ARENA DI VERONA: AIDA (CAST ALTERNATIVO)

Il 19 luglio è andata in scena all’Arena di Verona la settima rappresentazione di Aida, con un cast quasi del tutto diverso rispetto a quello della prima. La produzione era firmata da Franco Zeffirelli. Lo spettacolo era tipicamente nel suo stile: visivamente molto suggestivo ma statico e inutilmente carico di orpelli. Insomma il trionfo delle scene di massa, degli stendardi, degli ori e dei moretti in calzamaglia. Uno spettacolo di gusto datato perchè non riesce a rendere l’intimità della storia di Aida e la sua freschezza. Bruttissimi per esempio i danzatori con le sembianze di variopinti uccelli (già presenti nella produzione scaligera del 2006) che compaiono in ogni occasione. Sicuramente però è uno spettacolo efficace per il pubblico areniano che si aspetta il colpo teatrale, qui dato dalla gigantesca piramide rotante che domina il palcoscenico. Belli i costumi di Anna Anni e anche la coreografia di Renato Zanella.

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Dal punto di vista musicale le cose sono andate bene.

Omer Meir Wellber ritorna nuovamente in Arena con Aida. Ha saputo controllare maggiormente il rapporto tra buca e palcoscenico e ha dato maggiormente attenzione ai cantanti. La sua direzione è ricca di dettagli, in particolare nel III e nel IV atto. Tuttavia in alcuni momenti si sono registrati alcuni scollamenti con le voci in palcoscenico. In particolare durante la scena del trionfo si è assistito ad un vero e proprio scollamento tra l’orchestra e il coro e la banda interna che ha costretto il direttore a fermarsi per bilanciare i tempi.

Stella Zhang (Sacerdotessa) e Antonello Ceron (Un messaggero) hanno dato il loro efficace contributo.

Ingsum Sim confermava l’ottima impressione data poche sere prima in “Don Giovanni”. Un Re dalla voce sana, bellissima in tutta la gamma e dalla linea elegante.

Dmitry Beloselsky (Ramfis) è un cantante di grande classe vocale. Voce non torrenziale ma perfettamente emessa e sicura
in tutta la gamma. Il basso ha delineato un personaggio nobile e altero.

Ambrogio Maestri rappresenta la voce perfetta per l’Arena. Appena entra in scena conquista per la sua presenza scenica imponente e per il volume di voce mastodontico che però si sa assottigliare per scolpire gli accenti verdiani Una vera e propria lezione di canto il duetto con Aida del III atto, in cui le dolcezze si alternavano a vere folgori vocali culminanti nella celebre frase “Dei Faraoni tu sei la schiava!”. Ancora una volta il baritono pavese ha dimostrato la sua padronanza di questo ruolo e la sua congenialità al repertorio verdiano. main.190715_Aida_FotoEnnevi_007_20150719[1]

Ekaterina Gubanova faceva finalmente il suo debutto all’Arena di Verona. Voce sanissima, di colore scuro e splendente e sicurezza in tutta la gamma. Non si può però ridurre la sua interpretazione solo a questo. Il mezzosoprano ha cantato una Amneris assolutamente superba. Ogni accento era studiato, ogni gesto e ogni sguardo. Ciò che colpisce è la profonda femminilità di questa Amneris, la sensualità, la carnalità del suo canto. Colpisce la sua regalità e fierezza. Per questo colpisce ancora di più la disperazione della scena del giudizio che viene coronata da un limpido e lungo acuto finale.

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Radames doveva essere Fabio Sartori, che indisposto non si presentava alla recita. Il ruolo del condottiero è stato quindi assunto in corsa da Dario Di Vietri.   Il giovane tenore ha dimostrato anche in questa serata la sua continua crescita come artista e cantante. Ovviamente la frequentazione del ruolo e le prossime recite recite in Arena, gli consentiranno di prendere ancora più confidenza con la parte. Già in questa occasione però la resa del personaggio è stata molto convincente. Vocalmente abbiamo ascoltato una prestazione lodevolissima, fin da un “Celeste Aida” fraseggiato con grande attenzione e coronato da uno sfolgorante sib acuto. Inoltre convince anche la presenza scenica. Finalmente un Radames giovane e credibile come condottiero e innamorato.

Maria Jose Siri era per la centesima volta Aida. E le auguriamo di fare altre 100 recite così. La sua è stata un’Aida assolutamente centrata. La vocalità è perfetta sia nei passaggi più lirici che in quelli drammatici. Colpisce fin dall’entrata per questa sua immedesimazione nel personaggio. Si percepisce il suo dissidio interiore e il suo tormento tra la patria e l’amore. Tutte e due le arie sono state miniate alla perfezione. Teatralmente era pure molto convincente: ha colpito il suo sguardo, lo sguardo di Aida, quando vede passare nel II atto davanti ai suoi occhi, l’uomo che ama e la sua trionfante rivale: uno sguardo pieno di dolore e di consapevolezza della propria impotenza.

Alla fine grande successo per tutti da un’Arena gremita ma assolutamente non piena.

Francesco Lodola

Foto Ennevi per gentile concessione Fondazione Arena di Verona

19/7/2015

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