NOTTI MILANESI: OTELLO ALLA SCALA

Partitura splendida, rilucente come l’ottone e di grande maestà drammatica quella dell’Otello di Rossini,  una delle molte composizioni che regolarmente vengono tenute nel dimenticatoio del genio pesarese.
Sono contento di averla ascoltata per la prima volta dal vivo alla Scala e che proprio il Teatro abbia preso in considerazione di riportarla sulle scene, peraltro con un notevole risultato e positivo riscontro di pubblico Prova che anche se non si rappresenta solo il Barbiere il pubblico non diserterà perché “non c’è Figaro qua Figaro la”.

Nella torrida serata del 7 Luglio quindi mi sono recato al Piermarini.
Lui, il Moro di Venezia era Gregory Kunde, che in tarda età sta diventando presenza assidua nel ruolo, sia verdiano che rossiniano. Niente di meglio,data la splendida voce che anzi con il passare degli anni si è notevolmente arricchita in eleganza e proiezione. Kunde fatica in alcuni punti, i più impervii e si sente, ma ciò non inficia su una prestazione eccellente.

Rodrigo era Juan Diego Florez. Egli aveva trascorso un periodo non troppo favorevole in cui la voce si era notevolmente indebolita. Torna alla Scala con un mezzo che (quasi) è quello dei primi tempi. Il timbro tipico suo, squillante come una fanfara ma capace di dolci pianissimo; si aggiunga a ciò una eccellente capacità di fraseggio.
Iago, Edgardo Rocha, è stata una piacevole sorpresa. Una voce calda, cremosa ma che ben si adatta alla psicologia ingannatrice e ammaliante del temerario personaggio. Notevolissimo il duetto con Kunde, nel quale ha saputo tenere testa  al protagonista.

Olga Peretyatko è sempre un regalo per le orecchie. Con la sua vocalità fluida e pura, canta una Desdemona angelica, beata. Come sempre è sostiene la piccata, irta e precisissima coloratura, che è davvero il suo punto di forza. Credo che questo sia decisamente il suo repertorio.

Altra splendida scoperta è stata Annalisa Stroppa, nei panni di Emilia. Bisogna dire che Rossini (e non perché in generale lo prediligo) ha dato maggiore rilievo a questo personaggio, precorrendo anche la creazione che molto piacerà al romanticismo del mezzosoprano-confidente. E la Stroppa ha reso in modo mirabile la partitura, dolce, comprensiva. La sua voce corre benissimo lungo tutta la sala, e ha uno splendido registro basso.
Bene anche i comprimari, Roberto Tagliavini e Nicola Pamio.

L’orchestra diretta da Muhai Tang è gradevole. Non sfocia pressoché mai nel bandistico, che in questa partitura di un Rossini inaspettatamente  (fino a un certo punto: si pensi solo a Maometto II o Tancredi) trionfale costituisce un rischio. I tempi tenuti sono giusti, forse un poco lenti, e i complessi, anche il coro, suonano con pienezza e garbo.

La regia di Jurgen Flimm rappresenta il lato nero di questo allestimento. Non mi è piaciuta per due motivi: il primo, poiché trovo inutile per un’opera così rara mettere in scena la solita, trita, monoscenografia sui toni ghiaccio e le scelte registiche da film commerciale, come per esempio Iago che tenta di aggredire Desdemona, o Rodrigo che manda “a quel paese” Otello. Sarebbe stato molto più interessante assistere ad una interpretazione il più possibile asciutta, fedele al libretto.  Il secondo, poiché non ho capito francamente dove stia la differenza con Shakespeare se si inscena un Otello, impulsivo, iracondo,  che appena gli toccano la moglie da fuori di matto. Quello di Rossini non è l’eroe dei chiaroscuri che fu del genio inglese e poi, anche se in maniera diversa, di Verdi. E’ comunque l’eroe del belcanto, il guerriero nobile.

Una sala piena e cocente accoglie con entusiasmo tutti gli interpreti e il Maestro.
A Settembre l’Elisir d’amore, di Gaetano  Donizetti.

Saluti da Milano, alla prossima!
Stefano de Ceglia

14/7/2015

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