Teatro Regio di Torino: TOSCA

tosca 4La seguente recensione si riferisce all’ultima (nella quale era in scena il primo cast) delle dieci recite della Tosca di Giacomo Puccini, divise tra due compagnie, tenutasi al Teatro Regio di Torino domenica 21 febbraio.
Questo allestimento, nel complesso bello, proviene dall’Hyogo Performing Arts Center di Nishinomiya in Giappone, in coproduzione col Teatro Comunale di Bologna ed il Regio, e quella di Torino è stata la prima rappresentazione europea, proprio il 9 febbraio, data che coincideva con l’ottantesimo anniversario del terribile incendio che distrusse l’antico teatro.
Iniziamo dalla regia, firmata da Daniele Abbado, essenziale e metafisica, che insieme alle scene ed ai costumi di Luigi Perego e alle luci di Valerio Alfieri ha saputo rendere bene determinati aspetti, mentre non ha convinto in altri. Sicuramente ben riuscita è infatti la sensazione claustrofobica data dalla piattaforma girevole e dalle colonne che delimitavano lo spazio, elementi onnipresenti durante tutti e tre gli atti; altro aspetto ben riuscito è la coordinazione del gran numero di artisti che affollavano il palcoscenico durante il Te Deum conclusivo del primo atto; ancora d’effetto sono l’installazione, nel secondo atto, di uno specchio sospeso a mezz’aria che definiva con un altro punto di vista
l’impetuosa tensione all’interno di Palazzo Farnese; tosca 1l’uscita di scena di Tosca dopo aver posizionato i due candelabri accanto al cadavere di Scarpia(azione, quest’ultima, che va sottolineata in quanto è prevista dal libretto, ma manca in molte regie) e le luci, che evidenziavano i vari cambiamenti emotivi facendosi, ad esempio, più calde durante il duetto del primo atto tra i due amanti.

Nell’elenco degli aspetti meno convincenti, più breve ma non per questo insignificante, è sicuramente da inserire la morte di Tosca, nella quale non c’è stato alcun accenno al gettarsi dagli spalti di Castel Sant’Angelo. La diva romana è crollata su se stessa come colta da improvviso malore; altro aspetto poco convincente, di cui non colgo la necessità, è stata l’ambientazione dell’opera ai primi del ‘900, come testimoniano i bei costumi.
Le proiezioni video, a cura di Luca Scarzella, le inserisco in una posizione neutra, in quanto non posso definirle brutte, o fuori tema, ma di fatto la loro presenza è stata del tutto irrilevante.
tosca 5Per quanto riguarda le varie performance musicali inizio dal sempre eccellente coro del Regio e dal coro di voci bianche dello stesso Regio e del conservatorio “G. Verdi” di Torino, diretti dal Maestro Claudio Fenoglio e dall’altrettanto apprezzabile orchestra diretto dal Maestro Renato Palumbo. A quest’ultimo vanno però le maggiori perplessità: alcuni tempi sono risultati eccessivamente lenti, ma il punto più negativo è stato senza alcun dubbio una direzione troppo pesante, che ha favorito lo squilibrio tra orchestra e voci facendo spesso prevalere troppo la prima, tanto da coprire in alcuni punti i cantanti.
Per quanto riguarda i solisti, il cast è stato molto soddisfacente.
Il soprano uruguayano Maria José Siri è stata una Tosca raffinata, che ha messo in primo piano il carattere più seducente e, specie nel duetto d’amore del primo atto, leggero e infantile della protagonista, dando così valore alla sua voce, non molto potente, ma morbida e con ottime proiezioni del suono. Molto buona e toccante la resa di “vissi d’arte”.

tlsca 7Il tenore Roberto Aronica interpreta un Mario Cavaradossi con prestanza e sicurezza non solo vocale, ma anche scenica. Uniche pecche un’emissione del suono a volte poco controllata che rendeva ingolata la voce, e nel finale dell’opera, l’inginocchiarsi lentamente che ha fatto apparire la morte del pittore un mancamento piuttosto che una fucilazione da parte di un plotone d’esecuzione. Questo fattore, tuttavia sicuramente non è dipeso dal cantante, ma dal regista.


tosca 6Il baritono spagnolo Carlos Álvarez è uno Scarpia eccezionale, a cui è stata tributata una vera e propria ovazione con tanto di lancio di mazzo di fiori. La sua voce non colpisce certo per volume e potenza, ma è riuscito a costruire un personaggio che sfiora la perfezione: uno Scarpia di rara eleganza nella voce e nella presenza scenica, che si impone su tutti gli altri personaggi; uno Scarpia affascinante, intelligente, cinico,spietato; uno Scarpia curato nei minimi dettagli come, ad esempio,quando con calma mascherata applaude l’esultanza di Mario alla notizia della vittoria di Bonaparte.

tosca 2Ottimi anche i comprimari a partire dal simpaticamente caricaturale sagrestano di Roberto Abbondanza, proseguendo con l’Angelotti di Gabriele Sagona, lo Spoletta di Luca Casalin, lo Sciarrone di Nicolò Ceriani, il Carceriere di Lorenzo Battagion e la voce limpida, malinconica ed intonata del pastorello di Fiammetta Piovano.
Il pubblico torinese ha accolto con entusiasmo questa Tosca in una sala da tutto esaurito, come sold out sono state molte delle altre recite di questa produzione.

Stefano Gazzera

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