Teatro Filarmonico di Verona: RIGOLETTO

main.Rigoletto_FotoEnnevi_156_20160311E’ andata in scena in questi giorni al Teatro Filarmonico una pregevole edizione di “Rigoletto” con una compagnia di canto di giovani, già notevolmente affermati e in uno spettacolo interessante sotto molteplici punti di vista.
Le scene di Alessandro Camera erano semplici, ma efficaci. Una grande biblioteca sovrastava una struttura in legno che ricordava il Teatro Olimpico di Vicenza e le strutture teatrali contemporanee ad esso. Gli ambienti erano creato attraverso pochi elementi scenici, come la casa di Rigoletto costruita attraverso una struttura girevole, o la scena della locanda di Sparafucile creata con una grande barca avvolta in una coltre di fumo. Efficaci i costumi firmati dallo stesso regista dello spettacolo (Arnaud Bernard), tutti neri per i cortigiani e bianco per Gilda. Bellissima la scena dell’assassinio di Gilda, quando dall’alto cadono dei fazzoletti bianchi a simboleggiare la caduta della ragazza pura e angelica nel bieco e crudele universo umano
main.Rigoletto_FotoEnnevi_447_20160311La regia di Arnaud Bernard forse esagerava in alcuni punti, costringendo i cantanti a qualche effetto verista nella recitazione. Tuttavia si notava il lavoro fatto sui cantanti, alcuni con delle personali capacità teatrali fuori dal comune, è il caso di Mihaela Marcu. Per Bernard Rigoletto è il paradigma dell’uomo, che non è mai sé stesso, ma indossa sempre maschere diverse. Egli non riesce a essere sè stesso neanche con sua figlia. Il Duca è l’emblema del maschilismo che è il vero motore di tutta la vicenda a ben vedere. Gilda e Maddalena, quindi, non sono così diverse l’una dall’altra. Entrambe sono prigioniere degli uomini e non conoscono cosa sia l’amore e quindi quando lo provano non sanno come comportarsi.
main.Rigoletto_FotoEnnevi_359_20160311Fabrizio Maria Carminati dirige un Rigoletto ripulito dalle puntature di tradizione e attento al canto . Una direzione insomma teatrale e dai tempi elastici che sottolineavano bene le dinamiche drammaturgiche della vicenda. Bene gli rispondevano sia il coro (diretto da Vito Lombardi) che l’orchestra della Fondazione Arena di Verona.
Buono il settore delle seconde parti con Dario Giorgelè (Un usciere di corte), Romano Dal Zovo (Il Conte di Ceprano), Antonello Ceron (Matteo Borsa), Tommaso Barea (Marullo), Alessio Verna (Il Conte di Monterone). Debole Francesca Martini nel ruolo della Contessa di Ceprano e del Paggio della Duchessa, mentre buonissima prova da parte di Alice Marini (una solida Giovanna che sarebbe potuta essere anche un’ottima Maddalena).
Gianluca Breda e Clarissa Leonardi erano gli efficaci Sparafucile e Maddalena, anche se leitalvolta esagerava nel gioco scenico.
main.Rigoletto_FotoEnnevi_627_20160311Alessandro Scotto Di Luzio lo ricordavamo ottimo Nemorino e altrettanto ottimo Edgardo. Nel suo Duca di Mantova ritroviamo la consueta bellezza del timbro e la correttezza d’emissione. Il tenore rimarca giustamente soprattutto il lato frivolo del personaggio. Sicuramente la sua interpretazione avrà modo di crescere, affinando i colori del recitativo e dell’aria del secondo atto (“Ella mi fu rapita……parmi veder le lagrime”).
Mihaela Marcu ci aveva lasciato qualche anno fa con una sfavillante Hanna Glavari e la ritroviamo nella figura pura e ingenua di Gilda. La sua interpretazione è da tenere bene a mente. La voce non è quella di un soprano leggero, ma di soprano lirico pieno con un registro acuto cristallino e imponente per volume (impressionante la puntatura del “Si vendetta tremenda vendetta”). La sua è una Gilda curata nel minimo dettaglio. Ci si commuove quando intona main.Rigoletto_FotoEnnevi_351_20160311“Caro nome” distesa per terra e volteggiando per il palco, come farebbe una vera adolescente innamorata, oppure quando nel finale volge lo sguardo alla luce e striscia faticosamente, cercando di raggiungerla. Una bellissima interpretazione che è dimostrazione di cosa deve essere il teatro musicale.
Leo An è un Rigoletto notevole in cui emerge l’esperienza raggiunta dopo numerose recite nel ruolo. Il baritono coreano possiede voce di bel colore, dalla notevole proiezione e dalla dizione molto chiara. Si nota una attenta ricerca degli accenti, che tuttavia non è perseguita fino in fondo. Non sempre il personaggio emerge in tutta la sua profondità, è il caso della grande aria “Cortigiani, vil razza dannata”, dove non c’è grande scarto tra l’invettiva e il canto supplichevole della seconda parte.

Recensione dello spettacolo del 17 marzo 2016
Francesco Lodola

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...