PROFILI: MARGHERITA GUGLIELMI ALLA SCALA – l’alto artigianato vocale

Con questa nuova rubrica si apre un nuovo spazio all’interno del nostro progetto. Uno spazio che sarà dedicato a tutti quei cantanti che hanno vissuto d’arte e d’amore, ma magari alle spalle di cantanti che sono divenuti miti o accanto a loro. A tutti quei cantanti che nei piccoli ruoli sono stati indispensabili per rendere magica una recita, o quelli a cui non spettava la prima recita, ma che spesso offrivano ed offrono prove superiori rispetto ai colleghi più blasonati. Non esistono piccoli o grandi cantanti, ma piccoli e grandi artisti. Ed è di questi ultimi che vogliamo parlare: iniziando da Margherita Guglielmi. 

1“Gentile nella voce ed intensa nell’espressione”, la descriveva un articolo del Corriere della Sera dopo la fortunata prima di Lucia di Lammermoor alla Scala nel 1969.
In quelle sere di Marzo, Margherita Guglielmi, nel ruolo del titolo, era affiancata da Giacomo Aragall e in buca da Claudio Abbado alle sue prime esperienze scaligere. Si trattava della ripresa dell’allestimento con cui il teatro milanese aveva inaugurato la stagione precedente, 1967-68, che aveva visto sul palcoscenico Renata Scotto e Anna Moffo.
Margherita Guglielmi, voce oggi il cui ricordo è forse ai più sbiadito, ebbe una intensa carriera alla Scala, costellata di grandi e piccoli ruoli a cui la sua duttilità vocale ed artistica si conformava. Questo piccolo articolo vorrebbe essere un omaggio a quel canto di alto artigianato, all’ombra dei “grandi nomi”, nutrito di molto studio e poco divismo che costituiva una risorsa essenziale dei teatri italiani.

La Guglielmi però aveva già interpretato Lucia con i complessi scaligeri. Singolare, se si pensa che non fu a Milano, bensì a Mosca nella prima tournèe che il teatro compì in URSS, nel 1964, diretta da Sanzogno. La produzione era invece stata presentata in sede con Joan Sutherland. Fu quello l’inizio di un sodalizio più lungo e ricco di quello che si pensi.
Al Piermarini approda nel Gennaio 1965, Norina in Don Pasquale. I giornali registrano con soddisfazione il fatto che i “fucili” del loggione non abbiano sparato su una giovane artista, ma anzi che abbia ottenuto un buon successo e già qualche ammiratore all’uscita artisti.
3bUn mese dopo è la volta di Jemmy, nel Guglielmo Tell (che sarà ripreso nel 1966) con la bacchetta di Molinari Prandelli, e poi si avvicina a Verdi con Gilda (1966 e 1970). Anche in Rigoletto il successo è sicuro, cordiale.
Il primo Sette dicembre è un po’ ai margini del palcoscenico, canta la Voce dal Cielo nel Don Carlo “sessantottino”, tra autodafé in scena e le prime proteste in piazza. Questa piccola ma meravigliosa parte le calza a pennello, lo si può rilevare dalla registrazione, rara ma non introvabile. Il timbro cristallino e di pulizia straordinaria sembra provenire da altre sfere.
Nel 1972 aggiunge al suo repertorio un altro titolo chiave per la sua carriera: Il matrimonio segreto.
3Alla Piccola Scala, nel raffinato allestimento di Lamberto Puggelli, è prima Carolina; in seguito, nelle due riprese affidate a Bruno Campanella (1979 e 1980), è Elisetta. Sembra dunque essersi confermata l’acuta osservazione di Massimo Mila, in una recensione per La Stampa: “se disponessi d’un soprano affettuoso e gentile come Margherita Guglielmi, (…) le affiderei la parte di Carolina. Invece qui le danno la parte di quella vipera di Elisetta (…) e l’esperimento riesce: la Guglielmi sfodera tutte le punte di malignità e protervia richieste, e nello stesso tempo resta la stuzzicante provocazione dell’ardito travisamento operato con questa distribuzione” (1979).
4Nello stesso ’72 è pure Oscar, la sua seconda inaugurazione, nel Ballo zeffirelliano diretto da Gavazzeni; ritornerà tra queste note nel ’75, con Francesco Molinari Prandelli. Il Corriere, nel frattempo, parla di “voce agile, gentile, simpatica” e di coloratura “guizzante”.
La Guglielmi è impressa nei ricordi degli appassionati prevalentemente per le sue interpretazioni di Elvira (L’italiana in Algeri) e di Clorinda (La Cenerentola), due titoli pressoché a ridosso l’uno dell’altro.
4bSono i ruoli che in assoluto ha interpretato con maggiore frequenza; L’italiana, presentata il 7 Dicembre 1973, è riproposta nel 1975 e nel 1983, sua ultima apparizione in Scala.
Cenerentola, autentico successo internazionale nato a Firenze, arriva a Milano il 19 Aprile 1973, ritorna nel 1974 (in tournèe al Bolshoi), nel 1975, 1976 (alla Scala e al Lirico, poi a Londra e a Washington, per le celebrazioni del bicentenario dalla nascita degli USA), nel 1981 (versione filmata) e nel 1982.

Un altro ruolo costella con costanza questo segmento della sua carriera: Musetta, quasi sempre con Pretre alla guida, nello storico (e quasi mitologico) allestimento di Zeffirelli. La debutta nel 1975, nel 1976 sempre a Washington, poi a Milano nel 1977 e nel 1979 (Milano e Giappone, si alterna con Lucia Popp) e nel 1981, queste ultime due occasioni con Kleiber sul podio.
5Artisti della tipologia della Guglielmi erano anche impegnati nelle produzioni di opere rare o contemporanee; la Scala di quegli anni era infatti impegnata su entrambi questi fronti.
Oltre al già citato Matrimonio segreto, nel 1979 è Aristea in Il gran Tamerlano di Myslivecek; un anno dopo interpreta Elisa nel Re Pastore, e poi Fulvia nella deliziosa Pietra del paragone di Eduardo De Filippo (1983), diretta da un giovane Roberto Abbado.
Da questo racconto, che si spera non sia recepito come pedante cronologia (le date servono, anche io ne farei a meno) emerge a mio avviso con chiarezza come la vita di questi artisti-artigiani sia stata profondamente legata al corso degli eventi del teatro di cui hanno fatto in qualche modo parte; innovazioni, tournèe, inaugurazioni, sostituzioni.
6E’ insomma un altro modo, sicuramente più silenzioso, non per questo migliore né peggiore, per entrare nella storia, per dare il proprio contributo allo sviluppo e al rafforzamento di una collana lunga che, tra le preziose pietre massicce, nasconde anche dei piccoli diamanti.

Stefano de Ceglia

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2 pensieri su “PROFILI: MARGHERITA GUGLIELMI ALLA SCALA – l’alto artigianato vocale

  1. Maria Bertolani ha detto:

    Avuto il piacere di ascoltarla ne “Il Matrimonio Segreto” nel 1981 con il Teatro Regio di Torino in trasferta ad Alessandria. Ottima interprete. Allora muovevo i primi passi dentro questo mondo meraviglioso che è l’opera lirica, quindi il giudizio è a livello emotivo, ma il ricordo è tuttora presente.

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