Teatro Filarmonico di Verona: “Lucia di Lammermoor”

Per aprire la stagione 2014 – 2015 della Fondazione Arena di Verona è stata scelta “Lucia di Lammermoor”, perla del catalogo donizettiano e capolavoro dell’opera italiana dell’Ottocento. Il 13 Dicembre (giorno di Santa Lucia) è andata in scena al Teatro Filarmonico la prima rappresentazione dell’opera che non veniva rappresentata in terra veronese dal 1996 quando i due protagonisti furono incarnati da Pietro Ballo e Valeria Esposito.

L’allestimento dell’opera proveniva dal Teatro Massimo Bellini di Catania e firmato dalla regia di Guglielmo Ferro, le scene di Stefano Pace, le proiezioni di Massimiliano Pace, le luci di Bruno Ciulli e i costumi di François Raybaud. Lo spettacolo è molto spento anche se ravvivato da alcune proiezioni, inoltre l’ambientazione è molto chiara poichè i costumi parrebbero ottocenteschi mentre l’arredamento scenico è goticheggiante. Tuttavia l’allestimento aiutava a focalizzare tutto sul versante musicale.

Sul podio saliva Fabrizio Maria Carminati che ha diretto una eccellente Lucia, non trascurando nessuna delle componenti drammaturgiche dell’opera, dalle parti più drammatiche a quelle più patetiche, intime e liriche. Inoltre il direttore si è messo al servizio del canto cosa non comune e non facile da riscontrare. Veramente una bellissima prestazione, elegante e senza sbavature.

Il cast vocale radunato per l’occasione era meritevolissimo con punte di eccellenza nei due ruoli protagonistici.

Elisa Balbo (Alisa) e Francesco Pittari (Normanno) sono stati più che distinti nelle loro rispettiva parti.  Alessandro Scotto di Luzio è stato un bravissimo Arturo, ed è riuscito a ritagliarsi un suo spazio anche in una parte piuttosto ingrata.

Sim Ingsum è stato un ottimo Raimondo, dalla voce di basso calda e tecnicamente molto ordinata. Il basso coreano ha ricevuto inoltre numerose richieste di bis (non concesso) dopo la sua vibrante scena con il coro nel III atto (“Dalle stanze ove Lucia”).

Marco di Felice è stato un Enrico riuscitissimo nella parte vocale grazie ad un timbro scuro ed espressivo e un fraseggio molto attento. Quello che però è mancato a questo valentissimo baritono è stata la quadratura del personaggio dal punto si vista scenico, forse anche a causa di un lavoro di regia che non lo ha stimolato abbastanza.

Piero Pretti è stato un eccellente Edgardo. Questo personaggio che lo ha consacrato anche al Teatro alla Scala mette in risalto tutte le migliori qualità di questo tenore. Pretti affronta la parte con freschezza e con evidente facilità. Mette in risalto il cotè lirico e eroico della parte regalando una scena finale di grandissimo splendore vocale e interpretativo.

La serata segnava infine il debutto nella parte di Lucia del soprano russo Irina Lungu. La Lungu tornava a Verona, nuovamente con un ruolo donizettiano dopo il debutto in Norina in “Don Pasquale”, opera inaugurale della scorsa stagione. Il soprano sembra avere nel compositore bergamasco un autore a lei molto congeniale. Fin dalla sua entrata ha centrato pienamente la psicologia del personaggio e ha sfoderato una vocalità di grande bellezza timbrica e con grande scioltezza nella coloratura. Ha gestito con grande brillantezza tutta l’estensione della sua voce arrivando con irrisoria facilità a toccare le note estreme della parte. La scena della pazzia è stata espugnata dalla cantante con enorme bravura e notevole capacità interpretativa. Un debutto sensazionale! Alla fine applausi per tutti e trionfo per i due protagonisti!

Francesco Lodola (IeriOggiDomaniOpera)

19/12/2014

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