NOTTI MILANESI EDIZIONE SPECIALE MATINEE: FILARMONICA DELLA SCALA

“Andare a teatro è l’esperienza a livello di crescita formativa più completa che esista” recita una famosa frase, e avere un’insegnante che lo sa è proprio una grande fortuna.

E’ con questi presupposti che con la mia classe la mattina del 27 Gennaio siamo andati ad assistere alle prove generali del concerto diretto da Myung-Whun Chung; in programma la Pastorale di Beethoven e la Quarta di Brahms, in vista del concerto ufficiale (dedicato a Claudio Abbado) quella sera stessa.

Il concerto si presta moltissimo anche a chi non ha mai ascoltato musica classica, perché contiene brani famosi ma non assolutamente banali.

Il risultato di questa mattina scaligera è stato uno dei concerti più belli a cui abbia assistito. Chung è un veterano del podio, un autentico genio del nostro tempo, e con la Filarmonica (cui vanno i miei più sentiti complimenti) ha un bellissimo rapporto, lo si aspetta a Milano sempre con grande attesa.

La Sesta di Beethoven ha nella sua esecuzione un’impostazione meravigliosamente Giuliniana, l’orchestra che crea nel pubblico una estasi contemplativa per questo capolavoro assoluto di musica (a mio avviso una delle sinfonie più belle che esistano), che canta letteralmente la partitura: elegante e sfavillante nel primo movimento, in cui ho sentito dei momenti davvero unici, con una precisione e allo stesso tempo un’interpretazione sviluppate nei minimi dettagli; pittoresca la descrizione musicale dei paesaggi della campagna mittleeuropea.

Stessa cosa per il secondo movimento, morbido, appassionato; emergono bene gli strumenti, nella misura corretta.

Terzo movimento, come si richiede, caciarone. Ma di quel caciarone così tremendamente calcolato e così deliziosamente elegante che l’allegra brigata di contadini, protagonisti di questo movimento, si trasforma quasi in un inno alla “gioia di vivere”, all’allegria.

Fremente il “temporale”, ma un temporale buono, di quelli estivi, con tuoni (timpanista precisissimo) e lampi estivi, in un’atmosfera da sogno totalmente distaccata dalla mera evocazione attraverso la musica.

Infine la chiusa, romantica, commossa, quasi una ninna nanna per Beethoven, suono degli archi celestiale, che riempie la sala, con momenti davvero quasi di elevamento mistico. Un capolavoro, celebrato da un genio.

La Quarta di Brahms invece è stata improntata dal Maestro ad un esecuzione più tecnica che interpretativa, ma non per questo priva di pathos.

Certo è che per natura, se in una Pastorale ci si sente trasportati dall’argomento (già nel titolo), è più difficile immedesimarsi in una sinfonia splendida, seppur, “innominata” come questa. Risulta quindi efficace la scelta di Chung, che accosta in questa esecuzione momenti di drammaticità elevatissima, come l’inizio, commovente, a momenti di perizia e quasi di “virtuosismo” orchestrale curati in tutti i particolari, con una filarmonica dal suono essenzialmente bello, compatto, uniforme e dalla presenza vivissima, reattiva.

Una piccola chiusa, mi sia concessa. Trovo splendido l’aver dedicato un concerto di così alto pregio a Claudio Abbado, un gesto ammirevole da parte della sua Filarmonica, che lo ha salutato  con “uno dei migliori concerti degli ultimi venti anni” (parole di uno spettatore che ha assistito al concerto serale).

Il fatto che sia piaciuto a tutti i miei compagni di classe, molti dei quali non avevano mai sentito nemmeno parlare di Brahms, è indicativo del potere della bacchetta di un Concertatore e Direttore d’orchestra che tutti i teatri dovrebbero avere.

                     Saluti da Milano, alla prossima!

Stefano de Ceglia

           (Corrispondente Teatro alla Scala)

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