Teatro Filarmonico di Verona: Rigoletto (cast alternativo)

1503_RIGOLETTO_FotoEnnevi_1594_20160315-e1458635082865

Foto Ennevi

Il 20 marzo è andata in scena l’ultima ed esauritissima replica di “Rigoletto” al Teatro Filarmonico di Verona. La recita presentava rispetto al cast delle prime recite (qui la recensione), due variazioni nella compagnia di canto, infatti nel ruolo del Duca di Mantova e nel ruolo del titolo abbiamo ascoltato Raffaele Abete e Federico Longhi.

La regia di Arnaud Bernard, con le scene di Alessandro Camera, si ripresentava efficace nel delineare le situazioni drammaturgiche, sottolineando il maschilismo perverso di cui Gilda diviene vittima, ed evitando un inutile oleografia.

La direzione del Maestro Carminati si riconfermava teatrale e attentissima alle esigenze del canto e dello snodo musicale e drammaturgico.

Nei ruoli di contorno si riconfermava problematica la prova di Francesca Martini (Contessa di Ceprano/ Un paggio), mentre erano ottimi Dario Giorgelè (Un usciere di corte), Romano Dal Zovo (Il Conte di Ceprano), Antonello Ceron (Matteo Borsa), Tommaso Barea (Marullo), Alessio Verna (Il Conte di Monterone) e Alice Marini (Giovanna). Sempre efficacemente delineate le figure di Sparafucile e Maddalena dalle voci di Gianluca Breda e Clarissa Leonardi.

Mihaela Marcu ha fatto suo il personaggio di Gilda e oltre al fatto della grande prestazione canora, ciò che rimane impresso è la totale incarnazione nel ruolo. Il soprano si muove e si esprime anche con il viso in una maniera del tutto naturale, spontanea, senza bamboleggiamenti. Gilda è una ragazza giovane e innocente, ma che compie il gesto eroico del sacrificio.

Raffaele Abete è stato un Duca diverso dal collega che lo precedeva. Innanzitutto la voce ha un colore più latino e più scuro, ed inoltre anche in termini di volume risulta più ampia. Non gli si addice tanto il lato guascone  del personaggio ma più il lato romantico (che ha modo di emergere nel duetto del primo atto con Gilda e nella grande aria che apre il secondo). Tuttavia il tenore non manca di essere generoso con sonorità svettanti e puntature spavalde.

Federico Longhi era al suo debutto nel ruolo e possiamo dire di aver trovato un nuovo grande buffone di corte. Una grande attenzione al dettato verdiano e a ciò che c’è dietro ogni parola. A ben vedere questa è la vera lezione del teatro di Verdi: il saper scavare sugli accenti. Longhi lo fa eccellentemente e la voce lo segue perfettamente. Grande esempio ne è la stretta del duetto con Gilda (II atto), “Si vendetta, tremenda vendetta”, dove scoppia l’entusiasmo del pubblico che richiede a gran voce il bis, concesso. Il motivo è che Longhi sa creare quell’effetto di climax ascendente (complice la Marcu, con un sovracuto sfolgorante), che ben conosceva Riccardo Stracciari e che oggi mette in pratica Nucci. Insomma una prova eccellente.

Alla fine un grandissimo successo per tutti.

Francesco Lodola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...