Arena di Verona: AIDA (Susanna Branchini e Ekaterina Gubanova)

image11Aida all’Arena di Verona deve avere sempre dei protagonisti all’altezza della situazione, per rinnovare l’emozione di quella prima del 1913. La sera del 7 agosto abbiamo avuto una serata con due rivali femminili assai agguerrite dal punto di vista teatrale e canoro.

L’allestimento è quello noto del 1913, curato ad ogni sua ripresa da Gianfranco de Bosio. E’ sicuramente uno spettacolo affascinante, come già abbiamo detto in occasione della prima di quest’anno (qui la recensione), ma crediamo sia anche ora di mandarla in pensione, a patto di riuscire a mettere in scena una nuova produzione che sia interessante, dopo il fallimento di quella della Fura Dels Baus (tanto gigantesca quanto distraente dalla musica). Quello che in particolare abbiamo notato sono stati i grandi vuoti di pubblico, cosa bizzarra per Aida. Nei prossimi anni (sperando che la situazione veronese migliori) la nostra speranza è di vedere il rilancio dell’Arena, attraverso nuove produzioni e nuovi titoli (ce ne vengono giusto una decina in mente) e i grandi nomi,  cercando di agganciare in questo modo anche una fascia di pubblico più giovane e incrementando il turismo musicale con la qualità e non con la quantità. In questo senso si dovrebbero probabilmente anche ridurre il numero di recite, per far sì di avere tutte serate di ottimo livello artistico, degne della grande storia e dei fasti dell’anfiteatro scaligero.
Il 7 agosto avevamo sul podio Andrea Battistoni, che ci ha stupito ancora una volta per una lettura elegante, matura del grande capolavoro verdiano. Ci ha impressionato la disinvoltura nel gestire un’opera in cui è facile perdere la quadratura con il palcoscenico e poi il colore brillante che è riuscito a cavare da un’orchestra areniana in grande spolvero.

image15Nei ruoli di fianco trovavamo il veterano Antonello Ceron (un messaggero) e Elena Serra (una brava sacerdotessa).  Sergey Artamonov e Romano dal Zovo erano gli ottimi Ramfis e il Re.

Alberto Mastromarino è un ottimo Amonasro, che non eccede in accenti veristi e si fa valere con grande esperienza, dipingendo un padre severo e rigoroso.

Mikheil Seshaberidze sostituiva l’indisposto Dario Di Vietri, e si è battuto con onore in un ruolo da far tremare i polsi. Sicuramente il tenore avrà modo di migliorare e di affinare uno strumento dalle sonorità generose ma non ancora ben incanalato. Il personaggio è uscito un po’ troppo sbilanciato sul versante eroico e meno su quello amoroso, che è presente in larga parte.

image12Ekaterina Gubanova è l’essenza della femminilità, una principessa giovane, a cui piace giocare sadicamente con i sentimenti degli altri, probabilmente non ama realmente Radames, per lei è solo un giocattolo per il suo narcisismo. La vocalità di questo mezzosoprano è impressionante per ricchezza e bellezza, una colonna di suono che non sembra conoscere disuguaglianze e discese plateali nel registro di petto.

Susanna Branchini è una Aida  fatta di materiale incandescente, con una voce dalle timbriche particolari, ma anche da tecnica forbita che le permette di sfoggiare numerosi pianissimi e filati, che non hanno la purezza di quelli di altre interpreti, ma sembrano ancorati alla terra mirando a disegnare una protagonista meno schiva e più risoluta nel far valere il proprio status. La voce del soprano ha dominato l’intero concertato del secondo atto con acuti lucenti come vampe. Le due cantanti in stato di grazia ci hanno donato un duetto del II atto esaltante, per la passionalità e l’illusione di realtà che sono riuscite a creare.

Arena come si è detto molto vuota, ma plaudente verso tutti gli interpreti.

Francesco Lodola

Foto Ennevi

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