TEATRO FILARMONICO DI VERONA: LA SONNAMBULA

main.LaSonnambula17_04_2016_FotoEnnevi_550_20160417Il Teatro Filarmonico di Verona ha riproposto in questi giorni l’allestimento de “La Sonnambula” firmato dal regista argentino Hugo De Ana, che ebbe la sua prima proprio nella città scaligera nel 2007. Questo spettacolo ha girato negli anni moltissimi teatri ed è uno dei più celebri e riusciti allestimenti di De Ana. La regia era in questa occasione ripresa da Filippo Tonon. De Ana inoltre era autore anche delle scene e dei costumi.

Il palcoscenico è dominato da collinette ricoperte d’erba verde e da un grande albero. Nel fondo un gioco di specchi (ai lati) e un grande schermo creano gli ambienti, ma ci suggeriscono anche le sensazioni della musica e della vicenda. Per caratterizzare gli interni dall’alto cala una struttura in legno, mentre in scena sono presenti pochi oggetti.  De Ana avvicina il personaggio di Amina a quello di Giselle e delle villi, ossia queste fanciulle danzanti notturne che vagano in boschi incantati di atmosfera quasi arcadica. Tutti si muovono sul palcoscenico come dei danzatori classici e Amina in particolare, è caratterizzata da movenze che sembrano un tributo alla leggendaria Carlotta Grisi (la prima Giselle) e alle ballerine dei dipinti di Edgar Degas. La trama del libretto (derivato dal testo di Scribe) è indubbiamente debole, come il tema trattato, e quindi non si possono ricavare particolari risvolti psicologici nei personaggi, che sono caratterizzati superficialmente.
Inoltre è evidente l’omaggio al leggendario spettacolo firmato da Luchino Visconti e alla leggendaria interpretazione di Maria Callas. I costumi (come sempre negli spettacoli di De Ana punto di eccellenza), main.LaSonnambula17_04_2016_FotoEnnevi_686_20160417sembrano ricalcare quelli di Piero Tosi e nella seconda parte de I atto, in scena, appare il celebre ritratto fotografico della Callas nel ruolo di Amina.

Sul fronte musicale le cose andavano per il meglio, anche grazie all’efficace direzione di Francesco Ommassini. Dirigere il belcanto è più difficile di quanto si pensi. Ommassini riesce ad esaltare la trasparenza della trama orchestrale belliniana, sottolineare ogni passaggio strumentale e dare spazio alle voci, vere protagoniste di questo repertorio.

Nei ruoli di fianco Alex Magri (Un notaro) e Seung Pil Choi (Alessio).

main.LaSonnambula17_04_2016_FotoEnnevi_368_20160417Elena Serra è una Teresa che partecipa a tutta la vicenda con umana commozione segnata da una vocalità importante. Madina Karbeli è una Lisa che non passa inosservata, grazie ad un volume vocale rilevante e un’interpretazione vivace e furbesca.

Sergej Artamonov interpreta un Conte Rodolfo che mette bene in luce le ambiguità del personaggio. Egli è infatti uomo nobile e autorevole, ma è anche anche un dongiovanni sia con Lisa, che con Amina (prima di realizzare che è sua figlia). La voce di Artamonov è segno ancora una volta dell’eccellenza della scuola di canto russa, soprattutto per quanto riguarda le voci gravi.

Jesús León trova in Elvino, forse, il personaggio più ingrato della storia, poichè è una parte vocalmente ardua e che non ha alcuna evoluzione nel corso dell’opera. Il tenore messicano ci si trova benissimo, grazie ad una tecnica belcantistica solida, soprattutto nella gestione dei fiati. Questo aspetto è fondamentale nella scrittura belliniana, per dare romantico involo alle lunghe arcate melodiche del cigno catanese.

main.LaSonnambula15_04_2016_FotoEnnevi_132_20160415Irina Dubrovskaya debuttava in questa serata nel ruolo di Amina e l’abbiamo trovata assolutamente splendida. Innanzitutto la cantante si è resa protagonista di una prova vocale di assoluto rilievo dove ogni parola si colorava di accenti e di sfumature, in un crescendo emozionale che culminava in una scena del sonnambulismo di grande intensità. Poi da lodare è l’interprete e l’attrice che hanno vissuto il personaggio al cento per cento, con l’aiuto anche di una presenza scenica sempre elegante e perfetta nel ritrarre una Amina malinconica, diafana e lunare.

Dobbiamo ricordare inoltre il difficile momento che i lavoratori della Fondazione Arena di Verona stanno vivendo, a causa delle difficoltà economiche che potrebbero portare anche alla liquidazione dell’ente lirico. Quindi con questa recensione li ringraziamo per aver comunque garantito lo spettacolo ad un pubblico, che riempiva il teatro e che al comunicato, letto all’inizio della serata, ha risposto con un caloroso e lungo applauso. Questo ci fa sperare che se il pubblico continuerà ad amare il suo teatro, continuerà a lottare per far sì che l’arte non si zittisca mai.

Francesco Lodola

Verona, 19 aprile 2016

Foto Ennevi

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