INTERVISTA A IRINA LUNGU

In una calda mattinata torinese abbiamo incontrato  Irina Lungu, il delizioso soprano russo di fama mondiale, nella capitale sabauda in occasione della Carmen al teatro Regio, dove interpreta il ruolo di Micaela. Abbiamo avuto il piacere di farle qualche domanda sul suo percorso e sulla sua personalità artistica.

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Irina Sidorenko- photo credit “Living Italy”

 

Come ti sei avvicinata al canto lirico? 

Mi sono avvicinata al canto lirico quando decisi di proseguire negli studi musicali e iscrivermi in conservatorio dove per entrare bisognava sostenere gli esami molto rigidi di ammissione, che provavano a fare gente da tutta la regione… quando ho visto che nella facoltà di canto lirico c’erano pochi iscritti e mancava una settimana alla scadenza ho pensato “forse è il mio caso” così mi sono fatta ascoltare dal maestro, cantando delle romanze di Čajkovski… al che lui mi disse che andava bene e che potevo continuare a cantare nel coro. Il giorno dopo mi sono ripresentata e così per una settimana tutti i giorni; alla fine ho deciso di rischiare e fare l’esame di ammissione alla classe di canto lirico. L’ho poi passato con un dieci, che era il massimo, e il Maestro mi spiegò di avermi preso anche perché aveva notato la facilità che avevo nel rispondere ai suoi suggerimenti… questo maestro, il mio primo, mi segue ancora tutt’ora dandomi dei preziosi consigli che io seguo sempre.
E facendo un passo indietro, cosa studiavi prima di entrare in conservatorio?
Ho iniziato studiando pianoforte e direzione del coro, avevo già lavorato con bambini e con i veterani della guerra e mi piaceva molto, per questo ho deciso di proseguire e iscrivermi in conservatorio, ignorando la facoltà di canto fino al momento che ho descritto poco fa…
Quindi hai iniziato studiando privatamente, prima di andare in conservatorio?
No: in Russia la formazione musicale, negli anni in cui studiavo io, era completamente diversa rispetto a qui: là le scuole musicali erano tutte statali e non private, è per questo che in giro per il mondo ci sono tanti musicisti russi o ex sovietici, ossia perché c’è una formazione continua di altissimo livello che inizia da quando tu hai sei anni con un piccolo esame per valutare se hai il senso del ritmo e se hai orecchio e da lì, se entri, puoi continuare a studiare praticamente gratis, veramente con una piccola quota: anche le famiglie che privatamente non potrebbero permetterselo, in questo modo riescono a far studiare i figli.
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Lucia di Lammermoor Verona 2014 (Ennevi)

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Non è difficile sentir dire che le regie moderne servono anche ad avvicinare i giovani al mondo dell’opera: tu come la pensi a riguardo?
 Per me non è questo il punto, non è una regia moderna, secondo me, ad avvicinare i giovani… loro si avvicinano se provano qualcosa, se provano un’emozione, se provano un’empatia per un personaggio. Non puoi far appassionare solo perché il protagonista di un’opera è vestito come i ragazzi di oggi nella vita di tutti i giorni; e poi non bisognerebbe avvicinare solo i giovani, ma in generale quelli che non sono mai andati a teatro… ciò che può avvicinarli è sicuramente un buon livello dello spettacolo, tramite la qualità. Al giorno d’oggi abbiamo il marketing, abbiamo molti più mezzi rispetto ad una volta, ci sono tante persone che utilizzano la rete, ma tutto ciò gioca sia a favore che contro: sicuramente riesce a far conoscere il mondo del teatro, a promuoverlo, ma dall’altro lato si creano queste stars del marketing alla quale si da spesso più importanza all’immagine e all’aspetto che non ad un livello alto della prestazione… la bellezza fisica non potrà mai intrattenerti da sola per tre ore se non sarà supportata dalla qualità scenica, dalla qualità artistica, dalla qualità vocale, dalla maturità, dalla consapevolezza; non potrà mai colpirti quanto una bella frase musicale cantata con una bella voce, cantata con una buona proiezione, un bel timbro che ti tocca, ti fa provare veramente un emozione e ti porta in un mondo parallelo; se la bellezza fisica possiede anche queste qualità allora viene valorizzata, altrimenti sarebbe inutile, anzi infastidirebbe… è un’arma a doppio taglio insomma.
 
Cosa fai le ore prima di salire sul palcoscenico? 
La mattina faccio giusto due vocalizzi per vedere come sta la voce, per tranquillizzarmi, poi tutto normale, non ho particolari riti… certo cerco di non affaticare troppo la voce o il fisico, non esco a fare shopping per dire, ma purtroppo delle volte capita di viaggiare il giorno stesso della recita, e questo non è l’ideale.
 
Cosa non manca mai nel tuo camerino?
Santini, le madonnine? No, quello no… ahahah. Sicuramente ci sono sempre l’acqua e lo spartito: due cose fondamentali.

 

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Roméo et Juliette Verona 2015 (Maria Gabriella Sicchiero)

Qual è l’emozione di salire sul palcoscenico, e dopo tanti anni c’è sempre? 
Quando ero studentessa avevo letto un’intervista a Montserrat Caballé che diceva come più la carriera avanzasse, più cresceva l’ansia: l’avevo trovato incredibile da una cantante come lei che aveva raggiunto una tale sicurezza da sembrare che cantasse con la stessa facilità con la quale si parla. Ora invece, la capisco: forse perché quando si è giovani si è più incoscienti, si pensa di essere invincibili, mentre più la carriera cresce più ti rendi conto che le aspettative su di te sono alte e allora non vuoi mai essere al di sotto di queste aspettative… senza contare che c’è la volta in cui non sei in perfetta forma, ma non puoi cancellare ed ovviamente al pubblico non puoi spiegare che, ad esempio, la scorsa notte non hai dormito nulla… e la tecnica qui diventa fondamentale. A proposito di tecnica… io non credo che esistano degli schemi come tanti dicono: ci sono vari modi per arrivarci, ma la tecnica è una sola ossia quella che ti permette di riempire il teatro con la voce, senza sforzo, cosa che avviene solo se si canta correttamente.
Hai un ruolo che non hai mai debuttato, ma che vorresti cantare? Si, io vorrei fare la Manon di Massenet, è un personaggio che mi attrae molto, è un personaggio con cui, come anche Juliette, già a prescindere mi sento in simbiosi… un personaggio con questo forte conflitto interno che mi affascina molto.
In quale personaggio operistico ti rispecchi di più? 
Beh, sicuramente Violetta, sempre appunto per questo conflitto interno che questo personaggio ha fin dall’inizio; ma anche Lucia, che fin da subito non ha un carattere in pace con se stesso; e Juliette: è una donna molto concreta, sempre in conflitto con Roméo fin dal principio dell’opera.

 

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La Traviata, Teatro alla Scala 2013 (Brescia e Amisano © Teatro alla Scala)

 

Sei superstiziosa?
No, assolutamente.
 
C’è qualche collega che ammiri particolarmente? 
Renata Scotto, Montserrat Caballé e Beverly Sills, sono delle cantanti che adoro e che ho imitato molto soprattutto da studentessa.
 
Quali sono i momenti che nel cuore ricordi come di maggiore orgoglio? Beh, sicuramente nel mio lavoro i successi e tra i tanti quelli della Traviata, l’opera che ha un po’dato una svolta alla mia carriera, poi il debutto al Metropolitan, all’Opéra de Paris, a Covent Garden: questo parlando di vita professionale, poi ovviamente c’è tutto un altro aspetto della mia vita privata come i successi di mio figlio, se fa canestro a basket, o la pagella… questo è imparagonabile.
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Irina Sidorenko- photo credit “Living Italy “

Hai qualche passione, hobby? 
Sì, dipingevo, ma adesso praticamente ho smesso, purtroppo non ho più tempo, poi mi piace cucinare e se posso faccio sport per migliorare la salute, che nel mio lavoro serve tanto… la mia passione più grande però ovviamente è la musica.
Qual è il tuo libro preferito?
Io leggo molto, soprattutto nei viaggi. Amo molto la letteratura russa e ho un rapporto particolare con Aleksandr Puškin e Anton Čechov; ultimamente mi sono appassionata molto anche di quella americana, adoro “Tenera è la notte” di Francis Fitzgerald, ed un altro libro che mi ha colpito molto è “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee.
 
Qual è il tuo fiore preferito? 
Amo molto le peonie.
 
Qual è il tuo colore preferito? 
Blu, come l’abito che indosso.
 
Qual è la tua città preferita?
Milano senza dubbi: la vita mi ha portato a viverci e anche se all’inizio non mi aveva fatto una bella impressione, poi me ne sono innamorata: è una città cosmopolita, che offre tutto e forse proprio perché io sono della provincia russa ora ricerco una mentalità aperta che Milano sicuramente riesce a dare.
 
Qual è il tuo film preferito?
 “La vita di pi” e “Lussuria”, in generale mi piace molto il regista Ang Lee, poi tutti i grandi classici italiani e sono molto appassionata del cinema sovietico, delle commedie sociali degli anni ’70 – ’80 che hanno un ironia irripetibile sul modo di vivere di allora… e anche Woody Allen! Ultimamente però mi sto facendo una cultura enorme sui cartoni animati con mio figlio!
 
Qual è la tua stagione dell’anno preferita?
Autunno.
 
Preferisci il giorno o la notte? L’ideale è la notte, sono un animale notturno, ma da quando, per mio figlio, è iniziata la scuola… il giorno!
 
Che genere di musica ascolti nel tempo libero? 
Non ascolto musica pop, solo classica con i dischi a tutto volume! Uno dei pochi cantanti pop che conosco è Eros Ramazzoti, perché quando stavo ancora in Russia mi avevano regalato un suo disco, e io ho imparato l’italiano anche da lì!
Qual è la tua visione del personaggio di Micaëla, come hai costruito teatralmente questo personaggio e come cambia l’approccio a seconda delle diverse produzioni, ad esempio tra questa torinese, moderna e spoglia, e quella classica di Zeffirelli che tutti conosciamo, nella quale canterai tra poco a Verona? 
Diciamo che Micaëla non è un personaggio complicato dal punto di vista caratteriale, è un personaggio infatti molto definito, che nella sua timidezza ad un certo punto si fa valere, tira fuori il suo coraggio… in questa produzione del Regio, in particolare, Micaëla risulta un ruolo molto triste, nel duetto con Don José arriva piena di aspettative che in realtà non ritrova, lui in realtà non è nemmeno contento di vederla perché gli è stato appena gettato questo fiore diventato quasi motivo di vergogna, lei cerca il contatto che non trova e poi va via disperata. In generale, comunque, è un personaggio che va interpretato semplicemente, con naturalezza, senza andare a ricercare colpi di teatro.
 
Che rapporto hai con la tecnologia? Molto scarso.
 
Ad un giovane ragazzo che studia canto, che consigli daresti?
Il mio consiglio è di non studiare solo canto, perché il canto lirico è una disciplina molto complessa, per il resto penso che il canto sia molto personale, nelle sensazioni che ciascuno prova.
 
Qual’è stata l’emozione di tornare a lavorare (in Traviata all’Opéra di Parigi) con Placido Domingo? 
Io ho conosciuto il Maestro Domingo nel 2004 ad Operalia, il suo concorso in cui ho vinto un premio speciale di cui vado molto fiera, e già lì è stata per me una grandissima emozione perché lo ammiravo molto: quando ero studentessa, insieme ai miei compagni, lo vedevamo come una sorte di eroe; poi da lì ci siamo rincontrati un paio di volte, ma con lui come direttore d’orchestra… prima di Parigi però non avevamo mai cantato insieme. Nel 2003, in un’intervista a Vienna in occasione di un premio che avevo vinto ad un concorso, alla domanda “Qual è il suo sogno?” io avevo risposto “Cantare con Domingo”, puoi immaginare la gioia di aver realizzato questo sogno, dopo tredici anni.
In bocca al lupo a Irina Lungu e grazie per la sua disponibilità! 
 
Stefano Gazzera
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