NOTTI MILANESI: DIE SHöPFUNG (LA CREAZIONE) ALLA SCALA

Piccolo interludio in attesa dell’ultimo titolo della Stagione d’Opera 2013-2014.

Ci sono composizioni che, pur essendo veramente meravigliose, vengono eseguite troppo poco.

Forse l’esempio più rappresentativo di questo fenomeno è proprio il magnifico oratorio di Haydn, che in particolare in Scala mancava dal 1994. Lodevole quindi che si sia deciso di aprire la nuova Stagione Sinfonica (che come sempre inizia un po’ prima dell’opera) con questo titolo, la sera del 29 Settembre 2014.

Attesissimo anche il ritorno di Zubin Metha sul podio, e proprio da lui comincerò: ho sempre ammirato la sua bacchetta, e anche in questa occasione non ha deluso le alte aspettative.

Conduzione solenne, di impronta decisamente maestosa ed étonnante, ma di una solennità tutta intima, intensamente equilibrata, mai troppo sfacciata ne scialba. Stupefacente è come il maestro riesca a “disegnare” nell’aria quel fraseggio quasi canoro che ha caratterizzato l’intera esecuzione.

Tutte richieste cui l’orchestra Filarmonica della Scala ha risposto in maniera eccellente.  Un suono unito, compatto e una grande precisione negli attacchi, questo complesso “affiliato” al Teatro ha il grandissimo pregio di una formidabile visione di insieme dell’esecuzione, ogni strumentista suona PER gli altri, e non solamente CON gli altri. Straordinario il finale, con il suono di tutta l’orchestra che letteralmente invadeva ogni angolo della sala.

Anche il coro del Teatro alla Scala, guidato come sempre da Bruno Casoni ha eseguito in maniera ottima la partitura, stando ben lontano dal rischio “sinfonicheggiante” che spesso corre il settore corale in composizioni di questo genere, che si trovano di fatto a metà tra l’opera e il repertorio sacro-sinfonico. Sottolineando e accompagnando dove necessario, ma anche grande protagonista, ha anche fatto mostra di una ottima coordinazione con l’orchestra (non sempre accade).

Corretti ma non eccezionali i solisti, su cui francamente ho da dire poco.

Buona performance del soprano Julia Kleiter, che però non entusiasma, in quanto, seppure tecnicamente buona, da poco slancio (emotivo-perché no?-) alle sue frasi.

Gradevole il mezzosoprano Lilly Jørstad, cantante della Accademia della Scala, con un timbro interessantissimo, che spero farà ancora parlare di se’. Acerba, ma come ci si aspetta da una voce che ancora risente di quell’impostazione scolastica che serve all’inizio.

Il migliore in campo rimane il tenore Peter Sonn, che avevo già avuto il piacere di ascoltare in Die Frau Ohne Schatten nel 2012. Una bellissima voce molto versatile, leggera e che ho trovato particolarmente a suo agio in questa partitura.

Senza infamia e senza lode il basso, Thomas E. Bauer, che forse ha una voce troppo scura per Haydn, per questo fatica in alcuni passaggi.

L’impressione è che, comunque, si potesse osare anche un attimo di più in fatto di cantanti.

Teatro pieno, un grandissimo successo e pubblico entusiasta per Metha, che, elegante come quando dirige, ringrazia composto dal podio.

Stefano de Ceglia (Corrispondente Teatro alla Scala)

1/11/2014

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...