NOTTI MILANESI: LA TRAVIATA ALLA SCALA

Il 18 Dicembre ho inaugurato questa mia stagione 2013-2014 alla Scala dal vivo, con la quarta rappresentazione della fantomatica e chiacchieratissima Traviata.

Dopo averla vista anche in TV il 7 dicembre ora credo di poter dare un giudizio più obiettivo, ma andiamo per parti;

Violetta era Irina Lungu, che sostituiva la prevista Diana Damrau per questa sera. A suo tempo non mi aveva entusiasmato la prestazione della Damrau, che non avevo trovato a suo completo agio nella parte.

Con la Lungu è un’altra storia: voce calda, morbida, perfettamente tranquilla su scale, acuti e volate della bella parigina. Ottimo il finale primo, con una lode particolare alla cabaletta, “sempre libera”. La Lungu poi ha-spiace dirlo-una qualità che alla Damrau manca totalmente: la raffinatezza, quest’ultima intesa in senso canoro (il fraseggio fluido) e anche in senso interpretativo (elegante e provocante senza sfociare nel volgare).

Alfredo era il buon Piotr Beczala, l’offesissimo Beczala. Vado controcorrente dicendo che mi è piaciuto, ha un timbro squillante e la voce scorre bene. Qualche volta prende qualche scivolone, ma starebbe anche all’intelligenza del direttore favorire il cantante (si poteva, per esempio, evitare il daccapo nella cabaletta del secondo atto, che è servito, il 7 come ieri sera, a stancarlo).

Zeijko Lucic, un cantante da rivalutare totalmente. L’anno scorso in Lohengrin lo avevo trovato insipido e ai limiti dell’intonazione. In Germont padre ha fatto una splendida figura, grande capacità interpretativa (diciamocelo, il regista non si è sforzato molto su di lui, si è dovuto un po’ inventare il suo personaggio) e una voce decisamente più in forma, commovente nel “di Provenza”, morbido e rassicurante. Verdi fa bene!

Ora i comprimari: Prima fra tutti la grandissima Mara Zampieri, che con la sua voce celestiale e la sua professionalità ha dato vita ad un’Annina storica, non comprimaria, ma a livello dei protagonisti stessi, una amica fedele a fianco di Violetta (interessante qui la scelta registica), non sono una confidente occasionale come può esserlo un’Alisa di Lucia o una Ines di Leonora.

Soddisfacenti anche Antonio Corianò nel ruolo di Gastone e un pregevole dottor Grenvil, che ha preso vita dalla voce di Andrea Mastroni, così come la Flora di Giuseppina Piunti.

Sul podio Daniele Gatti, che mi ha stimolato una riflessione sull’esecuzione di questa Traviata. Questa, dal punto di vista orchestral-corale, non è stata una Traviata male eseguita. I complessi artistici del Teatro suonavano in modo molto uniforme e preciso quello che il direttore chiedeva loro, molto meglio che in altre occasioni; il problema è proprio il direttore. Un’interpretazione abbastanza piatta e noiosa, non c’era il fervore della violenza insita nell’opera ne’ l’altra componente, quella dell’amore eterno e imperituro. Non c’era niente. Solo uno spartito, eseguito così come è scritto.

Regia e allestimento: Molto belle le scene e regia intelligente a tratti (lavoro su Annina o inizio del terzo atto), con qualche strafalcione un po’ pacchiano. Luci splendide, intime e penetranti; non mi sono piaciuti invece i costumi, scontati e di cattivo gusto. Ciò che forse manca a questo allestimento è la voglia di uscire completamente dagli schemi, qualsiasi essi siano: questa produzione è totalmente imprigionata in un limbo tra tradizionalismo (le scenografie, quasi strehleriane), cliché già visti e spunti davvero particolari, come la solitudine perenne in cui si trova Violetta, anche quando è circondata da decine di “amici”. Spero che Tcherniakov scelga di perseguire quest’ultima strada, perché vedo grandi potenzialità in lui.

Teatro pieno (era la data del primo turno di abbonamento), con un buon successo per tutti.

Una piccola chiosa, rispetto al 7 dicembre noto più compattezza tra palco e buca, auspico che si continui su questa strada nel corso di una stagione che per apertura mentale e culturale non si è mai vista alla Scala.

Nel ringraziare Francesco per questa collaborazione, spero che troviate sempre almeno degne di uno sguardo le mie recensioni.

Saluti da Milano, alla prossima!

Stefano de Ceglia

20/12/2013

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