Teatro La Fenice: MIRANDOLINA

3ujrr1467384063Nel 1959 il compositore ceco Bohuslav Martinů moriva pochi mesi dopo la prima della sua ultima opera all’Opera di Stato di Praga, a causa di un tumore allo stomaco. Egli artista eclettico, vicino a Igor Stravinskij, al “Gruppo dei Sei” e agli intellettuali surrealisti, da cui fu indubbiamente influenzato.  Mirandolina nacque nel periodo che per la storia della musica possiamo definire come neoclassico, negli anni in cui Stravinskij compose “The Rake’s Progress”. L’opera di Martinů ingloba elementi dell’opera buffa italiana, della musica vocale italiana seicentesca, con un’orchestrazione imponente, pienamente novecentesca. Nonostante alcune riproposte, come quella del Wexford Festival del 2002 sotto la direzione di Riccardo Frizza, questo lavoro non è riuscito ad entrare stabilmente in repertorio, nonostante sia musicalmente bellissima e teatralmente interessante.

Interessante sicuramente per l’argomento, tratto da “La Locandiera” di Carlo Goldoni, opera attualissima in un’epoca in cui si discute giornalmente di parità dei sessi e di quote rosa. Mirandolina è donna dei giorni nostri, che prende in mano la sua vita e che sa gestire e “liquidare” gli uomini che le girano attorno. Con l’arma della seduzione riesce a far agire i suoi spasimanti a suo piacimento.

Il Teatro La Fenice è un esempio da seguire, in fatto di varietà e qualità di programmazione, in cui si alternano opere di repertorio, titoli desueti e prime assolute per l’Italia, come “Il medico dei pazzi” di Giorgio  Battistelli, che vedrà la luce ad ottobre prossimo. Quella di Mirandolina è una produzione che speriamo venga ripresa e magari portata in giro nei teatri italiani e esteri.

3igfh1467384123Sicuramente lo spettacolo curato da Gianmaria Aliverta non è facile per i cantanti, ma è assolutamente geniale. Tutta la vicenda si svolge in un centro benessere, costituito da una scena unica rotante (Massimo Cecchetto), con tanto di lettini, vasca idromassaggio e spogliatoio. La vicenda scorre incessante, cinematografica, esigendo quindi una compagnia di canto teatralmente all’altezza. Si nota il lavoro di caratterizzazione di Aliverta su ciascuno dei cantanti, dotati però tutti di un loro personale carisma. Il Conte d’Albafiorita è un burino, con tanto di “collanona d’oro” e maniaco dei selfie, il Marchese di Forlimpopoli è il classico milanese “bauscia”, con puzza sotto il naso, ma con le tasche vuote. Ortensia e Dejanira arrivano chiassosamente, una con un enorme trolley rosa e l’altra con casco da motocicletta e gomma da masticare in bocca. Il Cavaliere di Ripafratta è l’uomo tutto d’un pezzo, superbo, che guarda tutti dall’alto in basso. Tutti, tranne Mirandolina, l’unica donna che riesce a tenergli testa. Quella di Aliverta è una Mirandolina profondamente androgina, anche nel look (costumi di Carlos Tieppo), che spiazza tutti nel finale, quando esce con il vestito da sposa, e mostra un lato romantico inaspettato.

3uzre1467384167Dicevamo dell’eccellenza teatrale della compagnia, distintasi anche musicalmente sotto la direzione attenta e precisa di John Axelrod, capace di guidare i cantanti e di non sovrastarli con sonorità troppo potenti.

Christian Collia è uno svagato e simpatico servitore del Cavaliere di Ripafratta, mentre Giulia Della Peruta e Laura Verrecchia sono le bisbetiche Ortensia e Dejanira. Marcello Nardis e Bruno Taddia sono gli irresistibilmente comici Albafiorita e Forlimpopoli.

Leonardo Cortellazzi è una delle più belle realtà tenorili italiane. Avevamo già avuto il piacere di ascoltarlo, sia nel Don Giovanni all’Arena di Verona (qui la recensione), che nel Flauto magico al Teatro Filarmonico (qui la recensione) e ancora una volta lodiamo la sua perfezione stilistica e l’eleganza di un canto, fatto di appoggio e morbidezza.

Conoscevamo benissimo Omar Montanari e il suo paradigmatico Don Bartolo e ora lo abbiamo trovato assolutamente eccellente nei panni del b2ap3_thumbnail_3cjtw1467211011Cavaliere di Ripafratta, con una voce baritonale importantissima, che non vediamo l’ora di vedere anche in qualche ruolo serio. Montanari “sa dire” attraverso il canto autorevole, in cui non si perde assolutamente una parola. Il baritono è un vero animale da palcoscenico, con capacità teatrali da augurargli una carriera parallela nel teatro di prosa.

Silvia Frigato è una scatenata Mirandolina, in cui la verve scenica si contrappone ad una vocalità delicata e luminosa, che svetta per brillantezza e padronanza dei passaggi più arditi che richiede l’eroina di Bohuslav/Martinů, con una vocalità virtuosistica e con una forza espressiva tutta novecentesca.

Alla fine un grande successo da parte di  un teatro pieno (cosa non comune per un’opera non di repertorio) e speranzoso come noi di risentire presto Mirandolina nei nostri teatri.

Francesco Lodola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...