Intervista a María José Montiel

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Foto di Oskar Cecere

Abbiamo avuto il piacere di poter intervistare Maria José Montiel, uno dei mezzosoprani più celebri del momento, nominata come una delle migliori artiste dell’anno dalla rivista Ópera Actual e recentemente premiata con  il premio nazionale per la musica dall’istituto di arte scenica e musica spagnolo. La cantante è impegnata in questi giorni nelle prove di “Carmen” con la direzione di Zubin Mehta, che inaugurerà la stagione del Teatro di San Carlo di Napoli (13, 16, 18 e 20 dicembre). Innanzitutto come si è avvicinata al canto lirico?
Nella mia famiglia, quando ero una bambina, si respirava molta musica in casa mia. Mio nonno cantava opera, zarzuela e anche canzoni popolari come bolero, tango… ecc … Mia madre, che suona il pianoforte, ci accompagnava sempre. Per questo motivo ho sempre conosciuto un vasto repertorio, sia popolare, che opera o zarzuela.
Come descriverebbe la sua vocalità?21446_586560668053016_12658330_n
Sono un mezzosoprano con un colorito di voce rotondo e vellutato, con facilità alla coloratura e anche ai gravi solidi, per i ruoli che li richiedono. Canto sia ruoli del belcanto e con agilità come La Favorita, La principessa di Eboli (Don Carlo), sia altri lirici puri, come Carmen e Charlotte (Werther), ma anche ruoli più drammatici come Amneris in “Aida” di Verdi e Dalila in “Samson et Dalila” di Camille Saint-Saens. In ogni caso la mia personalità artistica mi ha permesso di poter sempre affrontare il repertorio sinfonico -vocale (penso a Shéhérazade, di Ravel, o al Requiem di Verdi, che ho cantato in tutto il mondo), così come i recital, una tipologia che adoro, tra i quali sempre includo Lied tedesco, canzone francese, spagnola, e, naturalmente, italiana!

Ha recentemente ricevuto il premio nazionale per la musica dall’istituto di arte scenica e musica Spagnolo. Qual è stata l’emozione di ricevere questo importante riconoscimento nel suo paese?

È stato molto inaspettato. Sono onorata e riconoscente, dal momento che è il più alto riconoscimento dato dal governo a livello nazionale. È davvero un incentivo a fare una carriera da solista, che richiede molto studio, impegno costante, concentrazione … Cantare non è solo salire sul palco, quello è solo la punta di un iceberg. Per questo sono così gratificanti i premi come questo. Devo dire che questa carriera non avrei mai potuto farla senza l’amore e il sostegno della mia famiglia e le persone che hanno creduto in me.

 

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Foto di Fernando Vàzquez Morago

Prossimamente aprirà la stagione del Teatro San Carlo con Carmen, uno dei personaggi da lei più frequentati. Come descriverebbe la “sua” Carmen?

È un ruolo che sento nella pelle. Cantare Carmen è un piacere e una delle grandi sfide per una mezzo; si tratta di uno di quei ruoli che piace a tutti per la sua varietá di colori e possibilità teatrali e che, naturalmente, si è evoluto con me, con tutte le occasioni in cui l’ho cantato (più di un centinaio di volte nella mia carriera). È molto intenso e richiede uno sforzo fisico e molta concentrazione.
Vedo quattro personaggi in Carmen, tanti quanti atti ha l’opera. Il primo è una donna frizzante, divertente, sensuale, come un’ebollizione. Bisogna tenere a mente che si tratta di una donna povera, una lavoratrice in una società maschilista, ma molto libera nel senso della lotta contro le imposizioni. Dopo invece si presenta più come femme fatale, una donna che richiama l’attenzione della verginità di Don Josè.
maria_jose_montiel_carmen_2Nel terzo atto Carmen è più donna, pantera, mordente e intuitiva. Infine, in qualche modo, anche se apparentemente si è innamorata di Escamillo –non possiamo davvero dire fino a che punto si innamora-, Carmen si tradisce perché tradisce i suoi ideali per la relazione con Escamillo, un uomo molto potente di una situazione sociale alla quale lei mai si era interessata. Si tratta di una lotta per la libertà: Vivi libero o muori.
Lei, in ogni caso, è una vittima della violenza nelle mani di Don José. Nel conflitto tra queste due passioni, la donna, come sempre, è quella che piú perde … Per costruire il personagio mi sono rivolta alle fonti letterarie e l’ho preparato musicalmente con la pianista francese Laurence Verna, prima di debuttarlo. Ho anche discusso il ruolo con molti registi, ma la cosa importante è sapere che tutto è nella musica: se si ascolta la musica con sincerità, arriva sempre sul palco la parte più interiore, più spontanea e genuina.

Carmen così come il recente ” Un ballo in maschera’ a Tel Aviv vedrà la direzione di Zubin Mehta. Quali sono gli arricchimenti e gli insegnamenti che si possono raccogliere da un musicista di così grande esperienza?
Lavorare con il maestro Mehta è stato un privilegio, un piacere e un onore; lui è un uomo che, con la sua musica luminosa (perché Mehta è una persona solare), ti fa sempre imparare e ti fa fare il meglio di te stesso come cantante.

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Foto di Oskar Cecere

Recentemente ha debuttato Ulrica e nel suo repertorio ha Amneris e Federica di Luisa Miller. Pensa di approfondire il repertorio verdiano?
Naturalmente, si tratta di un repertorio che amo. Amneris e Federica sono ruoli che trovo musicalmente molto confortevoli e in un prossimo futuro vorrei provare Azucena.

Quali sono gli altri ruoli che vorrebbe affrontare in futuro? C’è un ruolo che rappresenta un “sogno impossibile “?
Non vedo l’ora di debuttare Charlotte, Werther di Massenet; tanto per la sceneggiatura francese quanto per il carattere del personaggio, si tratta di un ruolo con cui mi sento a mio agio. Ho cantato l’aria in occasione di concerti e la adoro. C’è un ruolo che amo e che ho sempre avrei voluto interpretare, che è quello di Leonore in Fidelio; questa opera di Beethoven sembra sublime in tutte le sue parti, di una bellezza inspiegabile.

10352143_844260235616390_4708050738260117612_nNel suo repertorio è molto presente il repertorio della zarzuela e della musica spagnola. Quali sono le esigenze e le caratteristiche di questo repertorio?

Nella musica spagnola è importante riconoscere lo stile musicale, mantenere la linea del canto e concentrarsi molto nella dizione. In spagnolo ci sono suoni molto forti che non esistono in altre lingue – così come in tedesco-, ad esempio, come succede con lettere come J, C o Z. Non si tratta di una tecnica diversa, ma di calarsi in uno stile determinato. Nella zarzuela, inoltre, bisogna saper coniugare i dialoghi parlati con passaggi cantati, che significa sempre controllare il flusso di voce, l’aria e il posizionamento. È come quando si canta Lied o concerti, che sono un altro del mio repertorio preferito. Opere come il Requiem di Verdi, che ho cantato molto con direttori come Riccardo Chailly, richiedono ugualmente una particolare attenzione. Nel caso di Lied si dovrebbe conoscere il significato esatto delle parole cantate. Ho cantato opere di Schumann, Schubert, Tchaikovsky, Mahler, Ravel, Debussy e una gran parte di compositori spagnoli dedicati al genere di cui sono, e sarò sempre, un fedele sostenitore, così come del contemporaneo.
Il mio background, avendo studiato a Vienna, mi ha permesso di adattarmi soprattutto al Lied e al repertorio sinfonico vocale. Inoltre considero le recite come un compendio di musica e poesia e per me ogni pezzo è come un piccolo dramma che contribuisce a creare una comunicazione intima con il pubblico di amore e intesa reciproca. Il mio amore per la canzone spagnola è molto professionale e di formazione; mi piace soprattutto il recital che ho registrato su disco con opere di Toldrà, e ho anche avuto il piacere di essere finalista per il Grammy Awards con un disco di un concerto di Lied brasiliano chiamato Modinha.

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Foto di Fernando Vàzquez Morago

Recentemente ho registrato un album crossover chiamato El Día que me quieras, che comprende parte del repertorio brasiliano, ma anche bolero, tango argentino e canzone spagnola e latino-americana di tutta la vita di grandi autori come Carlos Gardel, Ginastera, Lecuona … Alla fine è stato un disco delizioso che ho apprezzato molto, e che si è rivelato un bestseller in Spagna.

Prossimi impegni
Dopo questa Carmen con il maestro Mehta ho diversi impegni, che sono tutti diversi e tutti interessanti. Alcune recite in Spagna a Shéhérazade, di Ravel, con l’Orchestra di Valencia, la prima mondiale di Maria Moliner, un’opera del compositore maiorchino Antoni Parera che interpretarò al Teatro de la Zarzuela di Madrid e sarà un grande evento dato che sará una nuova partitura; sempre a Madrid, questa volta al Teatro Real, canterò Federica ne Luisa Miller, che non molto tempo fa ho cantato all’Opera di Parigi e a Valencia; e per le seguenti stagioni ho altri impegni, ma preferisco non parlarne finchè i teatri non presentano la loro programmazione.

Grazie a María José Montiel e In bocca al lupo! 

Francesco Lodola

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