Intervista a Jesús León

Abbiamo interv11889649_978082725547098_825465188913423499_nistato Jesús León, tenore in grande ascesa su tutti i più importanti palcoscenici internazionali. In questi giorni è  impegnato nelle recite de “La Sonnambula” al Teatro Filarmonico di Verona, nel ruolo di Elvino. Abbiamo parlato con lui dei suoi progetti futuri e dei suoi ruoli del cuore.

Innanzitutto, come ti sei avvicinato al canto lirico?
Io ho cominciato a cantare la musica popolare e il rock, in una band nel mio paese. Per coincidenza ho conosciuto un tenore cubano, Jesus Li, che è venuto a fare un concerto nella mia città, Hermosillo, e subito dopo un masterclass. Io ho cantato per lui, il quale mi disse che potevo diventare un tenore (perchè avevo un bel registro acuto). Io non sapevo niente di opera e di canto lirico. Lui mi disse di smettere di cantare la musica leggera e così iniziai per due anni a studiare canto lirico, facendo solo vocalizzi. Lui purtroppo è morto molto presto e in condizioni molto tragiche nel 2000. Nel 1999 avevo perso mio padre e dunque nel giro di due anni avevo perso due figure di riferimento per la mia vita. Ho preso dunque la decisione di cantare solo nelle chiese e ho creato un ensemble di strumentisti che mi accompagnassero. Ho fatto questo per quattro anni. Dopo sono andato a Disneyland a Los Angeles, dove in un ristorante italiano cantavo delle arie. Le persone che mi sentirono mi consigliarono di farmi sentire da qualcuno. Questo mosse i miei primi passi nel mondo dell’opera. Andai all’Opera Studio di Los Angeles e così ho cominciato, a 28 anni, molto tardi per un tenore e per un cantante lirico in generale, soprattutto oggi. Per me fu molto difficile anche uscire dal Messico, per il visto e anche perchè la vita negli Stati Uniti era molto più cara. Subito dopo Los Angeles andai a Boston. In quel momento conobbi Placido Domingo, che mi invitò come giovane artista alla Los Angeles Opera. Fu molto importante questo incontro per me.
Successivamente hai studiato con Mirella Freni…..
Si, certo. Dopo aver lavorato due anni con Domingo, ho cominciato a Londra a muovere i miei primi passi in Europa. In quegli anni ho cantato (incredibilmente) tre produzioni di “Tosca” e una di “Carmen”. Come dice la Freni, facevo il “vocione”, imitando la voce degli altri tenori che sentivo. Imitare è la forma più facile di cantare, ma anche la più sbagliata. Ho conosciuto Mirella Freni ad un corso della Solti Foundation, al quale ero stato ammesso grazie ad una borsa di studio. Ho saputo che lei insegnava a Modena e dunque le chiesi se potevo studiare con lei. La signora mi diede una borsa di studio per frequentare l’accademia che lei aveva aperto con Nicolaj Ghiaurov e per un anno ho studiato con lei. Mi ricordo che mi disse che ero un tenore per il belcanto (non tanto per Rossini) ma proprio per quel repertorio lirico di belcanto.

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Foto di Simone Donati

Ho smesso di cantare il repertorio più pesante e ho cominciato a studiare “La Sonnambula” e “Les Pêcheurs de perles”. Sentivo la mia voce che diventava più facile e più leggera. Questo è avvenuto due anni fa, quando fui chiamato al Teatro Regio di Parma proprio per affrontare Nadir nell’opera di Bizet accanto a Nino Machaidze.

 

Qual è il ricordo che ti è rimasto degli insegnamenti di Mirella Freni?
Penso prima di tutto all’attenzione alla parola e al senso di ciò che stai cantando. Unito questo a una impostazione basata sul non forzare la propria voce. Penso che questi insegnamenti, che provengono dalla vecchia scuola di canto, siano fondamentali per un canto naturale e che abbia la giusta emissione. Questi consigli che mi porto nel cuore mi hanno insegnato a cantare in una maniera in cui si fa una fatica sana e naturale. Poi solo parlare con la signora Freni significa imparare qualcosa.

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Foto Ennevi

Nadir è sicuramente il tuo cavallo di battaglia…..
Certamente, perchè è il ruolo che mi ha aperto le porte di tutti i più importanti teatri. Penso che il repertorio francese sia molto adatto per la mia voce e fondamentale per la mia carriera. Ho fatto oltre a Nadir anche il ruolo di Pâris ne “La La Belle Hélène” al Théâtre du Châtelet di Parigi e prossimamente sarò Romeo ad Atlanta in Usa e Montecarlo. E’ un repertorio interessante ma che richiede uno stile preciso, diverso da quello italiano. Ad esempio non si possono fare i portamenti che nello stile italiano ogni tanto sono permessi. E’ un repertorio elegante e raffinato che mi piace molto. I libretti sono più legati ad una teatralità quasi cinematografica.
Quali sono invece le esigenze dello stile di Bellini?
Bellini è molto elegante ed è un compositore che sa perfettamente come scrivere per la voce. Per arrivare agli acuti per esempio non ti fa impazzire, ma ti aiuta. Io dico sempre che è un compositore che ti insegna a cantare. Se un cantante non ha ancora affinato una buona tecnica o ha difficoltà nell’arrivare ad un acuto, Bellini ti guida e ti mostra come si fa. E’ un autore che non ti porta a forzare e gridare mai. Io penso avesse una conoscenza tale delle voci che lo portava a scrivere bene. E’ molto difficile cantarlo ma molto bello.
Parliamo un po’ del personaggio di Elvino e della tua visione di questo personaggio….
Elvino all’inizio ci convince che lui ama Amina, ma quasi subito ci mostra anche la sua gelosia che dura fino alla fine, quando lui scopre che è sonnambula. E’ come nell’Elisir d’amore, in cinque minuti tutti i dubbi e le arrabbiature spariscono e c’è il lieto fine. Io penso che lui è geloso ed è vittimista. Anche quando il conte gli dice che Amina è sonnambula, lui non ci crede. E’ un bel ruolo che però porta con sé un’energia negativa e non si evolve mai. E’ anche un po’ infantile. Lui si sente autorizzato ad andare con un’altra ragazza, Lisa e scopre che anche lei è una traditrice. C’è anche del sarcasmo e dell’ironia sulle sue convinzioni. Tutte le arie e i suoi momenti ci svelano questa sua rabbia e gelosia. Solo nel primo atto appare innamorato.

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Foto Ennevi

Invece Romeo che interpreterai prossimamente è un ragazzo che ama senza limiti….
Romeo e Giulietta sono due personaggi che amano senza condizionamenti. Si giurano amore eterno. Non ci sono dubbi, come nell’amore di Elvino per Amina. Il loro è un amore da sogno. Lui è contro tutti, anche contro Dio e contro il suo nome. Non è orgoglioso ed è disposto a lasciare tutto per l’amore di questa ragazza. Se la storia di Giulietta e Romeo avvenisse oggi non sarebbe uguale. Oggi nell’era di whatsapp e dei social networks è più facile essere traditori e avere continui dubbi sulla persona amata. Il momento che mi fa venire i brividi è quando lui guarda Giulietta nella tomba. E’ inimagginabile il suo dolore. Penso che Gounod e prima Shakespeare hanno descritto benissimo un amore che non ha un limite neanche nella morte. In questo sta l’attualità e il motivo per cui la gente ama questa storia. E’ un amore unico, oggi impossibile da trovare. Noi siamo sempre curiosi e dubbiosi, un po’ come Elvino. Romeo ha sempre un’energia positiva e la speranza, come Rodolfo de “La Boheme”.
Hai dei modelli di tenore a cui guardi?
Si, soprattutto i tenori leggendari del passato. Amo Beniamino Gigli e il suo modo di cantare. Da quando ho studiato con la signora Freni, ho imparato a non cantare sempre forte, cosa che è normale per un giovane che vuole farsi ascoltare. Invece la musica richiede il fraseggio e la morbidezza. Gigli, insieme con Tito Schipa, Enrico Caruso e Giuseppe Di Stefano (quando cantava il belcanto) sono dei modelli assoluti. Dalle loro voci si sente che loro non erano assolutamente preoccupati di fare il “vocione”. Quando sento “M’appari tutt’ amor” da “Martha” di Friedrich von Flotow con quella morbidezza…. Non mi piace ascoltare voci che gridano e spingono. Mi piacerebbe tornare indietro nel tempo e sentire tutte queste voci, o tornare ancora più indietro per sentire Giovanni Battista Rubini, per il quale è stato scritto il ruolo di Elvino e tantissime altre parti del belcanto.
10906169_866919319996773_5980247514549116962_nQuali sono i ruoli che ti piacerebbe debuttare nel futuro?
I due ruolo che mi piacerebbe debuttare sono Faust e Werther. Questi sono i miei ruoli preferiti. Già fare Romeo è un obbiettivo che si realizza. Amo Werther grazie anche all’interpretazione di Alfredo Kraus (un tenore che amo moltissimo). Adoro la sua eleganza e la sua voce di lirico leggero. Poi Werther e Faust sono due personaggi che sono difficili anche dal punto di vista interpretativo. Poi negli ultimi anni questi ruoli sono stati affrontati da voci diverse perchè i gusti del pubbblico si sono diversificati. Tuttavia ognuno deve cantare con la propria voce, senza cambiare la propria natura, anche per costruire una carriera duratura. Il mio sogno è cantare per tanti anni il mio repertorio che è il belcanto. Mirella Freni è un esempio in questo senso, poichè ha avuto una carriera lunghissima e sempre al livello più alto.
Questa produzione veronese de “La Sonnambula” firmata da Hugo de Ana è assolutamente tradizionale. Tuttavia, ti è capitato di lavorare in spettacoli anticonvenzionali…..come ti sei trovato?
All’inizio della carriera non volevo, mentre cantavo, allontanarmi dalla mia persona. Poi ho imparato ad entrare nel personaggio e quindi ad entrare anche nella concezione e visione dell’opera che ha il regista. Credo che la gente giovane si rispecchia di più in un allestimento moderno, perchè ha modo di vedere il riflesso della società di oggi. Nel caso per esempio di titoli popolarissimi come “La Traviata” o “Rigoletto”, credo sia interessante vedere uno spettacolo innovativo e non sempre una messa in scena tradizionale. Ho fatto a Londra un “Don Giovanni” nella versione di Praga 1787, senza la prima aria di Don Ottavio (“Dalla sua pace”). In questo modo il personaggio è diverso, non è il solito uomo debole, come viene raffigurato di solito, ma è più forte e orgoglioso. Il regista poi aveva pensato il personaggio come il vero uccisore di Don Giovanni, poichè lui è cosciente dei tradimenti di Donna Anna. Tuttavia una produzione come quella di Hugo de Ana è bellissima da vedere e ti immerge in un’atmosfera di sogno. Poi “La Sonnambula” non è un titolo che è possibile attualizzare poichè il tema trattato non è più attuale, anzi oggi può risultare comico.

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Foto Ennevi

Recentemente è uscito un tuo album per l’etichetta Opus Arte, intitolato “Bel Canto”. Parlaci di questo progetto.
Io cantavo “Tosca” a Londra e dopo la recita nel mio camerino si sono presentati due rappresentati di due case discografiche, tra cui Emi Classics. Ho cantato per loro e ho fatto sette concerti con la Royal Liverpool Philarmonic Orchestra e in quell’occasione abbiamo deciso di incidere un disco che contenesse arie di Belcanto italiano (Bellini, Donizetti e Verdi). Abbiamo fatto solo 3 giorni di registrazione. E’ stata un’esperienza incredibile per me, per l’orchestra e per il direttore, Toby Purser. Il suono dell’orchestra di Liverpool è straordinario, un incredibile universo sonoro. Il cd è uscito nel maggio 2015 e c’è tutto il mio repertorio, tranne Sonnambula, che forse inciderò nel prossimo, che avrà una grande parte dedicata al repertorio francese.
Nel disco c’è una parte consistente dedicata a Verdi con il duca di “Rigoletto” e Fenton di “Falstaff”. Credi ci sarà più spazio per Verdi nel tuo futuro?
L’aria di Fenton è stata bellissima da incidere perchè proviene da un’opera, “Falstaff” che è incredibile per la straordinaria modernità e genialità di Verdi. Penso che i miei ruoli verdiani rimarranno Alfredo della Traviata, il Duca e Fenton. Poi ovviamente si vedrà nel futuro, se la mia voce cambierà, ma non credo.
Prossimi impegni…
“Roméo et Juliette” ad Atlanta, “La Sonnambula” a Catania e poi alcuni concerti a Londra e New York, “Roméo e Juliette” a Montecarlo e “Les Pêcheurs de perles” a Trieste e “Rigoletto” a Nizza.

Grazie Jesús León e in bocca al lupo! 

Francesco Lodola

 

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