Settembre dell’Accademia 2016: Gianandrea Noseda e la London Symphony Orchestra

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©Maurizio Brenzoni

Ieri sera in un esaurito teatro filarmonico si è aperto il Settembre dell’Accademia, rassegna di musica sinfonica che ogni anno diviene vetrina per prestigiose orchestre e grandi direttori, con un programma sempre ricco e sempre di grande qualità artistica. Anche quest’anno questa gloriosa istituzione non ha smentito le attese, proponendo anche una serie di concerti gratuiti in numerosi luoghi della città scaligera.
Ad aprire le danze la London Symphony Orchestra, orchestra nata a Londra nel 1904 e divenuta in breve tempo la più illustre compagine orchestrale inglese e una delle più prestigiose al mondo, che ha annoverato tra i suoi direttori principali ed ospiti negli anni più recenti, nomi come Claudio Abbado, Colin Davis e Valerij Gergiev. Attualmente il direttore principale è Sir Simon Rattle, mentre il direttore principale ospite è Gianandrea Noseda, che abbiamo ritrovato sul podio anche nella serata veronese.
dsc_5400Il programma proposto nella serata del 7 settembre andava dall’Ottocento pieno di Wagner al tardo Ottocento, primo Novecento di Rachmaninov e Debussy.
La serata si apriva con l’ouverture da “Die Meistersinger von Nurnberg” (1868) di Richard Wagner, pezzo di grande presa e sacralità, contraddistinto da sonorità talvolta imponenti e lussureggianti. Lo stesso Wagner racconterà (con l’estro tipico dei compositori, quando raccontano le loro vicende), la genesi di questo preludio in un’atsmofera romantica, di un tramonto davanti al Reno, nei pressi di Magonza. Lo descrive come il fluire maestoso e fiammeggiante del Reno. Il pezzo giusto per aprire un concerto e grazie anche alla lettura di Noseda, di grande tensione musicale e di conseguenza emotiva.
Dopo Wagner scivolavamo sulle onde (e proprio il caso di dirlo) de “Le mer” di Claude Debussy, una grande pagina del repertorio sinfonico, una musica di atmosfera impressionista, astratta, con un’orchestrazione raffinatissima e sempre attenta all’effetto. Il mare con le sue trasparenze, ma anche con le sue ombre che si animano, tra onde e vento. Ciò che più colpisce dell’interpretazione della LSO è l’impalpabilità di certi pianissimi, che seppur sonori sono trasparenti, sussuranti, in attesa che il vento ritorni a soffiare.
dsc_5409-1Nella seconda parte avevamo un monumento della musica sinfonica di inizio Novecento, la Sinfonia N.2 in Mi minore di Sergej Rachmaninov, partitura complessa e di notevole peso, per durata e anche per intensità. Ed è stato con questo brano che si è toccato l’acme emotivo della serata. E’ stata l’alchimia della pienezza di suono, unita alla capacità di escursioni dinamiche affascinanti, il tutto unito alla capacità di Noseda di saper creare una tensione speciale tra l’orchestra e il pubblico, che è trepidamente coinvolto.
Una serata di grande musica a grande livello e premiata da un grande successo.

Francesco Lodola

Foto Maurizio Brenzoni

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