NOTTI MILANESI: IL TROVATORE ALLA SCALA

Termina con moderati applausi e qualche dissenso la fiacca settima rappresentazione del Trovatore, allestito alla Scala in questi giorni, confermando un’idea che da tempo ho: tranne per pochi fortunati elementi, la direzione Scaligera non ha la più pallida idea di cosa voglia dire allestire un Verdi decente, e ripiega sempre su personaggi quantomeno improbabili; ma andiamo per gradi, cominciando con le note (e che note!) positive;

Primo elemento che merita lode è il Manrico di Marcelo Alvarez, cantante in un periodo felice della sua carriera. Timbro squillante ed estremamente fascinoso, la voce è ben proiettata nella sala e gode di una naturale musicalità davvero coinvolgente. Un po’ misera la “Pira”, senza il da capo, tuttavia si tratta di un Manrico assolutamente degno di nota, che ha tenuto in piedi la serata, insieme alla sua Leonora.

Fischiata alla prima (non so per quali oscuri motivi), Maria Agresta mi ha convinto in pieno ieri sera, e ha confermato tutto il bene che posso dire su questa cantante. Una voce dalla bellezza naturale strabiliante, ornata e resa ancora migliore da una salda tecnica (favolosa nella cavatina del primo atto, dove sembrava quasi voler riprodurre il canto del suo Trovatore), e questo è proprio uno dei suoi ruoli, si capisce perchè ci si trova a suo agio. Ultima ma non ultima romantica e quasi “belliniana” nel quarto atto, con tinte lunari, ma mai fredde né distaccate.

Grandissima interpretazione anche per il Ferrando diKwangchul Youn, una voce interessantissima e di grande pregio.

Inesistente Azucena, interpretata da Ekaterina Semenchuk, voce bruttina di suo, per di più stonata (nei bassi è pressoché inudibile) e senza alcun senso del ritmo. Altro da dir (non) avrei su suo conto, a parte che una domanda: cosa ha spinto la sovrintendenza a preferirla a cantanti ben più portate per questo ruolo?

Deludente anche il Conte Luna di Franco Vassallo, un cantante che già nello scorso Macbeth non mi aveva affatto entusiasmato: la voce è ben proiettata e di potenza discreta, ma non sa gestirla in modo proficuo e ho notato anche delle carenze tecniche non di poco conto, ogni tanto sembra perdere il controllo del canto.

Sui comprimari ho poco da dire, posso giudicare una prestazione nella media per tutti, forse di poco migliore per il sempre presente Ernesto Panariello, nei panni del vecchio zingaro e anche Ines, impersonata da Marzia Castellini, risulta una buona voce.

La direzione di Daniele Rustioni non mi ha convinto. Orchestra fracassona, disordinata, conduzione plumbea e senza un minimo di verve interpretativa, e francamente non ho compreso quale fosse il filo conduttore di una direzione che per alcuni versi mirava ad imitare Muti (senza peraltro  riuscirci) e per altri invece sembrava una prima lettura di insieme. Non dico che il maestro non abbia talento, ma credo che questo talento vada coltivato per gradi, e proporgli in due anni prima il Ballo in Maschera e poi il Trovatore , quando aveva debuttato nel 2009 con L’occasione fa il Ladro, sia un’operazione troppo azzardata.

L’allestimento era quello pittoresco ed estremamente sanguigno di Hugo De Ana, creato per l’inaugurazione della stagione scaligera 2000-2001, in occasione delle celebrazioni per il centenario dalla morte di Verdi. Si conferma una produzione di pregio, con scene eleganti e sontuose ma mai pacchiane, costumi tipici della “tradizione” e luci davvero ben studiate. Unica cosa che ho notato è che in alcuni punti mancano un po’ le dinamiche tra i personaggi, che sono bloccati in limbi a se stanti, ma in una produzione così formale e “canonica” è quasi naturale, e non crea fastidio.

Teatro pieno ma non esaurito, per una serata non finita male, ma nei discorsi del pubblico aleggiava tutt’altro che la soddisfazione.

L’impressione è che quando si tratta di Wagner la Scala sia ben disposta a spendere cifre astronomiche per produzioni memorabili (giustamente adeguate al livello del teatro), ma con Verdi tenda a mettere sul palco “quello che si trova”.

Tra pochi giorni Una sposa per lo Zar.

Saluti da Milano!
Stefano de Ceglia
(Corrispondente Teatro alla Scala)

8/03/2014

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