INTERVISTA A HUI HE

Abbiamo incontrato Hui He, artista di prima grandezza, che si è affermata come una delle più autorevoli interpreti del repertorio verdiano e pucciniano. Tra una recita e l’altra di “Aida” all’Arena di Verona abbiamo potuto chiederle qualcosa sui suoi inizi e sui suoi obbiettivi futuri.

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Come ti sei avvicinata al canto lirico?
E’ successo tutto all’improvviso e in breve tempo. Stavo frequentando l’ultimo anno della scuola superiore e mi stavo preparando per andare all’università. Cantai una canzone cinese ad una cerimonia a scuola e la mia professoressa di matematica mi sentì. Lei aveva come vicino di casa un maestro di canto e facendomi i complimenti mi chiese se volevo andare a farmi sentire da lui, per vedere se si poteva fare qualcosa con la mia voce. Quelle parole accesero in me il fuoco, nonostante lo scetticismo di mio padre e della mia famiglia che era molto tradizionale e lontana dal mondo della musica e dello spettacolo. Andai dal maestro che mi disse (prima di ascoltarmi)che era troppo tardi per prepararmi a fare l’ammissione al conservatorio quell’anno. Avrei dovuto studiare con lui un anno e fare l’esame l’anno dopo. Poi mi ascolto (cantai per lui una canzone cinese) e lui mi disse che se studiavo un mese con lui sarei entrata al conservatorio di Xi’an quell’anno stesso. Al conservatorio superai brillantemente tutti gli esami pur non conoscendo neanche il solfeggio. Forse un po’ di talento ce l’ho (ride). Nel 1990 sono entrata ufficialmente in conservatorio. La prima volta che ho ascoltato la lirica avevo 18 anni. Mi ricordo che era una registrazione de “La Boheme” con Mirella Freni. Non capivo questa musica, le parole, la storia, ma mi sono venute le lacrime e ho sentito dentro di me una grande emozione. Non capivo come potesse esistere una cosa tanto bella, che veniva dal cielo e non apparteneva a questa terra. Da quel momento si è acceso dentro di me un fuoco che mi ha portato a studiare moltissimo, anche facendo dei sacrifici. Perchè nonostante il talento lo studio è necessario e fondamentale. Sono diventata una delle migliori studentesse del conservatorio e un modello per gli altri studenti, anche oggi. Devo dire che sono orgogliosa di questo. A 22 anni mi hanno anche permesso di iniziare ad insegnare canto a degli allievi che avevano circa 25 anni. Loro non si fidavano ovviamente di un’insegnante così giovane. Parallelamente ho continuato a studiare e ho fatto numerosi concorsi in Cina, ma non ho quasi mai vinto.

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Come sei arrivata in Italia e come hai mosso i primi passi al di fuori della Cina?

La città con il quale ho il legame più forte è sicuramente Verona. Perchè la prima volta che sono uscita dalla Cina sono andata in questa città, nel 1999. Avevo avuto una borsa di studio da uno sponsor giapponese per studiare un mese a Verona. Siamo arrivati io e un altro studente all’areporto di Milano Malpensa dove ci dovevano venire a prendere, ma loro avevano calcolato che saremmo arrivati il giorno dopo. Quindi siamo stati tredici ore nell’areoporto, stanchi ed impauriti, poichè non conoscevamo la lingua e non eravamo mai stati in un paese straniero. Abbiamo dormito sulle sedie. Alla fine siamo arrivati a Verona alle cinque del mattino. Ho visto la città e mi sembrava un sogno tanto era bella. In quel mese ho studiato italiano e canto. Quell’anno a Verona, ho anche conosciuto Placido Domingo. Lui si stava esibendo all’Arena in un concerto e alla fine (all’una di notte) l’ho aspettato all’entrata artisti e quando è uscito mi sono presentata, chiedendogli se potevo fare un’audizione con lui. Mi avevano scelto per Operalia ma non avevo potuto partecipare perchè mi hanno rifiutato il visto. Lui è stato molto gentile con me. Purtroppo aveva l’aereo il mattino seguente per cui non riusciva ad ascoltarmi, ma mi disse che se avevo un problema di visto mi avrebbero invitato al concorso l’anno successivo. Sono tornata in Cina e solo dopo un mese ho ricevuto un telegramma che mi invitava (senza audizione) al concorso Operalia di Los Angeles. Nel 2000 ho ottenuto il visto e ho avuto la fortuna di frequentare un masterclass a Tel Aviv che mi ha aiutata a prepararmi per il concorso. A Los Angeles ho vinto il secondo premio. Il maestro Domingo mi ha preso subito per fare la cover di Deborah Voigt, una grande star dell’opera americana, in “Aida” a Los Angeles. Nel 2001 Domingo mi ha voluto con lui per un suo concerto a Shangai dove ho cantato cinque duetti con lui. In quel momento ho avuto la fortuna di incontrare il mio primo agente, Giorgio Benati, una persona che è stata importantissima nella mia storia. Lui mi ha aiutato quando ero sconosciuta e ha creduto in me fin dall’inizio. Mi ha portato a fare audizioni in moltissimi teatri italiani fino ad arrivare al Teatro Regio di Parma. Tanti teatri non hanno riposto la loro fiducia in me, d’altronde non avevo esperienza, non parlavo bene la lingua e nel mio repertorio c’era solo “Aida” . 11949558_1004692856248472_3364662782532513910_nQuando arrivata a Parma, il direttore artistico Gian Piero Rubiconi mi ha sentito, e poi mi ha chiesto di cantargli “Vissi d’arte”. Io gli ho risposto che potevo ma che non l’avevo preparata. L’ho cantata e quando sono uscita dal palcoscenico ho visto il signor Benati che aveva gli occhi rossi per la commozione. Io sono uscita e lui è andato a parlare con Rubiconi. Quando è venuto da me mi ha detto che avrei fatto “Tosca” a Parma nella stagione successiva. Io in “Tosca”, una cinese che è arrivata in Italia, il paese più importante e più difficile per il mondo della lirica, in un teatro importantissimo e il più difficile di tutta l’Italia, in un titolo dei più popolari e importanti: mi sembrava incredibile. Mi sentivo anche stressata. Io ero nel secondo cast e sono andata a vedere anche la prima compagnia. Ho visto quindi l’atteggiamento del pubblico che non era silenzioso e clemente, quindi mi sono anche spaventata. La seconda recita era la mia, avevo molta paura, anche perchè il secondo cast in Italia è quello che fa meno prove. “Tosca è poi un’opera difficle, perchè bisogna saper interpretare e recitare, non l’avevo mai fatta, non è come oggi che dopo più di ottanta recite anche se mi chiamano all’ultimo momento non mi spaventa. Un debutto invece è molto più complesso. Avevo avuto la fortuna di studiare il ruolo con Raina Kabaivanska, la più grande Tosca, che per me è stata un angelo. Mi ha insegnato come muovermi, come essere dentro Tosca e i suoi pensieri. Arrivata alla mia recita avevo molta paura ma ho trovato il modo di superarla. Ho pensato alla cantante che più amo, Maria Callas e al suo modo di stare in scena, e pensando di essere lei ho trovato il coraggio per affrontare la recita e attaccare “Mario! Mario!”. Il pubblico è stato silenziosissimo per tutta la recita e hanno applaudito tantissimo “Vissi d’arte”. Sicuramente non ho cantato benissimo, ho sbagliato qualche ritmo, qualche attacco, questo per le poche prove, ma il pubblico ha apprezzato la mia interpretazione. Da lì sono stata invitata a Torino, Torre del Lago e a Verona dal maestro Renzo Giacchieri per “Un ballo in maschera” al Teatro Filarmonico. Da quel momento è partita la mia carriera, una partenza difficile e speciale.

image1 (1)Com’è cambiata la tua visione del personaggio di “Tosca” oggi, dopo tanti anni dal debutto?
La mia Tosca è sicuramente in continua maturazione. La convinzione più grande che ho è che per questo ruolo di voglia una cantante che abbia una grande personalità e che sappia creare un personaggio vero e forte anche dal punto di vista teatrale. Anche quest’anno l’ho fatta in Arena e sono stata molto contenta perchè le recite sono andate bene ed abbiamo avuto un bel successo. Spero di rifare ancora molte volte questo ruolo perchè è veramente molto interessante. Devi essere un’attrice e non solo una cantante.
Se tu fossi Tosca o anche Aida……anche tu ti sacrificheresti per amore?
Se io fossi Tosca agirei nello stesso identico modo. Lei non riesce a vivere senza il suo amore (Mario) e senza il canto. “Vissi d’arte, vissi d’amore” è proprio il manifesto della sua anima. Nella sua mente esiste solo la bellezza e quindi la situazione orribile che le si crea intorno riesce a concepirla e ad accettarla. Le donne pucciniane sono troppo perfette, sono le donne ideali, per cui la morte è l’unica soluzione che hanno per sottrarsi all’imperfezione del mondo.
Aida è un altro tuo cavallo di battaglia…chi è lei per te?
Aida è personaggio che sento ancora più vicino a me. Lei vive in un paese straniero, lontana dai suoi affetti e dalla sua patria. Come io che sono una cinese e vivo lontano dal mio paese e mi trovo sempre in città diverse. Aida poi ha una scrittura dolce, morbida, che richiede i pianissimi. Aida è un personaggio con del temperamento (“Ritorna vincitor” e nei duetti), ma è sostanzialmente dolce. Tosca è invece una donna forte, temperamentosa, insomma, una donna italiana. Penso che il successo che ho avuto in questo ruolo in tutti i più importanti teatri del mondo è dovuto ad una mia sensibilità di carattere, perchè sono entrata totalmente nei panni di Aida. Quando canto “O patria mia” è inevitabile pensare alla Cina, alla nostalgia che io provo verso la mia terra. Come io sono orgogliosa di poter cantare l’opera in tutto il mondo e portare la cina nel mondo, anche Aida è orgogliosa del suo essere etiope. Per lo stesso motivo mi identifico in Madama Butterfly. Perchè anche nella vita io sono dolce, non mi arrabbio mai, non litigo mai con nessuno se non si oltrepassa il limite.
Come descriveresti la tua voce?12502601275_b0fec2d215
La mia è una voce grande, calda, con tanti colori. Ho un bel timbro e ho la possibilità di fare tantissime sfumature diverse con la voce. Ho avuto la grande fortuna di avere questa voce perchè se non l’avessi avuta probabilmente non avrei fatto niente, anche con la grande passione. La mia voce mi piace perchè con gli anni è maturata e adesso la sento più scura. La cosa importante è non affrettarsi a cantare cose più drammatiche poichè dopo non si riesce a tornare indietro. Bisogna mantenere la freschezza e la giovinezza della voce.
Il tuo repertorio si concentra su Puccini e su Verdi, ti definiresti una voce verdiana?
Si, penso proprio di potermi definire una voce verdiana. Quando canto Verdi mi sento completamente a mio agio poichè ho trovato la via giusta per cantarlo. Ho affrontato molti ruoli verdiani come Odabella in “Attila”, Aida, Amelia in “Un ballo in maschera”, Leonora de “Il Trovatore”. Inoltre presto debutterò Leonora de “La forza del destino” e vorrei fare Elisabetta in “Don Carlo”. Per cantare Verdi ci vuole una grande tecnica perchè è molto difficle. Non esige soltanto il sentimento, ma ha bisogno di una tecnica memore della grande scuola del belcanto. Verdi ti insegna come fare con la voce e quindi è sempre un grande piacere. Quest’inverno inciderò un disco interamente dedicato a Verdi.
Pensi un giorno di affrontare anche le eroine verdiane più drammatiche come Abigaille e Lady Macbeth?
Non credo. Io ho molto rispetto di chi ho vicino, per esempio dei pianisti con cui mi preparo, dai quali mi faccio sempre consigliare. La mia voce non è ancora pronta. Forse un giorno farò Turandot, un ruolo che molti teatri mi hanno già chiesto. Ma sicuramente voglio aspettare. Per ora continuerò ad esplorare il repertorio del soprano lirico-spinto.
11825804_990014481049643_7781175873035657493_nSei appena tornata dalla Cina, da Pechino, dove hai debuttato il ruolo di Amelia in “Simon Boccanegra”, accanto a Placido Domingo e sotto la direzione di Myung Whun Chung….com’è andata?
E’ stata una bellissima esperienza ed è stata una grande fortuna debuttare un nuovo ruolo nel mio paese e accanto a questi due grandi musicisti. Oltre a cantare ho potuto imparare da loro molte cose. Mi hanno insegnato come deve essere un’artista. Il maestro Chung per esempio mi ha detto che nonostante “Simon Boccanegra” l’abbia portato in tutti i più grandi teatri del mondo si ritrova sempre a ristudiarlo dettagliatamente ogni giorno, per cercare di migliorare. Se un musicista del suo livello fa così, noi dobbiamo fare ancora di più. Il maestro Domingo è una grande persona e ancora oggi lo ringrazio della fiducia che ha riposto in me, poichè senza di lui la mia vita professionale sarebbe stata sicuramente diversa. Poi in palcoscenico è veramente miracoloso, ancora oggi.
Parliamo un po’ del personaggio di Amelia….come ti senti nei suoi panni?
Il personaggio di Amelia mi sta molto bene. E’ una donna dolce, pura, una figlia e una donna innamorata. E’ facile essere nei suoi panni. Non ho trovato difficoltà dal punto di vista vocale. E’ un ruolo più leggero rispetto ad Aida.
Com’è il rapporto tra la Cina e l’opera?10455334_805572396160520_8150652501714683056_n
In Cina l’opera è molto amata. Il National Centre for the performin arts di Pechino è un teatro eccellente. I dipendenti sono tutti giovani, sia nella parte amministrativa che nell’orchestra e ne l coro. Anche il pubblico è giovanissimo. Tutti hanno più o meno sui ventotto anni. Hanno una grande voglia di fare bene le cose. Hanno chiamato grandi artisti, grandi registi come Hugo De Ana che lavora ormai lì tutti gli anni. Anche i cantanti sono di un buon livello, fanno sempre due cast, uno internazionale e uno cinese. Questo può assicurare un grande futuro alla lirica, perchè la gente in Cina apprezza molto questa arte. Talvolta è difficile trovare i biglietti. Fanno delle produzioni tradizionali ma bellissime e spettacolari. Sono molto contenta che nel mio paese ci sia la possibilità di fare l’opera e io sono veramente orgogliosa di essere nel mezzo tra due culture, quella occidentale e quella cinese. Ed è bello poter rappresentare l’unione tra queste due culture portando la Cina e l’opera nel mondo.
Come ti stai preparando per “La forza del destino” che debutterai a dicembre al Teatro Filarmonico?
Ho già iniziato a prepararmi e mi trovo molto bene con la mia vocalità in quest’opera. Qualche anno fa mi era già stata proposta e io studiandola la trovai troppo pesante per la mia voce. Ora credo sia arrivato il momento giusto, perchè mi sento comoda con la mia voce. Speriamo verrà una bella edizione, e ringrazio anche la Fondazione Arena per avermi dato la possibilità di debuttare questo ruolo al Teatro Filarmonico. E’ un ruolo che porterò l’anno prossimo anche in Germania, a Wiesbaden. Debutterò presto anche “Ernani” a Marsiglia e “Norma” a Oslo. Quindi devo studiare molto.
Come ti prepari generalmente per un ruolo nuovo?

Io studio prima di tutto da sola la parte. Ho un amico che mi aiuta a studiare il libretto e a comprenderlo, questo perchè talvolta trovo delle parole nell’ italiano dell’ottocento che non riesco a capire bene. Mi aiuto anche con il dizionario. Poi vado dalle due eccezionali pianiste che mi aiutano sempre, Cristina Orsolato e Patrizia Quarta, con loro imparo e studio la parte ogni giorno, appena ho tempo.
10308217_798599180191175_5097798016235500106_n (1)Hai dei modelli? o delle cantanti che magari ti stimolano mentre studi un nuovo ruolo?
Io ho due cantanti sopra tutte: Maria Callas e Montserrat Caballé. Queste due grandi artiste mi hanno insegnato molto ascoltandole. Caballé ti insegna tecnicamente come usare il fiato, come fare quei pianissimi straordinari. Callas ti insegna l’espressività, come accentare la parola. Questa è una grande scuola. Io non ho un maestro di canto fisso, da molti anni studio da sola. Ho la fortuna di avere dei pianisti che mi aiutano a capire la mia voce e il suo percorso.
Quali sono i ruoli che sogni e che ancora nessuno ti ha proposto?
Assolutamente Elisabetta del “Don Carlo”. Ho già cantato in concerto l’aria “Tu che le vanità” e spero presto di poterlo affrontare interamente in teatro.
Prossimi impegni…

“Madama Butterfly” alla Bayerische Staatsoper di Monaco, Tosca a Hong Kong. Inoltre inciderò un disco con la Fondazione Arena di Verona, sarò Leonora ne “La Forza del destino” a Verona, “Aida” a Salerno, “Il Trovatore” a Parigi. Tra marzo e aprile mi riposerò in Cina con la mia famiglia, a maggio sarò a Wiesbaden per “La forza del destino” e a Dresda per “Tosca”. Tra giugno,luglio e agosto sarò a Verona e a settembre al Teatro Massimo di Palermo per “Madama Butterfly”, mentre a ottobre sarò a Roma per “Un ballo in maschera”.

In bocca al lupo a Hui He e grazie per la sua disponibilità! 

Francesco Lodola

Per le foto di Aida e Tosca – Foto Ennevi per gentile concessione Fondazione Arena di Verona

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