Teatro Filarmonico: LA TRAVIATA

E’ da oltre vent’anni, dal suo debutto allo Sferisterio di Macerata, che la Traviata cosiddetta degli specchi viene allestita su numerosi palcoscenici italiani, nella veste scenografica creata da Josef Svoboda. In questa occasione la scenografia è stata ricostruita grazie a Benito Leonori mentre la regia era firmata da Henning Brockhaus. Lo spettacolo previsto da Svoboda risolve tutti i problemi di mettere in scena Traviata e le dona la sua dimensione intima, interiore, con il gioco di un grande specchio in cui il mondo dissoluto in cui Violetta vive si riflette, e nel quale si riflettono gli stessi tumulti interiori della protagonista. La regia riusciva ad aiutare i cantanti ad interagire con lo specchio anche se spingeva troppo sulla caratterizzazione del personaggio di Annina che risulta troppo esuberante.

L’orchestra della Fondazione Arena di Verona era diretta da Marco Boemi che ha intessuto una lettura dell’opera sin troppo pesante e carica nelle sonorità e talvolta mettendo in difficoltà i cantanti in palcoscenico.

Francesca Dotto e Jessica Nuccio erano Violetta.
Francesca Dotto ha mostrato una vocalità forse timbricamente non privilegiatissima ma dalla grande capacità drammatica. Il soprano trevigiano ha intelligentemente scavalcato tutte le insidie del primo atto (mib compreso), per poi scavare in tutte le sfaccettature psicologiche di Violetta, emergendo nel II atto.

Jessica Nuccio si trova come interpretazione quasi totalmente agli antipodi. Innanzitutto la vocalità della Nuccio è di puro velluto, morbida e veramente suggestiva, con acuti di sfolgorante bellezza (come il sovracuto del finale primo). Il personaggio che creava la Nuccio era voluttuoso, fragile, quasi febbrile, insomma un ritratto sfaccettato e estremamente intenso. Due bellissime interpretazioni da due cantanti giovani.

Antonio Poli si è dimostrato cantante pienamente all’altezza del ruolo di Alfredo con una voce di bellissimo colore latino e con un’interpretazione di solare esuberanza che però non rifiuta i colori della partitura verdiana.

Hoyoon Chung rispetto al collega si trova qualche gradino più sotto, poichè solo nell’ultimo atto arriva a risultare del tutto convincente. Anche teatralmente è risultato un po’ acerbo.

Simone Piazzola era Giorgio Germont, personaggio che è divenuto ormai il suo cavallo di battaglia e che ha portato già in alcuni dei più importanti teatri italiani e internazionali. Voce d’oro, bellissima e che pare onnipotente tanti sono i colori che sgorgano. Ogni accento sembra studiato minuziosamente, ogni gesto. Un’interpretazione da incorniciare tra le più significative degli ultimi anni. Un grande baritono che farà sempre di più parlare di sé.

Bene i comprimari Antonello Ceron (Gastone), Elena Serra (Flora), Nicolò Ceriani (Barone Douphol), Gianluca Breda (Dottor Grenvil), Alice Marini (Annina), Dario Giorgelè (Marchese D’Obigny), Francesco Pittari (Giuseppe) e Romano Dal Zovo (Domestico/Commisario).

Successo per tutti con i toni del trionfo per Francesca Dotto, Jessica Nuccio, Antonio Poli e Simone Piazzola.

Francesco Lodola (IeriOggiDomaniOpera)

28/01/2015

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