NOTTI MILANESI: SIMON BOCCANEGRA ALLA SCALA

Ed eccoci all’ultimo titolo operistico della stagione 2013-2014.

Avevo già visto questa produzione con un cast pressochè uguale a quello che adesso compone la seconda compagnia.

Cast della ripresa, va detto sin da subito, nettamente superiore a quello della prima versione del 2010, con punta di diamante un Leo Nucci che se negli ultimi tempi aveva accusato qualche debolezza vocale, l’altra sera ha dato prova di un carisma contagioso e di una vocalità, per la sua rispettabile età, ancora salda e imponente. Un Simone decisamente drammatico, intenso come il corsaro che è stato, ma regale, maestoso come il doge che è. Voce ben proiettata, un timbro decisamente maturo e di grande caratura drammatica.

Convince anche Ramon Vargas nei panni di Gabriele Adorno. Era tanto tempo che non ascoltavo questo tenore, che mi è sempre piaciuto. Interessantissima la sua vocalità, da tenore lirico, ma dal timbro dolce e cremoso, che evita le tipiche “sparate” in cui altri cantanti in questo ruolo rischiano di cadere. Unico neo la messa in voce, un po’ stentata in alcuni punti.

Grandissima Carmen Giannattasio, che con la sua voce squisitamente lirica, i suoi acuti saldissimi e il suo incantevole fraseggio da vita ad un’Amelia sentita, coinvolgente. Ottima proiezione, la voce è sonora, arriva bene in tutta la sala, ben emessa. Va anche detto che la Giannattasio ha una capacità interpretativa davvero rara, un’attrice esperta oltre che una ammirevole cantante.

Soddisfacente è anche il Fiesco di Alexander Tsymbaliuk, un basso dalle grandi qualità vocali. Colpisce soprattutto la “profondità” della sua voce, poiché possiede un meraviglioso registro basso, in cui le note sono emesse con grande limpidezza timbrica. Un tantino carente in interpretazione.

Performance sempre positiva per Vilaliy Bilyy, già apprezzato in Cavalleria Rusticana, che interpreta un Paolo assolutamente di pregio, con quel timbro timbro meraviglioso e brunito che già mi aveva colpito.

Una nota di lode per il sempre presente Ernesto Panariello, uno dei migliori comprimari del teatro secondo me; meno bene per Barbara Lavarian, nei panni dell’ancella.  Apprezzabile invece Luigi Albani, una dignitosa voce di tenore per il capitano dei Balestrieri.

Stefano Ranzani torna in Scala, con una conduzione essenzialmente innocua, ma ben lungi dall’eccellenza, o dato ancora peggiore, dall’originalità. Equilibrati i complessi, che però non stupiscono, costretti in una lettura di routine, apatica, tendente al “fracassone” in molti punti,  e in generale tutta improntata su un mezzoforte costante.

Il fatto che si senta comunque una preparazione basilare di orchestra e coro non rende questa una memorabile lettura, che essenzialmente manca di spunti davvero originali. Un onesta sufficienza, ma nulla di più, in pratica. Preferibile in ogni caso alla direzione disordinata e scialba di Barenboim quattro anni fa.

La ripresa dell’allestimento di Federico Tiezzi, presentato nel 2010, conferma il mio parere su di esso.  Non brutto, come si è troppo spesso detto, le scenografie sono interessanti, le atmosfere ben studiate e i costumi gradevoli. Lo trovo più che altro incompleto. Manca di un quid che lo renderebbe davvero originale, c’è in esso un certo refuso di clichè che penalizza quella che potrebbe spiccare come una produzione decisamente più accattivante. Unica critica che mi sento di muovere nel concreto, a mio avviso mal realizzata in molti (troppi) punti la contaminazione scenografica tra antico e moderno; l’idea trova pure una sua realizzazione pratica, che però risulta acerba e quasi posticcia.

Teatro tutt’altro che pieno, le recite con Placido Domingo hanno fatto il tutto esaurito penalizzando un po’ questo primo cast, che invece consiglio vivamente di preferire, nulla togliendo alla grandezza di quest’ultimo, beninteso. Ma in questa compagnia, oltre che a un artista leggendario e a un bravo tenore come può essere Sartori, c’è anche dell’altro.

Chiusa la stagione, ci aggiorneremo a Dicembre, con Fidelio di Luwdig Van Beethoven.

Saluti da Milano, alla prossima (stagione)!

Stefano de Ceglia

16/11/2014

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