Intervista a Sae Kyung Rim

Abbiamo incontrato in questi giorni il soprano coreano Sae Kyung Rim, giovane promessa del canto lirico. L’artista ci ha parlato del suo percorso, da studentessa dell’Accademia del Teatro alla Scala ad astro nascente della lirica. Proprio il 15 dicembre debutterà al Teatro Filarmonico di Verona nel ruolo di Leonora ne “La forza del destino” di Giuseppe Verdi. 

12105805_10207461170188644_2587871284449843949_nInnanzitutto, come ti sei avvicinata al canto lirico?
Io canto fin da quando ero bambina, ho iniziato prestissimo a cantare nei cori dei bambini, in televisione nel mio paese. Poi ho studiato all’università dove oltre alle materie teoriche come l’inglese si può studiare uno strumento musicale. Ho studiato lì per quattro anni, poi nel 2001 sono arrivata in Italia. Mi sono diplomata al conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e poi sono entrata all’Accademia del Teatro alla Scala, nel 2004. Lì ho studiato con la grande Leyla Gencer, che ho ammirato moltissimo e dalla quale ho ricevuto molti insegnamenti che non ho subito capito, ma li ho assorbiti più tardi. Quando ho iniziato a studiare con lei non parlavo italiano, dunque non capivo, e lei il primo anno mi ha trattato malissimo. Diceva che avevo una grande voce ma non riuscivamo a comunicare. All’inizio ero demoralizzata per questa situazione e ho pensato di tornare nel mio paese. Iniziando a capire la lingua sono finalmente riuscita a comprendere appieno le parole che cantavo e i personaggi. La signora Gencer addirittura mi chiese scusa davanti a tutti per non avermi dato la possibilità di apprendere da lei e mi dedicò un anno in più rispetto al consueto piano di studi dell’accademia. E’ stato un grande regalo da parte sua. Quell’anno ho iniziato anche a fare piccole parti nelle produzioni del Teatro alla Scala come Eco in “Elektra” di Strauss, Sacedotessa in “Aida”.
261789_2224983705327_5675419_nCantare questi piccoli ruoli in un grande teatro ti hanno aiutata nell’affrontare poi i grandi ruoli?
Sicuramente. Ho iniziato a cantare come soprano lirico per poi arrivare a cantare ruoli di soprano lirico-spinto come Leonora de “La forza del destino”, Aida e Madama Butterfly….insomma parti pesanti. La signora Gencer giustamente mi faceva avanzare con prudenza verso questi ruoli, giustamente, anche se io ero temperamentosa e questi ruoli mi piacevano tanto. Lei mi diceva con grande intelligenza che essendo orientale, fisicamente minuta, sicuramente tutti mi avrebbero proposto Butterfly, e iniziare con quel ruolo non era l’ideale.
Hai un ricordo particolare della signora Gencer, magari un episodio che ti è rimasto impresso?
Non ho un episodio, ma ricordo sempre la sua forza, la sua severità e la sua ironia quando diceva agli studenti italiani: ” parlate italiano peggio dei turchi”. Era una donna piena di energia, temperamento, voleva bene ai suoi allievi, ci teneva che dessero il meglio. E’ difficile oggi trovare un’insegnante come lei. Tecnicamente insisteva sull’accentazione della parola perchè si possa capire ciò che si canta. E’ una cosa non così scontata, che molti trascurano.
Nonostante tutto Butterfly è diventato comunque il ruolo che ti ha aperto le porte per esempio di un teatro importante come la Wiener Staatsoper……ti aiuta il tuo essere orientale nell’entrare in questo personaggio?11236552_910366845653061_4409386752843647945_n
Credo di sì in parte. I teatri che mi scelgono sicuramente lo fanno anche perchè ho il fisico ideale essendo piccola e minuta. Ho però una vocalità importante e quindi il primo atto è difficile anche per me e ho dovuto lavorarci molto. Dentro di me sento di essere più verdiana. Non sono giapponese, non ho il carattere di Butterfly……i coreani non sono come i giapponesi……si dice che siamo i “napoletani” dell’Asia…..siamo più calorosi e passionali. Butterfly soprattutto nel primo atto è una ragazza timida. Quindi direi che è una facilità interpretativa che non esiste. So che arriverò nei grandi teatri con questo ruolo, perchè è difficile che mi offrano per esempio Abigaille in “Nabucco”…….quindi lavoro ancora molto il ruolo per essere pronta.
Hai appena detto che ti senti verdiana…..cosa vuol dire per te essere una voce adatta a Verdi?
1743480_10203053046548308_1595620197_nQuesta è una domanda difficile: con Verdi non si può barare. E’ perfettamente matematico, se non hai tecnica non ti puoi nascondere, mentre in Puccini puoi buttarti nel sentimento e ingannare con quello….usando i portamenti ed effetti suggestivi….anche perchè non ci sono cabalette o lunghe e grandi arie come in Verdi…..puoi riposarti in qualche senso e fare il “furbo”. In Verdi devi sempre stare all’erta, devi sapere tutto, devi avere il controllo della musicalità e della tua vocalità. Anche fisicamente, sul palco, devi essere sempre vigile e attenta a ciò che avviene attorno a te, ad esempio agli interventi del coro o degli altri colleghi. Chi non ha testa, non può cantare Verdi, ne sono convinta. Ammiro la Callas proprio per questa sua capacità nel repertorio verdiano. E’ l’unica cantante il cui fraseggio è rimasto profondamente moderno nella però totale precisione musicale. Quella donna era incredibile, mostruosa, per niente umana.
Quali sono i tuoi altri modelli vocali e interpretativi?327872_2618880472500_360677903_o
Mi piace molto Aprile Millo, una grande voce, che sento molto vicina a me. Capisco tutto quello che fa e come risolve i passaggi difficili e molto spesso studio attraverso di lei come risolverli a mia volta. La Callas è un modello assoluto non per la vocalità che è completamente diversa, ma per il suo temperamento e per il suo studio e la sua precisione. La voce non è così bella, ma rimane moderna, mentre altre cantanti di quell’epoca come Leyla Gencer o Renata Tebaldi, che avevano voci timbricamente bellissime, forse oggi non avrebbero le stesse possibilità di allora, perchè sono in qualche modo sorpassate. Oggi non ti lasciano più compiacere della sola bellezza della voce…..almeno per quanto riguarda i soprani….forse per i tenori è un altro discorso. Un Del Monaco forse oggi sarebbe lo stesso un grande perchè con la sua vocalità incredibile poteva fare tutto.
Parliamo un po’ di Leonora e del tuo approccio a questo personaggio…
Leonora l’ho già interpretata in tre produzioni. E’ un ruolo che richiede una voce bella dal punto di vista timbrico. Il ruolo lo si può risolvere con il fraseggio, con il temperamento e la precisione nelle agilità, ma richiede uno smalto vocale prezioso, che possa affrontare pagine delicate e vibranti come “La vergine degli angeli” o “Pace mio dio”. Chi non ha questo colore, che è un dono di Dio, non fa venire fuori tutta la bellezza di questa musica. Io credo di averlo e per questo mi sono avvicinata quasi subito a questo ruolo. Per il Teatro Filarmonico sono stata presa dopo un’audizione, ancora prima che mi proponessero di fare “Aida” all’Arena.

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Foto Ennevi

Parliamo un po’ di questo debutto all’Arena e in un ruolo simbolo del Festival veronese come Aida…..
E’ stata una grande emozione. E’ stata una sfida per me, ma lo è stata anche per gli organizzatori, perchè sono agli inizi della mia carriera, non sono famosa, quindi era un rischio. Sono contenta di com’è andata, ma so di poter fare anche meglio. Mi piacerebbe trovare più colori e sfumature. Quando sono entrata e ho visto quella folla oceanica davanti a me, ho avuto un attimo in cui mi è mancato il respiro e credevo di non farcela. Ho chiesto a un mio collega che canta in Arena da molti anni come fare per superare l’impatto iniziale e lui mi ha suggerito di uscire ad occhi chiusi e pensare di stare cantando nel bagno da sola. L’ho fatto e ci sono riuscita. Ho fatto una recita sola, forse se ne avessi fatte altre sarebbe andata ancora meglio, perchè mi sarei abituata di più allo spazio.
10686610_911294082227004_528946713038470633_nAlla Scala hai fatto tutte le produzioni di “Aida” dal 2006 al 2013 nel ruolo della Sacerdotessa. Qual è l’idea che ti sei fatta del personaggio di Aida, osservandola dall’esterno?
Quando ho iniziato a fare Sacerdotessa ero ancora all’interno dell’Accademia della Scala e non ho subito vissuto bene quest’esperienza, perchè mi sentivo una rabbia dentro perchè guardavo soltanto come avrei potuto risolvere io il ruolo, senza cercare di imparare dai soprani che ascoltavo. Ora vedo questo periodo come un momento importante che mi ha aiutata a crescere, arricchirmi e ad aspettare il mio momento. Quindi quando ho iniziato a fare i grandi ruoli ero prontissima, e quando ho fatto la mia prima Aida, ho messo in scena la mia visione di questo personaggio, non ho imitato nessuno. Questo ruolo è molto interessante. Sinceramente forse oggi non ci sono più le Aida che ammiro io, come quella della signora Millo, con Luciano Pavarotti, una testimonianza incredibile con una voce sopranile bellissima, che passa l’orchestra e che sfoggia pianissimi timbrati e intonatissimi. Un’Aida molto delicata, ma non debole. Questa è la particolarità di Aida. Per Aida serve l’essere magnetica sulla scena e spero di avere questa capacità e di poter avere la possibilità di cantare ancora questo ruolo. Per creare un personaggio è importante anche l’incontro con il direttore d’orchestra che ti mostra una visione diversa dalla tua, che ti arricchisce sicuramente.

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Foto Ennevi

Ci sono altri ruoli che ti interessano e che ancora non ti hanno proposto?
Ce ne sono molti….come La Gioconda, Maddalena in “Andrea Chènier”, Manon Lescaut, Elisabetta in “Don Carlo che avevo preparato per una produzione che è poi saltata.
C’è un ruolo che ritieni impossibile anche se ti piace molto?
Direi Turandot, non so se la farò mai. Molti me la chiedono e forse potrei farla perchè ho una voce che passa facilmente l’orchestra. Voglio fare ancora tante Liù e forse tra vent’anni si penserà a Turandot. Un altro ruolo per cui non mi sento pronta è Abigaille. Non ho il temperamento dell’eroina, mi sento più dolce e desidero puntare almeno per ora sulla bellezza della voce e sui ruoli che la esigono. Per gli artisti poi esistono due età: quella anagrafica e quella dell’esperienza sul palcoscenico……quindi io che pur non essendo più piccola ho appena iniziato, ho tanti anni di carriera davanti.280103_2224981185264_7098935_o Voi italiani in quanto a longevità vocale siete incredibili…..ho sentito due anni fa a Milano Angelo Lo Forese che a 93 anni ha cantato tutto “Il Trovatore” e ha bissato “Di quella pira”, tutta in tono, mentre oggi tutti la abbassano. Incredibile. Questa è natura ma anche tecnica. Io voglio essere come lui.

Prossimi impegni

La mia agenda va riempiendosi piano piano e dopo questa produzione de “La Forza del destino”, ho già alcuni appuntamenti per il 2016 e il 2017, tra cui “Aida” a Tokyo.

In bocca al lupo a Sae Kyung Rim e Grazie!

Francesco Lodola

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