò che più mi ha colpito della lettura di Wake-Walker. Si tralasci per un momento la trivialità di alcune scelte; ma quasi nulla di ciò che accadeva sul palcoscenico aveva una relazione con l’opera in sé. O almeno, io non ne ho colte che più di tre o quattro.
Devo segnalare tra queste due aspetti ben realizzati, ossia la scena della Contessa nel III atto, pensata in modo chiaro, semplice ed elegante anche nelle splendide luci e qualcosa della scena finale.
319_k61a2301%20damrauDal punto di vista vocale alti e bassi. Partiamo dagli alti, e svetta qui Diana Damrau al suo debutto nel ruolo.
La voce è sempre meravigliosa, potente, corposa. Ma Diana ha pure lavorato sull’interpretazione, sui recitativi (bellissimi, raffinati) per dare vita a un personaggio assolutamente credibile e autentico sotto tutti gli aspetti. Vorrei anche ricordare il fraseggio, morbido e scorrevole.
Altra grande interpretazione quella di Marianne Crebassa, che torna alla Scala dove è sempre gradita. Ha un timbro caldo e cremoso, ma allo stesso tempo leggero, e l’emissione è controllatissima. Molto adatta a Cherubino proprio per la qualità virile ma esile e delicata della sua voce.
E’ stato un piacere ascoltare Simon Keenlyside, che non avevo mai sentito dal vivo. Ha alle spalle ormai una carriera notevolissima e la voce accusa qualche “male di stagione”, ma si tiene ancora in forza, un mezzo di notevole potenza e una tecnica solida, che gli permette di ovviare nella maggior parte dei casi alle incrinature di cui sopra.
076_k61a1715%20crebassaE Anna Maria Chiuri è stata a mio avviso una delle migliori Marcelline che abbia mai ascoltato. La voce è aguzza, puntuta nella giusta misura ed è a suo agio con i lunghi recitativi della parte. Irresistibile per prontezza e agilità nel duetto con Susanna.
Kresimir Spicer è stato un buon Basilio e anche Andrea Concetti, nel doppio ruolo di Bartolo e Antonio, non ha nel complesso deluso.
Meno soddisfacenti sono risultati i due sposini.
Lei, Golda Schultz, non ha un brutto timbro, ma credo ci sia da migliorare in proiezione e in omogeneità del fraseggio. L’unica cosa da non copiare di Kathleen Battle, la pronuncia, la ha fatta sua.
Markus Werba ha fatto molto di meglio. Completamente afono nel registro basso, ove ha spesso fatto ricorso a forme semi-recitate, ha stentato del resto in varii punti dell’esecuzione. Si è ripreso nell’ultima parte, cantando con prontezza e una certa eleganza l’aria nell’atto IV.
176_k65a3750%20crebassa%20e%20damrauLa direzione di Franz Welser-Möst ha lasciato numerose perplessità: innanzitutto l’esecuzione è stata nel complesso troppo lenta, sfilacciata (bisogna liberarsi di qualche ombra bohmiana se non la si sa riprodurre); in secondo luogo ho notato molte carenze interpretative e una evidente scarsità di colori, di spunti.
I tagli ai recitativi spero (ma ne sono quasi certo) siano dovuti a motivi logistici/di tempistica, perché nel 2016 tagliare Mozart è assurdo.

E’ stata una produzione contrastata, dagli esiti abbastanza incerti. Può capitare e non bisogna farne una questione di stato, però una maggiore attenzione nell’allestire una produzione per un anniversario forse sarebbe opportuna.
Saluti da Milano, alla prossima!
Stefano de Ceglia

Foto Brescia-Amisano/Teatro alla Scala

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