INTERVISTA A MIHAELA MARCU

12654278_1207394385955463_7453584993523617060_nAbbiamo incontrato in questi giorni il soprano rumeno Mihaela Marcu, stella del firmamento operistico internazionale. In questi giorni è Gilda al Teatro Filarmonico di Verona e sta mettendo in luce tutta la sua arte come cantante e come attrice. Innanzitutto Mihaela, come ti sei avvicinata al canto lirico?
Non vengo da una famiglia che ha una particolare passione per la lirica. Non posso dire come ho acquistato il senso del “piacere” di ascoltare musica lirica o di cantare. Mi ricordo solo di avere sempre cantato . Per me è la cosa più bella e più naturale del mondo, è un mondo che ho scoperto senza che nessuno mai me lo abbia suggerito. Cantavo a casa e cantavo in chiesa fin dalla mia più giovane età. Pur essendo di origine ortodossa, frequentavo con la mia nonna una chiesa cattolica. Mi rendo conto, oggi, che devo molto alla continua insistenza del prete che mi chiedeva di cantare da solista. L’emozione di cantare in pubblico è nata alla messa ed è un ricordo che ancora mi porto dentro. Poi mi ricordo dell’emozione straordinaria di una Traviata vista in tv in una pausa di una partita di calcio che mio padre stava seguendo. Questi minuti mi toccarono nel più profondo di me stessa. Me ne ricordo come se fosse ieri.

La Romania è un paese da cui provengono grandi voci…..Hariclea Darclée (la prima Tosca), Virginia Zeani, Ileana Cotrubas, Angela Gheorghiu e Elena Mosuc……..raccontaci un po’ della tua formazione.
Prima di diventare solista al Teatro Nazionale di Timisoara, la mia città natale, sono entrata nel coro del teatro. Sono stati i miei primi passi nel teatro.

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Foto Ennevi

È stata un’ottima scuola per scoprire il mestiere, conoscere il palcoscenico e osservare il lavoro dei solisti della casa o dei cantanti ospiti famosi. Devo molto alla costante fiducia del direttore della casa, il famoso tenore Corneliu Murgu, che è un grande conoscitore di voci e che è stato sempre alla ricerca di giovani talenti per il suo teatro. Mi ha dato l’opportunità di debuttare dei ruoli importanti, nonostante la mia giovane età, in ottime condizioni.E’ stata una grande chance di potere esordire in un teatro che possiede un ensemble di solisti cosi eccezionale e di potere acquistare in esperienza in mezzo a dei colleghi di questo livello . Devo ammettere che sono molto fiera di provenire da questo “vivaio” di talenti e di essere cresciuta in questa casa che, per quanto riguarda l’esecuzione musicale e della qualità delle voci non ha proprio niente a invidiare a certi teatri famosi.

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Foto Ennevi

Hai avuto la possibilità di studiare con la grande Alida Ferrarini. Qual è la cosa che ricordi con maggiore affetto dei suoi insegnamenti?

Dopo i miei primi passi in Romania ho avuto la chance di studiare con la grande Ferrarini, che purtroppo ci ha lasciati troppo presto, e che mi ha dato tanto con la sua esperienza, avendo cantato lo stesso repertorio. Mi ha dato la possibilità di affrontare le esigenze specifiche del Bel Canto, con delle linee lunghe, dei pianissimi infiniti, delle pericolose agilità: ruoli che richiedono una continua ricerca di un’emissione sempre morbida dei suoni e un’omogeneità dei registri. Gilda e Lucia sono stati i primi ruoli che ho studiato con lei. Perciò,  in questi giorni in cui debutto Gilda in Italia non posso non pensare a lei. Poi ho avuto l’opportunità di arricchirmi artisticamente a fianco della grandissima Raina Kabaivanska e Lella Cuberli. In questo momento mi sto perfezionando insieme a Daniela Dessi …è inutile insistere sull’ influenza che hanno avuto queste immense artiste su di me, al livello tecnico e ovviamente artistico.

Come descriveresti la tua vocalità?

La vocalità è legata al repertorio che cantiamo e il mio repertorio è quello che faccio ora : il belcanto. Il repertorio è sempre una cosa difficile da identificare. Io credo che la voce vada di pari passo con l’esperienza e il repertorio con la voce, quindi non si può fare tutto subito. Soprattutto agli inizi di carriera, non bisognerebbe cantare tutto quello che i teatri “propongono”. Sono molto cauta e penso di non avere fatto grandi sbagli fino ad adesso. 12525505_1195172377177664_7235895911236073544_oOgni cantante ha un margine entro il quale deve cercare di rimanere, se si canta ai limiti è meglio cambiare repertorio. Per il momento la mia voce è perfetta per questo repertorio. La sento evolversi: con un centro sempre più ampio, ma curo i miei acuti in pianissimo che hanno fatto il mio successo e mi hanno portato a cantare Giulietta e Adina alla Fenice o Gilda a Verona. Immagino che nel futuro andrò verso un repertorio più pesante e drammatico, ma ho tutto il mio tempo e voglio cantare dei ruoli che mi sono cari: Giulietta, Musetta, Violetta, e ormai Gilda….

 
Quali sono i tuoi modelli vocali?
Angela Gheorghiu e Elena Mosuc o anche Ileana Cotrubas, le artiste famosissime di cui parlavamo prima come la Darclée, sono delle artiste eccezionali e sono molto orgogliosa di avere le stesse origini rumene. Ma ogni artista come ogni essere umano è unico. Questo fa anche la bellezza dell’ arte : ciascun artista ha delle qualità diverse che devono uscire fuori e che ci rendono unici.


Hai dichiarato che Violetta è un po’ la tua persecuzione…..qual è la grandezza di questo personaggio e cosa la rende sempre così attuale?

È vero che ho una storia un po’ particolare con Violetta e con Renata Scotto. La Traviata da quando ero piccola mi perseguita : e’ stata la mia prima emozione musicale avendola intravista alla tv con mio padre e  la cantavo a casa. Seguivo il disco con Renata Scotto chiudendo gli occhi, facendo la mia regia personale nella mia camera, e morendo con Violetta . A quell’età, conoscevo vagamente la storia, non capivo l’italiano, ma la musica mi diceva tutto. Il mio desiderio più profondo era allora di avere la possibilità un giorno di essere Violetta in scena e di morire veramente insieme a lei alla fine. 906616_865887530106152_7429807149967629155_oPuoi facilmente immaginare la mia emozione quando lo feci per la prima volta in scena. Parlo dell’emozione, ma anche del senso di responsabilità accumulato negli anni. Da allora Renata Scotto è un po’ il mio modello…Ma ripeto, secondo me lo sbaglio più grande per un artista, sarebbe di provare a copiare un altro artista. Un percorso artistico qualsiasi è un percorso personale .
Anche Gilda come Violetta è un personaggio che affronta un cambiamento durante l’opera e che si sacrifica per amore. Forse per Gilda è ancora più evidente visto che all’inizio è una ragazza che non ha mai conosciuto il mondo esterno. Come si fa a costruire vocalmente e scenicamente questa evoluzione di questi personaggi?
Per me non ce dicotomia tra regia e canto. Il percorso di preparazione musicale o vocale prima delle prove o durante le prove va in parallelo con il lavoro drammatico, più o meno coscientemente . È una sorte di puzzle mentale che si compone a partire da pezzi: pezzi di souvenir, di souvenir musicali di souvenir di spettacoli , di esperienze personali, di incontri con direttori o registi diversi, di incontri umani, di souvenir di famiglia , dell’amore, dell’infanzia, souvenir con colleghi diversi, pezzi di esperienze teatrali per una certa scena, pezzi di musica per un altra… per dirlo più concretamente, direi che non avrei interpretato la Gilda come l’ho fatto a Verona se non avessi cantato la Giulietta di Bellini. È un esempio…Ma io so che la mia Gilda evolverà sia vocalmente che naturalmente drammaticamente … se no, sarebbe noioso cantare gli stessi ruoli….

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Foto Ennevi

Quanto conta oggi la credibilità e la bellezza in scena e cosa di diverso è chiesto ad una moderna interprete d’opera?
Io semplicemente amo la musica e amo il teatro . Sono salda nella mia convinzione che al pubblico piace sempre di più la dimensione teatrale, non solo musicale, del repertorio operistico. Sono sempre più convinta che la recitazione sia essenziale per poter trasmettere, in una maniera più ampia e fedele possibile, tutta l’emozione che può dare una recita d’opera. Amo cantare in occasione di concerti ma amo di più cantare in scena le opere. Naturalmente l’amore per l’aspetto teatrale, e il mio piacere nella recitazione mi fanno cercare di esprimermi nel più ampio range di emozioni diverse, e per questo amo prendere parte a spettacoli diversi. Diversi nel repertorio stesso, diversi nell’estetica, diversi nel approccio registico, diversi nell’interpretazione musicale. Ovviamente per un attore – mi ripeto, considero che il cantante d’opera oggi, allì epoca del cinema e della tv deve essere un attore, credibile e convincente – passare da un ruolo drammatico come Giulietta o Violetta a ruoli come Adina o Norina è un piacere particolare che , personalmente, amplifica il mio piacere naturale a cantare, e a cantare nuovi ruoli. Tra opere drammatiche o opere buffe, ruoli leggeri o ruoli drammatici o neri, non ho preferenze. Conta solo, la qualità della musica e del libretto e ovviamente la qualità del lavoro teatrale.

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Foto Ennevi

Uno dei tuoi cavalli di battaglia è Hanna Glavari ne “La Vedova allegra”…..quali sono le diverse esigenze di un genere come quello dell’operetta?
L’operetta è la migliore scuola possibile per un cantante. A tutti livelli. Impossibile in questo repertorio “nascondersi” dietro il canto per interpretare i ruoli. E’ teatro in musica! Costringe il giovane cantante che vuole affrontare la carriera e dei ruoli drammaticamente diversi, a recitare in continuazione e a sentirsi libero e a suo agio in palcoscenico. Il lavoro sul testo e la lingua è enorme ed è un ottima preparazione per i ruoli d’opera. Il passaggio dal cantato al parlato è un esperienza poi, che dà un autorità in scena incredibile . Personalmente non avrei mai potuto interpretare Adina o Norina ma anche Giulietta, come penso di averlo fatto, se non avessi cantato l’operetta precedentemente. Non è per niente un repertorio facile. Ogni tanto vorrei avere piu colleghi che hanno l’esperienza dell’operetta , e che abbiano grazie a questo passato, la volontà e il piacere di impegnarsi di più nel lavoro teatrale. Mi ripeto: per me l’opera non è solo canto.
 La tua voce ha la particolarità di saper eccellere nei ruoli brillanti e di adattarsi anche ai ruoli più malinconici e lunari (Medora e Giulietta de “I Capuleti e i Montecchi”). Come riesci a far convivere queste due anime e quali sono i repertori e i ruoli che vorresti
affrontare?

Fabio Parenza

Foto di Fabio Parenzan

Mi sembra che fare convivere delle anime diverse o almeno provarci è la base di questo mestiere e il minimo che dobbiamo al pubblico. Come ci riesco? Non lo so. Leggo bene il libretto. E provo a fare coincidere le idee del direttore e del regista… naturalmente viene fuori qualcosa di diverso da ciò che avevo immaginato prima di lavorare con loro. È uno dei piaceri di questo mestiere… Nel futuro mi sembra naturale di affrontare la Manon di Massenet, Desdemona, Elvira, Luisa , La Juliette di Gounod… corrispondono all’evoluzione naturale della mia voce…

 

L’estate scorsa sei stata Creusa nella “Medea in Corinto” di Mayr, un’opera di rarissima esecuzione. Ci sono delle opere neglette che ti piacerebbe riportare in scena e far riscoprire al pubblico di oggi?
È stato un immenso piacere di lavorare a Martina Franca con il maestro Fabio Luisi. È un piacere di cantare un ruolo senza riferimenti del passato o quasi. Poi la musica era bellissima. Ma devo dire che ci sono tante opere del repertorio « conosciuto » che voglio fare, che non mi sono chiesta se vorrei cantare un’altra opera sconosciuta . Mi pare che comunque durante prove o quando stiamo recitando in palcoscenico davanti al pubblico, l’avventura sia prima di tutto umana … è anche l’avventura umana che fa il bello del nostro mestiere…

 

Prossimi impegni…

Musetta al Teatro Municipal di Sao Paulo, Rosalinde in “Die Fledermaus” al Teatro Verdi di Trieste, Gilda in “Rigoletto” a Nizza e Juliette in “Roméo et Juliette” a Toulon.

Grazie a Mihaela Marcu e in bocca al lupo!

Francesco Lodola

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