INTERVISTA AD ANNA PIROZZI

Abbiamo incontrato Anna Pirozzi, soprano in grande ascesa, che in questi giorni debutterà all’Arena di Verona nel ruolo di Abigaille in “Nabucco”. Un ruolo che l’ha vista trionfare su tutti i palcoscenici più importanti, sia in Italia che all’estero. Le abbiamo fatto alcune domande circa il suo percorso, i suoi impegni e i suoi traguardi futuri. Innanzitutto come ti sei avvicinata al canto lirico?

Io ero una cantante di musica pop e quindi andavo in giro per i ristoranti a fare piano -bar. Ho fatto anche dei concorsi di musica leggera che andavano bene, li vincevo. Tutti mi facevano molti complimenti e mi consigliavano di andare a studiare al conservatorio, ma io rispondevo che al conservatorio si poteva studiare solo canto lirico ed io non conoscevo la lirica e non ero interessata. Ad un certo punto ho deciso di iscrivermi con l’intenzione di imparare a leggere la musica. Per entrare nella classe di canto ho dovuto fare un esame di ammissione, per il quale ho preparato l’unico pezzo lirico che conoscevo, ossia l’Ave Maria di Schubert che cantavo anche ai matrimoni. Il maestro che mi ascoltò e che mi seguì per tutta la mia permanenza all’Istituto Musicale di Aosta (Marco Ricagno), mi chiese se avessi mai studiato lirica e io ovviamente risposi di no e lui disse che probabilmente avevo una predisposizione naturale al canto lirico. Iniziai a frequentare e il mio maestro iniziò a farmi sentire le voci dei grandi del passato, tra cui Maria Callas con la quale avvenne il colpo di fulmine. La voce rispondeva e ho capito che forse questa era la mia strada. Andai a cercare il maestro della vita, ma poi capii di averlo proprio vicino casa, fu e lo è tutt’ora, il baritono Federico Longhi, con il quale, con tanto studio, ho raccolto i primi successi. Ho frequentato molti masterclass e ascoltato i grandi, ho cantato nei cori polifonici femminili, poi nei cori d’opera, fino a ricoprire piccole parti e poi i grandi ruoli. Ho fatto quindi le classiche tappe. Il mio debutto è arrivato solo tre anni fa e credo sia giusto così perchè sono nell’eta giusta per cantare il mio repertorio che è piuttosto pesante.

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Foto di Alfredo Tabocchini

Come ti ha influenzato il mondo della musica leggera nel tuo approccio al canto lirico e all’interpretazione dei tuoi personaggi?
L’interpretazione è un fattore di natura, che non si può studiare. Ero sicuramente già portata verso questo mio modo di esprimermi. Rispetto alla musica leggera nell’opera c’è molto più da fare e da comunicare e tutto ciò lo si acquisisce anche con l’esperienza.
Come descriveresti la tua voce?
Non la descriverei (ride)……perchè riascoltandoti la tua voce non è mai quella che tu credi. Non mi piaccio moltissimo……mi registro sempre (per correggermi a casa) e quando mi riascolto sento una voce corposa e robusta. Quello che mi piace è il colore della mia voce. Gli altri dicono che io sia una voce verdiana……
Secondo te cosa vuol dire “voce verdiana”?
Cantare Verdi vuol dire portare in scena i sentimenti e gli accaduti quotidiani della vita, dove il pubblio si rivede ed entra in empatia con il cantante. Secondo me per cantare Verdi ci vuole una buona dizione perchè tutto si gioca sugli accenti e sul senso della parola scenica verdiana. Ma questo è comune a tutti i compositori. Poi c’è qualcuno a cui la scrittura verdiana è più congeniale e io credo che per la mia voce lo sia. Trovo soprattutto congeniali a me le opere del “primo” Verdi e quella tipologia di scrittura vocale. Molti dicono che io sia un soprano “drammatico di agilità” e che la mia voce assomigli un po’ a quella di Ghena Dimitrova e di Anita Cerquetti e che comunque riporti alla mente le voci del passato.
La tua è una voce anche dal volume imponente….quanto è importante?
Ci vuole anche il volume visto anche il mio “volume”. Credo il fisico si adattati alla voce anche se ci sono delle colleghe più esili fisicamente che hanno un grande volume vocale. La mia voce nei grandi spazi dunque corre bene. Ho appena avuto un’esperienza allo Sferisterio di Macerata e tutti mi hanno detto che la mia voce sembrava in “stereofonia” poichè arrivava in tutti gli spazi del teatro. Certo lo Sferisterio ha dimensioni più contenute dell’Arena di Verona….

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Foto di Roberto Ricci

Parliamo dunque dell’Arena…..come ti senti? sei emozionata?
Sono molto emozionata e molto timorosa anche perchè ho fatto poche prove. Per fortuna debutto in questo teatro con un ruolo, Abigaille, che ho fatto tantissime volte e che canto anche “a testa in giù”. Dunque da questo punto di vista sono tranquilla. Devo vedere come reagisce la mia voce. Penso anche che “Nabucco” sia un’opera assolutamente adatta all’Arena. Era il mio “sogno nel cassetto” da tantissimi anni.
Abigaille è sicuramente il tuo cavallo di battaglia…parlaci di questo personaggio.
Abigaille è un ruolo che ho cantato talmente tante volte che ogni volta sono stimolata a trovare qualche cosa di nuovo. Il personaggio è quello di una donna fragile che vuole dimostrare di avere potere e di essere cattiva, ma non lo è. Infatti alla fine cede ai suoi sentimenti. Voleva solo più amore dal padre e da Ismaele. Penso abbia usato solo delle armi sbagliate per ottenerlo. Ogni volta che la canto aggiungo qualcosa di mio, ispirata dalla regia, dal luogo, dalle emozioni e dalle sensazioni che sto provando in quel momento. La sento veramente “mia” anche vocalmente. Ne conosco tutte le sfaccettature, i trabochetti, i trucchetti per arrivare alla fine fresca.
Nella prossima stagione sarai Aida al Teatro Regio di Torino e farai il debutto nel ruolo di Lucrezia Contarini ne “I due Foscari” accanto a Placido Domingo e in quell’occasione sarai per la prima volta alla Scala. Come ti stai preparando per questi impegni?
“Aida” l’ho già fatta in piccoli teatri di provincia ma cantarla a Torino, in un grande teatro, sarà come debuttarla nuovamente. Per me è un ruolo difficilissimo alla pari di Leonora ne “Il Trovatore”. Sarà anche la prima volta che lavorerò con Gianandrea Noseda e quindi è un doppia emozione. A Torino mi sento anche un po’ a casa perchè ho studiato per un po’ di tempo al Conservatorio “G. Verdi” con Silvana Moyso, e poi sono vicina alla Valle d’Aosta dove ho vissuto per molto tempo. Poi mi preparerò per la Scala dove canterò accanto a Placido Domingo e sotto la direzione di Michele Mariotti. Con Mariotti ho già lavorato in precedenza, mentre con Domingo sarà la prima volta. Lucrezia Contarini è un altro grande personaggio. Non conoscevo l’opera e me ne sono innamorata. Anche questo è un ruolo difficile perchè sta sempre in scena e canta sempre. Speriamo dunque che la Scala sia clemente.
L’altro grande ruolo che debutterai è quello di Adriana Lecouvreur al Teatro di San Carlo di Napoli…….
Adriana è un altro grande ruolo e un’altra sorpresa. Anche questo è sempre stato un mio sono. Le due bellisisme arie “Io son l’umile ancella” e “Poveri fiori” le ho sempre cantate in concerto e le ho studiate in conservatorio fin dall’inizio. Fare tutto il ruolo è ovviamente tutta un’altra cosa soprattutto con queste parti parlate, declamate. Mi piacciono le sfide e sperimentare. Anche perchè credo sia giusto poter sperimentare in questo momento della mia carriera. Sento di avere una grande duttilità nella voce. La cosa che spesso mi viene criticata positivamente è proprio questa freschezza nella voce, questa tendenza a non scurire mai e a mantenere la naturalezza del timbro anche negli acuti.

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Foto di Alfredo Tabocchini

A Macerata hai affrontato nella stessa sera i ruoli di Santuzza in “Cavalleria Rusticana” e Nedda in “I Pagliacci” (questo un debutto). Qual è stata la sfida di cantare di seguito due roli diversi sia vocalmente sia interpretativamente?
Io non li ho pensati come due ruoli staccati ma come una sola ed unica opera. Sono due ruoli differenti ma non così tanto. La cosa di cui sono felice è che ho avuto la possibilità di provare la parte più leggera e frivola della mia voce. Facendo sempre ruoli drammatici non si può dare sfogo alla leggerezza che è parte del ruolo di Nedda. Molti sono rimasti stupiti che io facendo Abigaille riesca a cantare una parte così diversa, soprattutto nell’aria. Santuzza è un ruolo che ho già cantato ma non la sento completamente mia. Credo che per il ruolo ci vogliano voci quasi mezzosopranili. Nedda invece mi sta benissimo. Il finale poi è bellissimo. Vocalmente il mio pensiero era di riuscire a reggere per la durata di tutta la serata. Cavalleria è più pesante, mentre nei Pagliacci (pur essendo anch’essa impegnativa) si ha il tempo di riposare la voce.
E dal punto di vista emotivo e psicologico com’è passare da due ruoli così diversi?
Non è stato molto difficile. Santuzza mi prova moltissimo emotivamente e addirittura non riesco a trattenere le lacrime in scena. Però si ha il tempo di chiudere e di passare all’altro personaggio. Anche se è brutto dirlo, fa parte del nostro mestiere. Sono felice di essermi avventurata in questa prova e sono contenta che sia andata molto bene.
Quali sono i ruoli che vorresti assolutamente affrontare in futuro?
Un ruolo che inseguo da un po’ è Norma. C’ero quasi…ma la produzione per problemi vari non si è fatta. Poi ci sono tanti ruoli verdiani come Odabella in “Attila”, Elisabetta in “Don Carlo” e Leonora ne “La forza del destino” che debutterò a Genova. Un altro ruolo che mi sta a cuore è La Gioconda.
Come ti prepari per un nuovo ruolo?
Se so di dover debuttare un ruolo nuovo molto tempo prima (come per “I due Foscari”) inizio subito ad ascoltare l’opera quasi tutti i giorni seguendola con il libretto e memorizzando le melodie. Poi con lo spartito inizio, da sola, a studiare e suonare la linea del canto. Successivamente vado dal mio maestro vocale e poi vado da un maestro spartitista, magari esperto della prassi dell’autore che sto studiando. Subito dopo inizio a memorizzarla tutta. Sono tanti passaggi…..Poi magari leggo anche i romanzi da cui è stato tratto il soggetto…

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Foto di David Tavan

Hai dei modelli vocali a cui maggiormente ti ispiri o che magari ascolti quando stai preparando un’opera nuova?
I miei idoli sono Maria Callas e Ghena Dimitrova. Abigaille per esempio l’ho studiata avendo nella testa il personaggio creato dalla Dimitrova. Il personaggio e il suo carattere come lo scolpiva lei non lo fa nessuno. Per ogni opera ascolto una galleria di interpreti del ruolo. Per Lucrezia Contarini per esempio sono rimasta affascinata dall’interpretazione di Leyla Gencer e la sto ascoltando molto. Un’altra Lucrezia più recente che mi piace moltissimo è quella di Dimitra Theodossiou. Ovviamente la parte va adattata alla mia voce e non voglio imitare nessuno.
Prossimi impegni.
“Aida” a Torino, poi una sorpresa che ancora non sveliamo, “Nabucco” a Piacenza con Leo Nucci, alcune recite di “Nabucco” a Stoccarda, “I due Foscari” alla Scala, “Nabucco” a Las Palmas e Menorca, “La forza del destino” a Genova e “Adriana Lecouvreur” a Napoli.

In bocca al lupo ad Anna Pirozzi e grazie per la sua disponibilità!!

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2 pensieri su “INTERVISTA AD ANNA PIROZZI

  1. Caterina ha detto:

    Effettivamente è stata una ottima Nedda a Macerata. Recentemente avevo anche ascoltato la Agresta nello stesso ruolo a Salisburgo e credevo non si potesse fare di meglio. Ora mi sento di dire che entrambe sono alla pari . Brava Anna!

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