Arena di Verona 2016: LA TRAVIATA

13606662_10154510161110934_16000526405438766_nNella seconda recita di Traviata all’Arena di Verona (ieri 5 luglio), Violetta è finalmente riuscita ad esalare l’ultimo respiro, dopo una prima tormentata dalla pioggia e dall’entusiasmo calcistico.

Il cielo con i fulmini e con il vento non ha comunque mancato di partecipare anche ieri sera alla tragedia della Valery, come se la poveretta fosse stata punita da Dio per la sua vita dedita al piacere.

Lo spettacolo di Hugo de Ana si mostra sempre la migliore soluzione per mettere in scena Traviata all’Arena, un’opera intima, che tranne che per le feste del primo atto e quella della seconda parte del secondo atto, è quasi un monologo interiore della protagonista con sè stessa e con i fantasmi che le aleggiano intorno. Per de Ana Violetta è vittima della società che la opprime e per questo nel primo atto (complice la visione di Nino Machaidze) non può essere spensierata. Lei sa già di essere malata e di essere destinata a morire. Alfredo è come dice Giacomo Leopardi, un momento di felicità tra un dolore e l’altro. La scenografia (con grandi cornici vuote) e i costumi sono giustamente sfarzosi e tutto è dettagliatissimo, come sempre negli spettacoli del regista argentino. La vicenda viene spostata al tardo ottocento e i personaggi della vicenda sono personaggi dei dipinti contenuti in queste grandi cornici, che prendono vita e raccontano un passato che non c’è più, come dei fantasmi in museo, che di notte prendono vita e mettono in scena la tragica e mitica storia di Violetta Valery.

main.LaTraviata_290616_FotoEnnevi_2114_20160629La direzione di Jader Bignamini è stata elegante e ben sostenuta. Si è notata una buona attenzione al rapporto tra buca e palcoscenico e quindi una distinta qualità nel saper accompagnare i cantanti e “respirare” con loro. Quello che forse mancava era un po’ l’abbandono, non volevamo lo zucchero di certe esecuzioni, ma una più intima partecipazione che in alcuni momenti è mancata. Comunque si tratta di una direzione ottima, considerando anche il primo approccio al podio areniano, che può essere scomodo per l’ampiezza e le grandi distanze da gestire.

Nei ruoli di fianco si sono avute le buone prove di Victor Garcia Sierra (Domestico/Commissario), Cristiano Olivieri (Giuseppe), Romano Dal Zovo (Marchese d’Obigny), Clarissa Leonardi (Flora Bervoix), Paolo Antognetti (Gastone di Letorières), Alessio Verna (Barone Douphol), Paolo Battaglia (ottimo Dottor Grenvil) e Madina Karbeli (bravissima Annina).

02071_Traviata_FotoEnnevi_170_20160702.jpgPassiamo al terzetto dei protagonisti in cui ritroviamo come all’esordio di questo spettacolo, nel 2011, l’ottimo Alfredo di Francesco Demuro che con il suo timbro bellissimo sa regalare delle sfumature ad un ruolo che di fatto è ingrato rispetto a quello di Violetta. Ci è piaciuta moltissimo la sua aria cantata con generoso canto all’italiana e poi “Parigi, o cara”, attaccata con morbidezza e grande tenerezza.

Bravissimo Gabriele Viviani come Germont autoritario, ma non insensibile ai sentimenti di Violetta.La voce del baritono toscano è di grande volume e di timbro nobilissimo, soprattutto nel registro centrale e viene usata bene, per conferire imponenza e forza di persuasione, come conviene al personaggio.

main.LaTraviata_290616_FotoEnnevi_2299_20160629Ma veniamo alla stella, Nino Machaidze che è stata una Violetta assolutamente fenomenale. La sua è innanzitutto una voce perfetta per l’Arena come volume e poi a questo si aggiunge un timbro di particolare suggestione, che non esitiamo a definire teatrale. E’ una Violetta tragica, che si impone subito per un certo “male di vivere”. Il finale del primo atto diventa (come di fatto è) una pagina drammatica, che nulla ha a che fare con gli scatenati virtuosismi degli “usignoli”. Il II atto e il III sono di indescrivibile emozione per l’intensità profusa dalla cantante. Le grandi interpreti però si vedono dalle piccole frasi e quindi non scorderemo facilmente la pelle d’oca che la Machaidze ci ha fatto venire quando Violetta dice: Ma se tornando non m’hai salvato, a niuno in terra salvarmi è dato”. Quella piccola pausa di silenzio prima della frase era teatro puro.

Alla fine grande successo da parte di un’Arena troppo vuota per essere solo alla seconda recita di un’opera così popolare.

Francesco Lodola

Foto Ennevi

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