Intervista a Elena Mosuc

 

14233756_666977846791882_354369870_oCi sono dei cantanti che possiedono una luce speciale, un carisma innato, che diviene sempre più forte e sempre più magnetico per il pubblico che li ama. E’ il caso di Elena Mosuc, soprano rumeno di fama mondiale, che ha legato indissolubilmente alcuni ruoli al suo nome: Gilda, Lucia e Violetta, per citarne solo alcuni. Abbiamo avuto l’onore di incontrarla durante un suo piccolo soggiorno a Verona, e davanti all’Arena, che l’ha vista protagonista più volte, ci ha raccontato il suo percorso, i suoi personaggi e i suoi progetti.

Prima di tutto, come ti sei avvicinata al canto lirico?
Da piccola cantavo sempre, a casa, a scuola, in chiesa e ho iniziato presto a frequentare l’Opera e la Filarmonica di Iasi. A 16 anni ho iniziato a studiare canto, con Mioara Cortez, la sorella di Viorica Cortez. Lei era all’inizio della sua carriera, per cui poco dopo mi ha dovuto lasciare per andare a cantare in giro. Allora ho continuato con altri bravissimi insegnanti. Nel frattempo studiavo al liceo pedagogico, per diventare insegnante di scuola primaria. Infatti lo sono diventata, mentre continuavo a studiare canto. Il mio sogno rimaneva quello di cantare sul palcoscenico, ma in quegli anni la Romania non era in una bella situazione e io non nutrivo grandi speranze. Ho studiato tenacemente, continuando a frequentare la scuola di canto e ad ascoltare, formandomi una cultura musicale.

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©Brescia/Amisano – Teatro alla Scala

Al liceo ho avuto un’insegnante di musica molto severa e grazie a lei ho imparato bene il solfeggio, che mi ha aiutato a studiare le arie e i ruoli a casa. Nel 1990 sono andata a Monaco di Baviera ad un importante concorso, per fare un’esperienza, ma la sorpresa è stata che ho vinto il primo premio. In questo modo è iniziata per me una nuova vita, mi si sono aperte tutte le porte. Nel 1989 ho fatto parte del coro, ma quest’esperienza è durata poco, perché nel febbraio 1990 ho debuttato come Regina della Notte e ho fatto un recital accompagnata dal piano alla filarmonica, con tantissime lieder, arie di oratorio e specialmente arie di opere. Subito dopo il premio di ARD-Wettbewerb ho fatto l’audizione al Theater Gärtnerplatz di Monaco e ho ricevuto un contratto per fare la Regina della Notte lì. La mia prima Königin a Iasi era in lingua rumena, e per la seconda a Monaco, ho dovuto fare delle lezioni con un coach per imparare la pronuncia tedesca. Ho fatto questo ruolo tantissime volte, 250 recite e ho girato il mondo grazie a lei, mentre debuttavo altri ruoli, che mi aiutavano a sviluppare la voce. E’ un ruolo non lungo, ma con due arie assolutamente molto impegnative.
Regina della Notte non si può definire come un ruolo da usignolo…perché è molto drammatico…come definiresti la tua vocalità?
Io non sono mai stata un soprano di coloratura pura, ho sempre avuto una rotondità ed un’ampiezza della voce, che con il tempo è cresciuta ulteriormente, pur non perdendo mai i sovracuti.

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©Suzanne Schwiertz

Recentemente per esempio in “Lucia di Lammermoor”, alla fine del duetto con Edgardo ho fatto il Fa sovracuto. Non mi interessa più fare la Regina della Notte nel „Flauto Magico“, perché è un ruolo corto e la tessitura è diventata stancante. Ora voglio utilizzare la mia tessitura acuta in ruoli più drammatici come Anna Bolena, Maria Stuarda, Lucrezia Borgia, Norma etc. Cerco sempre di inserire qualche sovracuto, ovviamente con gusto e con una precisa ragione. Non deve essere un’acrobazia per mostrare le possibilità tecniche, ma deve essere stilisticamente pertinente e drammaturgicamente centrato. Mi viene in mente la pazzia di Lucia, che esige questo.
La Romania è una terra di grandi voci…quali sono stati i tuoi modelli da studentessa di canto?
Il mio più grande modello all’inizio, quando non sapevo niente di Maria Callas è stata la mia insegnante, Mioara Cortez, una voce straordinaria che mi faceva sempre piangere. Aveva una voce potente, bella, espressiva. La ascoltavo insieme ai miei nonni (che mi hanno cresciuto) e mentre piangevo dicevo loro quanto desiderassi anche io cantare così. Quando studiavo dicevo ai miei amici (che ridevano) che io ce l’avrei fatta, perché se credi nei tue sogni con grande forza, questi si avverano. Guardo davanti a noi, l’Arena di Verona e mi viene in mente un ricordo. Sono venuta qui con la mia maestra di Milano, con la quale mi sono perfezionata, Mildela D’Amico, e quando sono entrata le ho detto che non avrei mai cantato in qui. L’anno dopo, nel 2001, ho debuttato con “Rigoletto” e “La Traviata”.

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©Foto Ennevi

Io ho imparato tantissimo da sola, ma devo dire che ho incontrato tantissimi bravi insegnanti, ciascuno dei quali mi ha insegnato qualcosa. Tuttavia la signora D’Amico è diventata la mia insegnante fissa ormai da molti anni. Proprio poco prima di partire per Savonlinna, per fare “Norma”, sono stata da lei, e mi diceva che la mia voce si è sviluppata in meglio, pur mantenendo tutte le sue migliori caratteristiche. Per questo ora sento di poter affrontare nuovi ruoli e lasciarne da parte altri, come Gilda. Non ha senso cantarla tutta la vita, anche perchè non posso più crescere con lei. Anna Bolena e altri ruoli del belcanto mi permettono di migliorare, poichè per cantarli serve una tecnica perfetta e l’esperienza. La Callas diceva: “chi può cantare belcanto, può cantare tutto“. E’ così, perché il belcanto è un repertorio dove devi avere tecnica perfetta, espressività, morbidezza, intelligenza. Devi sfruttare ogni suono, ogni sfumatura per rendere il belcanto vivo e palpitante. Devo dire che sono pochi i direttori che fanno bene questo repertorio, dove devono fare un lavoro di filigrana sull’orchestra. Molto spesso preferiscono dirigere Wagner o Strauss, che per l’orchestra sono certamente più interessanti.

Oggi sembrerebbe che sia più facile per le orchestre suonare Wagner, che non Bellini per esempio…

image12Io ho fatto due produzioni di “Norma”: una a Zurigo con la regia di Bob Wilson, che ho amato moltissimo, per questa gestualità interessante, un vocabolario di gesti specifici, sempre in concordanza con il testo e poi con un disegno luci stupendo. Il direttore era Paolo Carignani, bravissimo nel lavorare con l’orchestra e con i cantanti e ha fatto una Norma con le dinamiche e i tempi tradizionali; ho fatto anche dei concerti a Lyon e Parigi con Evelino Pidò (un direttore pignolo, che studia i manoscritti originali) e lui mi ha dato delle bellissime idee per la mia Norma; Gianandrea Noseda, con il quale ho lavorato al Festival di Savonlinna in Finlandia poche settimane fa, per la mia seconda produzione di Norma, ha una visione di quest’opera molto diversa, con tempi più stringati e un fraseggio diverso dalla tradizione. Lui è un direttore a cui piace lavorare sull’interpretazione: ho avuto modo di lavorare con lui anche in „Lucia“ a Torino e il “Luisa Miller” alla Scala.
Norma è un personaggio mitico….com’è la tua Norma?
Norma è un ruolo che amo tantissimo, un personaggio stupendo con una musica meravigliosa. La mia Norma è guerriera dove deve esserlo, specialmente nell’ultimo atto. Norma è una sacerdotessa, ma è anche madre e amante. Queste tre facce sono state messe bene in evidenza da Bellini, con la sua musica. image16E’ importante in Norma dare una lettura personale del personaggio. Io non sono una Norma di grande calibro, ma una protagonista pura, che asseconda la musica trasparente (come dice Pidò) di Bellini. Questa trasparenza non si riesce a rendere quando c’è un soprano troppo drammatico. Norma è una donna abbastanza giovane, per cui ha bisogno di una voce che sappia essere morbida e pura. Ci sono delle frasi di una delicatezza tremenda, tante volte quasi fuori dal nostro tempo, che si alternano a momenti eroici e drammatici. Mi sento bene in questo ruolo e spero di poterlo cantare di più.
Un tuo debutto che gli appassionati attendono con ansia è quello nel ruolo di Elisabetta del “Roberto Devereux”….
Sì, dovevo cantarla a Bilbao l’anno scorso, ma le recite si sovrapponevano alla Lucia che ho fatto al Liceu di Barcellona, con Juan Diego Florez, così insieme al mio agente abbiamo dovuto rinunciare. E’ un ruolo che sto preparando, per chiudere la trilogia Tudor. Ho già cantato Maria Stuarda, a Berlino e Zurigo, e la riprenderò a maggio 2017 a Genova, mentre Anna Bolena l’ho fatta una volta in versione di concerto a Vienna, con un successo trionfale e la cantero a Lisbona e Genova.

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©Suzanne Schwiertz

A Bilbao tornerò ad ottobre con “Lucrezia Borgia” e spero al più presto di trovare un teatro che mi proponga “Roberto Devereux”. La mia idea è di cantare di più questi ruoli e cantare di meno (ma non rinunciare) i ruoli che ho già portato dappertutto, come Violetta, Gilda e Lucia. Alexander Pereira mi ha dato la possibilità a Zurigo di poter esplorare nuovi ruoli e io vorrei continuare su quella strada.
Inoltre hai dedicato un intero progetto discografico alle eroine di Donizetti per la Sony Classical, “Donizetti Heroines”….cosa hanno questi ruoli di così affascinante?
Sono ruoli che musicalmente hanno tutti qualche cosa in comune, ma che rivelano ognuno una caratteristica speciale. La scrittura di Donizetti ha una drammaticità nelle colorature del tutto nuova, che ha ispirato sicuramente Verdi. E’ un disco che è stato molto sofferto, perchè ho registrato gran parte delle arie in quattro giorni e non stavo molto bene. L’ho finito qualche mese dopo. Di Maria Stuarda ho deciso di non fare la prima aria, ma la scena della confessione, perchè secondo me è il momento più bello di tutta l’opera e dove veramente il tempo si ferma. Non è un’aria che ha la tradizionale scansione recitativo/aria/cabaletta. “. Anna Bolena ed Elisabetta non sono poi così lontane musicalmente. “Al dolce guidami” e “Vivi ingrato” sono due pagine di estasi, tuttavia mentre Anna è in preda ad una follia romantica, Elisabetta soffre ed è furiosa nella sua interiorità.

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©Florin Ionescu

Nel disco ho messo anche Lucia, che come carattere forse è diversa dalle altre eroine donizettiane. Ho voluto incidere la scena della pazzia, con la glassarmonica prevista da Donizetti, che rende il tutto più onirico. Mi piace anche con il flauto, che la rende più concreta. E’ importante in quel momento dell’opera capire cosa si vuole mettere in risalto, anche dal punto di vista registico e teatrale. Per esempio nella produzione che ho fatto a Barcellona e a Torino, di Damiano Michieletto ci stava bene sia il flauto che la glassarmonica. Nello spettacolo che ho fatto a Bruxelles c’era la glassarmonica (sempre suonata dal bravissimo Sascha Reckert, come alla Scala, a Torino e anche sul Cd), ed era perfetta per quel contesto. Lucia in quel caso non era realmente pazza, ma faceva finta. Era un gioco sadico con il fratello, che si chiudeva con il suo suicidio.
Lucia è uno dei tuoi cavalli di battaglia….com’è cambiata con il passare del tempo e l’evoluzione della tua voce, la tua Lucia?
Ho cominciato a cantare Lucia in una produzione molto tradizionale in Romania già all’inizio della carriera, cioè 24 anni fa (ride) e credo sia molto più difficile cantarla in uno spettacolo così classico, perché devi trovare il modo di risultare credibile e di creare una tua Lucia. Oggi, quando c’è un regista come Guy Joosten a Bruxelles, che crea una Lucia molto moderna e diversa, è più facile. Con i mezzi scenici di oggi è più facile rendere certi aspetti e più difficile per altri.

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©Paulo César

Belcanto è sempre difficile, perché ci vuole una coordinazione tra il regista, i cantanti e il direttore. Oggi il pubblico vuole qualcosa di interessante, ma non di cerebrale. Oggi molti registi sono troppo intellettuali, tante volte il pubblico non capisce cosa voleva dire il regista. Penso alla reggia di Turandot nell’allestimento di Franco Zeffirelli all’Arena di Verona: il pubblico applaude sempre e ciò vuol dire che ama vedere le cose belle e non ama gli spettacoli dove c’è troppo da pensare.
C’è un ruolo che sogni di cantare da tanti anni e nessuno ancora ti ha proposto?
Direi Leonora de “Il Trovatore”, che è il mio sogno in questo momento ( insieme a Elisabetta del Devereux ). Leo Nucci mi dice sempre che sarei perfetta, perché in passato chi cantava Gilda e Violetta cantava anche Leonora. Verdi ha composto questi tre ruoli per una voce di soprano che le può risolvere bene tutte e tre. Ho già fatto in alcuni concerti l’aria del IV atto e mi sento molto bene. E’ un ruolo di belcanto, anche se in certi passaggi richiede un soprano più corposo. Però non credo ci voglia una voce drammatica, poiché molto spesso non riesce a venire a capo delle agilità e di quei momenti stratosferici come “D’amor sull’ali rosee”.
Parliamo un po’ del tuo progetto “OPERFADO”, nato in collaborazione con il cantante di Fado, Gonçalo Salgueiro….
Ultimamente ho fatto molti concerti con lui. Con Gonçalo ci siamo conosciuti su facebook, io non sapevo che lui cantasse.

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©Paulo César

Ad un certo punto mi ha mandato un video con l’aria del musical “Jesus Christ Superstar” e la sua voce e mi ha colpito, perché cantava con un’eleganza e un’emozione interiore che mi ha lasciato a bocca aperta. Mi sembrava molto strana l’eleganza del suo canto, visto che non è così comune tra i cantanti che fanno musical. Ho scoperto che lui ama l’opera da quando aveva 4 anni ed è un conoscitore strepitoso di tutto il repertorio operistico. Poi mi ha mandato un brano di fado cantato da lui. Io conoscevo Amàlia Rodrigues, la più grande ambasciatrice del fado e del Portogallo nel mondo, ma quando ho sentito lui, ho sentito una voce che canta fado con eleganza, come facevano i cantanti antichi di fado. Allora gli ho proposto di fare un concerto insieme e abbiamo creato “OPERFADO”, dove cantiamo fado, ma anche musical e opera.

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©Paulo César

Ora vogliamo fare dei pezzi di crossover, combinando brani di fado con brani d’opera. Abbiamo già fatto sette concerti, anche in Romania, dove sono stati ripresi dalla televisione, e da due anni vengono ritrasmesse con regolarità in TV perché il pubblico le chiede ; ultimamente abbiamo cantato davanti a 15000 spettatori e siamo stati paragonati a Freddie Mercury e Monserrat Caballé. Non cantiamo mai lo stesso programma e dunque io ho la possibilità di provare a cantare ruoli diversi: per esempio ho cantato “Suicidio” da “La Gioconda”, “Morrò, ma prima in grazia” da “Un ballo in maschera” e “Vissi d’arte” da “Tosca”. Dal musical cantiamo i duetti di “The Phantom of the Opera“, perfetti per la nostra idea. Stiamo molto bene insieme, perchè lui canta fado con grande classe e stile, e con un bagaglio culturale e musicale diverso da tutti gli altri. Abbiamo orchestrato il fado per l’orchestra con due chitarristi per avere il profumo di fado. Anche io canto fado, anche lui un po’ di opera. I brani di fado sono tante volte come arie d’opera e le arie d’opera molto spesso sono vicine al fado. Nel senso che sono brani melanconici, tristi, che parlano d’amore e di dolore. E’ un progetto a cui crediamo molto.

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©Paulo César

Spererei di portarlo in Italia e di trovare un teatro che ci dia la possibilità di farlo….magari all’Arena con Placido Domingo, che ha cantato un po’ di fado in passato. Sarebbe bellissimo.

 

In bocca al lupo a Elena Mousc e Grazie! 

Francesco Lodola 

Per la foto di copertina: Paulo César

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