Theatre Antique Choregies d’Orange: LA TRAVIATA

13873059_1015737085211118_6881704762256334771_nSicuramente non c’è nessuno che almeno una volta nella vita non abbia sentito le sublimi note del “Brindisi” o non abbia mai desiderato incontrare un uomo come Alfredo Germont….
La Traviata è forse una delle opere, se non la più famosa, del maestro Giuseppe Verdi, che è sempre riuscita a far sognare intere generazioni di persone sin dalla metà del 1800, nonostante il fallimento della prima rappresentazione.
Quest’opera è inserita nella così chiamata “trilogia popolare” di cui fanno parte anche “Rigoletto” e “Trovatore” ed è uno dei melodrammi per eccellenza.
Il 3 e il 6 agosto 2016 al teatro romano di Orange ( Sud della Francia) è andata in scena la Traviata con un cast di etoiles.
13767173_573714706140497_2586348180462353497_oIl ruolo di Violetta, inizialmente, doveva essere della soprano Diana Damrau, che però a causa di malattia, è stata sostituita dalla soprano albanese Ermonela Jaho, che ha saputo eguagliare egregiamente il soprano tedesco nel ruolo della cortigiana pariginia.
La Jaho possiede una voce cristallina e squillante, con il timbro tipico del soprano lirico, che emergeva in punti come il recitativo e l’aria del finale del I atto, “Ah! dite alla giovine” e  “Alfredo, Alfredo, di questo core” nel II, e il finale dell’opera.  Per quanto riguarda l’interpretazione, nulla da ridire, la Jaho ha dato i colori di una Violetta sfavillante e eccessiva nel primo atto, una Violetta forte e innamorata nel secondo e nel terzo una Violetta vulnerabile e pentita. La soprano albanese ha incorniciato Violetta Valèry come una donna passionale e capace di amare fino al sacrificio di lei stessa, terminando un “Addio del passato” ricco di sofferenza ed emozione.

Prendiamo ora in considerazione, sotto il nostro occhio osservatore, il tenore Francesco Meli, che ha interpretato l’innamorato Alfredo Germont. Meli, il tenore italiano proveniente da Genova, ci ha fornito un’interpretazione nuova del classico giovane Germont con la sua voce chiara che ci fa ricordare i suoi trascorsi belcantistici e che in alcuni punti, ha ricordato a tutto il teatro le interpretazioni di Giuseppe di Stefano ed ha fatto vibrare l’arena romana di forti emozioni.111926856Durante la cabaletta del secondo atto “O mio rimorso e infamia” Meli ha evitato saggiamente di fare il do di petto, non presente in partitura, nel finale. Questo gesto è stato molto apprezzato dall’audience francese, che ha comunque elogiato il suo operato. La bravura del nostro giovane italiano è stata esaltata meritevolmente in più occasioni e come sempre lui è riuscito a non tradire le aspettative del pubblico.

Una stella che si può considerare immortale è Placido Domingo, che ci ha regalato una moltitudine di emozioni nel ruolo del tanto amato e odiato Giorgio Germont. Benchè il maestro Domingo sia un tenore, ora si è avvicinato al repertorio baritonale tra Gianni Schicchi, Simon Boccanegra e Traviata.Qualche inciampo nelle due arie del padre di Alfredo quali “Di Provenza il mare e il suol” e “Pura siccome un angelo”, che però ha saputo mascherare con la sublime e passionale interpretazione.  13895201_1015737055211121_2016220077811002992_nPossiamo considerare Placido Domingo ancora un grande del palcoscenico, che non smetterà mai di affascinare interi teatri di tutto il mondo. Nella voce, però, riusciamo ancora a trovare quel timbro tenorile per cui è tanto conosciuto e, a volte, lo stampo del baritono tarda a mostrarsi.
La giovane mezzosoprano Ahlima Mhamdi, ha colorato con vivacità il personaggio di Flora Bervoix ed ha saputo interpretare il ruolo con tutta la vocalità di uno splendido mezzosoprano.

L’orchestra è stata magistralmente diretta dalla bacchetta del giovane italiano Daniele Rustioni, che con un tocco deciso e sicuro ha donato un ritmo incalzante alle musiche dell’opera. Sottolineo, con grande emozione, la splendida direzione del maestro nel concertato finale del secondo atto, che è stato reso superbamente. Il nostro giovane direttore, ha ancora tanto tempo per crescere e migliorare, sicuramente tutto il pubblico si figura una grande carriera.
13873027_1015737095211117_5723488426215667999_nIl coro non si può che ringraziare della grande coesione e della grande voce, che è riuscito a far risuonare nel teatro antico.
Sfortunatamente, in questa Traviata, troviamo una grave pecca: la regia.
Il regista francese Louis Desirè, ha creato una scenografia smorta e palesemente a basso costo, ha dato poca importanza al coro e ai movimenti scenici, che sono quasi indispensabili soprattutto durante il secondo quadro del secondo atto.
Una falsa imitazione del classico Zeffirelli con uno sprazzo di teatro sperimentale.
Una regia di questo genere poteva essere adatta per un teatro amatoriale e non per un teatro di quel calibro.
Nonostante questo difetto, l’opera è sicuramente perdonabile grazie alla splendida direzione, il cast e una recitazione impeccabile, che ha reso il lavoro del maestro Verdi, ancora una volta immortale.
Cornelia Marafante

Foto: Philippe Gromelle/Orange

Orange, 6 luglio 2016

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