TEATRO ALLA SCALA – STAGIONE 2016/2017

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Alexander Pereira

Alexander Pereira e i suoi collaboratori qualche settimana fa hanno presentato la nuova stagione del Teatro alla Scala.
La proposta artistica mi è parsa di assoluto interesse, specie se consideriamo gli anni passati. Sembra, ed è ovvio che allo stato attuale si possono formulare solo ipotesi, delle quali lo svolgersi nel concreto degli spettacoli sarà la risposta reale, sembra dicevo che il Teatro si stia risollevando dall’aria stantia e un po’ asfittica che aveva contraddistinto alcuni momenti dell’era Lissner.
Innanzitutto, a livello generale va lodata l’operazione, tutta della sovrintendenza, di riportare grandi nomi al Piermarini, forse un poco sacrificando esordi più o meno promettenti a favore di artisti rodati. Anna Netrebko, Thomas Hampson, Daniela Barcellona, Zubin Metha, Bruno Campanella, Daniele Gatti, Marc Albrecht sono personalità sulle quali si potrà sindacare quanto si desidera, ma meritano di esibirsi in un teatro che vuole avere una certa importanza.
Anche gli allestimenti, fra nuovi e riprese, sono complessivamente interessanti e ben pensati.

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Anna Netrebko

Nello specifico vorrei tuttavia soffermarmi su quello che credo sia il tratto di maggior peculiarità della linea che Pereira ha voluto mostrare al suo pubblico; mi riferisco alla scelta in sé dei titoli. Non posso sorvolare sulla indubbia originalità e varietà (finalmente!) delle opere proposte, che configurano un anno ricco e sfaccettato.
In primis si è proceduto nel progetto- già attuato la scorsa stagione, ma qui significativamente nutrito-di riportare in scena opere non abbastanza rappresentate. La Scala di Lissner, dobbiamo dirlo, ha gravi colpe di questo oblio, ma non è l’unica ovviamente. Così sarà attraente assistere alla Gazza Ladra di Rossini, una partitura che definire splendida è poco; e che dire del Entfuhrung aus dem Serail, peraltro nella preziosa perla di Strehler? Si aggiungono un nuovo titolo del progetto barocco che la Scala prosegue, Tamerlano, e il delizioso Hansel und Gretel di Humperdinck interpretato dagli allievi dell’Accademia scaligera. Vorrei che si notasse, anche solo in questa piccola e parziale rosa, la moltitudine di autori scelti.

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Traviata nella produzione di Liliana Cavani, con protagonista Irina Lungu.

Una menzione a parte merita Anna Bolena, che rappresenta una ritrovata (e si spera d’ora in poi continua) attenzione al repertorio del tardo belcanto; inoltre si è dato spazio, nel ruolo del titolo, a una giovane emergente. Attendiamo, nelle prossime stagioni, anche Bellini.
Questa stagione è assai ricca di titoli verdiani, che tuttavia non minacciano di renderla monocorde; anche se dello stesso autore, Traviata (splendida produzione della Cavani, per dimenticare quella di Tcherniakov), Don Carlo, Falstaff e Nabucco sono assai differenti tra loro. Forse si poteva glissare sulla nuova produzione di Falstaff, mi sembra che la Scala ne abbia già anche troppe.
L’idea di proporre la Boheme nell’allestimento zeffirelliano nel periodo estivo è chiaramente di valore economico. Attira sia il titolo che la produzione, e se il pubblico milanese, giustamente un po’ stanco di un allestimento che viene riproposto pressochè annualmente, non avrà problemi a non andare. Il cast, purtroppo, non si presenta all’altezza degli altri titoli in cartellone.

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Riccardo Chailly

Abbiamo quindi due titoli schiettamente tedeschi: i Meistersinger, anch’essa poco frequentata, segnano il ritorno di Wagner alla Scala dopo la scorpacciata (ai limiti dell’indigesto, per la verità) del bicentenario. In seguito non si può dimenticare uno dei titoli più importanti della scuola tedesca, nonché ad avviso di chi scrive partitura preziosa: Der Freischutz, una composizione che in Italia non gode di particolare attenzione, ma che merita decisamente di essere eseguita, nell’accattivante lettura di Whun Chung.
Anche la ripresa del Don Giovanni carseniano pare degna di nota, con un cast abbastanza oculato, con un curioso Hampson nel ruolo del titolo.

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Rosina Storchio (prima Butterfly) e Maria Jose Siri che aprirà con quest’opera la stagione 2016/2017

In conclusione il titolo inaugurale, Madama Butterfly. Anche il “progetto Puccini” trova la sua prosecuzione. E’ un titolo con il quale la Scala ha da sempre un pessimo rapporto, poco eseguito tra quelli pucciniani (si veda, per contrato, la Boheme di cui sopra, ma anche Tosca e Turandot). Speriamo si accenda una luce di conciliazione, se possiamo dirlo, tra la sera del 1904 e quella del 2016.
Dell’opera nuova di Sciarrino, Ti vedo, ti sento, ti perdo nulla si può dire, e si attenderà la sua prima esecuzione.
La premessa per una buona stagione, si è visto, esiste. Si tratta di concretizzarla.

Saluti da Milano, alla prossima!
Stefano de Ceglia

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