Arena di Verona 2015: Roméo et Juliette

Ogni volta che arriviamo al finale di quest’opera veniamo tutti sconvolti dalla forte emozione con quell’immagine dei due innamorati veronesi corrono per la platea mano nella mano rendendo il loro amore eterno e universalemain.0508_R_J_fotoEnnevi_0649_20150804. Il 21 agosto andava in scena la seconda rappresentazione di “Roméo et Juliette” di Charles Gounod, nell’allestimento firmato da Francesco Micheli per la parte registica. L’idea di Micheli è chiara: Romeo e Giulietta non sono altro che l’emblema dell’amore, un amore che rompe tutti i limiti spazio-temporali e che diviene più forte superando tutti gli ostacoli della vita. ed è proprio quella corsa finale a dircelo. Romeo e Giulietta non muoiono realmente perchè sono insieme, uniti e il loro amore può sconfiggere anche la morte. Le scene di Edoardo Sanchi sono stilizzate ed efficaci e funzionali sono anche i costumi di Silvia Aymonino che attingono dal mondo del fantasy, e di un medioevo astratto, proprio per dare la dimensione universale della storia. Belle le coreografie di Nikos Lagousakos eseguite efficacemente dal corpo di ballo dell’Arena diretto da Renato Zanella.

Daniel Oren pare veramente essere in simbiosi con questo spazio. Non ce ne vogliano gli altri, ma quando il maestro Oren sale sul podio dell’orchestra areniana tutto sembra più magico, tutti sembrano più motivati e più entusiasti. Sicuramente sono spinti dall’entusiasmo stesso del maestro che sprigiona tutta la sua energia e dona una lettura della partitura assolutamente superba. Nessun aspetto di questa musica meravigliosa è trascurato, i cantanti sono accompagnati alla perfezione e spronati a dare del loro massimo. main.0508_R_J_fotoEnnevi_0445_20150804[1] BERRUGI

Nella nutrita schiera dei comprimari troviamo gli ottimi Marcello Rosiello (Grégorio), Nicolò Ceriani (Paris), Francesco Pittari (Benvolio), Deyan Vatchkov (Le Duc de Vérone) e Alice Marini (Gertrude).

Enrico Marrucci è distinto Capulet mentre Giorgio Giuseppini è nuovamente un eccellente Frère Laurent.

Leonardo Cortellazzi pare quasi sprecato in ruolo come quello di Tybalt dove non ha modo di mostrare tutto il suo talento. Comunque una prova rimarchevole ed eccellente.

Michael Bachtadze è un ottimo Mercutio ma probabilmente avrebbe bisogno anche lui di un ruolo più ampio dove mettere in gioco un potenziale vocale ed espressivo notevole. Nino Surguladze è uno Stéphano di importante presenza scenica e vocale che sa giocarsi benissimo l’occasione della canzone “Que fais-tu, blanche tourterelle”.

Giorgio Berrugi è un Roméo veramente perfetto. Per il tenore Romeo è un ragazzo innamorato, immaturo per certi versi, non è un cavaliere errante, un eroe, è un semplice adolescente, il cui amore è puro e privo di calcoli e pensieri. Vocalmente il cantante non sbaglia un colpo. Il timbro è veramente bellissimo, di puro tenore lirico che sa assecondare gli accenti, sa accendersi di ardore e smorzare a tutte le altezze. L’aria è cesellata benissimo con tocchi di vera poesia e ogni duetto lo trova perfetto fino al finale di incredibile intensità.

main.0508_R_J_fotoEnnevi_0338_20150804[1] LUNGUGli è stata accanto la mirabile Juliette di Irina Lungu, che ogni volta ritroviamo più matura come cantante e interprete. Innanzitutto la voce, che sembra fatta di madreperla, vellutata e limpida in tutta la gamma. Loderemo poi le agilità che sono leggere e luminose come stelle filanti. La cantante colora ogni nota con una sfumatura diversa e da questa ricerca ha avuto origine un valzer ( “Je veux vivre”) che è stato tutto uno sprizzare di vivacità e voglia di vivere. L’aria del veleno è stata com’è giusto tumultuosa, drammatica, di un’intensità da “pelle d’oca”. La Juliette della Lungu anche scenicamente non è un’adolescente innamorata che si ritrova a dover gestire un amore troppo grande ma è una creatura astratta, al di sopra di tutto, che sembra fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

Caloroso successo da parte di un’Arena – spiace dirlo – molto vuota.

Francesco Lodola

Foto Ennevi

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