NOTTI MILANESI: LUCIA DI LAMMERMOOR ALLA SCALA

La ripresa della Lucia di Lammermoor nell’allestimento Newyorkese di Mary Zimmermann, già  nella scorsa stagione, ha sancito il ritorno di una vera Lucia alla Scala. Un peccato che questa compagine sia stata scritturata per gli abbonamenti minori, quando invece avrebbe potuto meglio figurare nell’edizione dell’anno scorso.

Le Lucie sono Diana Damrau ed Elena Mosuc. Entrambe ariste in carriera, esperte nel belcanto e dotate di un ammirevole mezzo. Ho ascoltato la seconda solamente in un frammento di prove, e mi sembra che sia stata assai convincente. Parlerò invece della prima.
Diana Damrau ha dato vita ad un personaggio completo, sia vocalmente che sul fronte interpretativo.
La voce è potente, sonora, piena nel registro medio e scintillante nei sovracuti, emessi con enorme sicurezza. Qualche incertezza nella sortita non ha pregiudicato una performance di assoluto pregio, che ha toccato il suo apice nella scena della pazzia, dove la Damrau ha fatto sfoggio di tutta quella serie di agilità perfettamente studiate e controllate. Un poco affaticata ha poi eseguito molto bene la cabaletta. Ottima la scelta della cadenza liberty della Dal Monte. Se è pur vero che si tratta di una scelta non “originale” (ma che vuol dire poi?), è sicuramente quella più affascinante e armoniosa nell’insieme. Eseguita poi con l’eterea glassarmonica genere un effetto di estasi. Deve solo controllare meglio i fiati.

Edgardo fu ed è stato Vittorio Grigolo. Ha confermato tutto quanto avevo scritto nella precedente recensione. La voce è bellissima, naturalmente armonica e l’emissione è ben avanti. Leggermente influenzato, ha cantato con grinta e verve. Forse proprio su quest’ultima deve lavorare, intesa nella recitazione. Spesso infatti si abbandona a gestualità esagerate, troppo plateali nonché artefatte, che lo rendono non già affaticato, ma anche grottesco. Tanto più che non ne ha alcun bisogno, visto che canta in modo ottimo.

Non mi ha convinto Gabriele Viviani, Enrico. La voce è leggermente sporca, ma non infastidisce oltre misura. Il problema è la mancanza spesso di appoggio, che lo porta a ricorrere ad espedienti, molti suoni di petto, che stancano la voce. Ha cantato con non poche stonature e scollamenti la cabaletta del primo atto, non riuscendo infine a tenere l’acuto.

Sono sempre più ammirato di Alexander Tsymbaliuk, qui Raimondo. Ha una voce profonda, ma che risuona come in una cassa armonica nella sala grazie alla sua eccellente emissione. Controllo e tecnica saldissimi.
Bisogna anche menzionare la promettente Chiara Isotton nei panni di Alisa. Finalmente una voce degna di questo piccolo ma non facile ruolo (gli acuti in finale del II atto), che peraltro potrebbe (e spero) essere scritturata per ruoli anche di maggior rilievo.

Torna a dirigere il ruolo con il quale debuttò nel 1992 Stefano Ranzani. La sua lettura è risultata abbastanza apatica, monocorde. Ci sono poche idee esecutive in questa esecuzione che pecca ora in lentezza eccessiva, ora in pesantezza del suono, ora in superficialità. Bisogna anche dire che l’orchestra ha suonato in modo alquanto disordinato, mettendo in luce i punti deboli della bacchetta e creando non pochi problemi con il palcoscenico. Se la routine aveva funzionato in Simon Boccanegra non è stato lo stesso qui. Oltretutto eseguire Lucia senza metterne in luce le meraviglie sia belcantiste che romantiche, dall’estasi tenera di Lucia alle fosche atmosfere tombali della scena ultima, è davvero annullare la perfezione della partitura. Lodevole è tuttavia la decisione di eseguire l’opera riducendo al minimo i tagli di prassi, dando quindi l’occasione per far ascoltare ed apprezzare la partitura in una veste più ampia seppur non integrale.

Sull’allestimento di Mary Zimmermann si veda ciò che ho scritto nel Febbraio dello scorso anno. Per riassumere, lo trovo sempre meraviglioso, pittoresco, romantico. Approvo anche (non in misura completa) le “concessioni” un po’ main stream di certi momenti, che devono essere piaciute moltissimo al pubblico americano, e che non dovrebbero dispiacere nemmeno a quello nostrano, dal momento che molte non sono affatto stupide.

Grande successo di un Piermarini pieno, con ovazioni per la Damrau, che felice e saltellante sorride e saluta la sala.
Tra poco Cavalleria Rusticana e Pagliacci.

Saluti da Milano, alla prossima!
Stefano de Ceglia

11/06/2015

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