NOTTI MILANESI: CARMEN ALLA SCALA

Seconda versione della ripresa di Carmen alla Scala. Dopo le prime recite a Marzo con Elina Garanca, ora tocca a colei che in questo discusso allestimento debuttò al piermarini, il  7 Dicembre 2009, ossia Anita Rachvelishvili, che ho avuto il piacere d’ascoltare il 4 Giugno scorso.
Mi sia prima concessa una osservazione di carattere organizzativo: trovo assolutamente valida questa formula di suddividere le recite di uno spettacolo in due periodi dell’anno differenti, offrendo così una duplice opportunità al pubblico. Spero che il teatro adotti questo espediente più spesso.

Anita Rachvelisvhili è indubbiamente una delle migliori Carmen oggi sulla scena, e lo è per antonomasia, anche solamente per il numero di produzioni cui ha preso parte. Io ne ascoltai la “prima versione”, quella più inesperta (si legga “senza esperienza del personaggio”), e ne ero rimasto affascinato. Ora si è addirittura perfezionata, il timbro profondo e carnale  che penetra nella sala favorisce la resa di questo personaggio che proprio in questo allestimento è così splendidamente mediterraneo, caliente se mi si passa il termine. Ottima proiezione e voce solidamente appoggiata coronano una prestazione di elevato pregio.

Francesco Meli non riesce ad eccellere nel ruolo di Don Josè, che ho trovato estremamente lontano non solo dal suo abituale repertorio, ma anche dal suo profilo vocale. Meli è un tenore che viene da quei compositori tra il belcanto e il romanticismo, vale a dire Donizetti e il primo Verdi, e ovviamente nella vocalità tutta avanti, possente e dirompente del brigadiere trova un ostacolo. La voce resta in ogni caso splendida (sono il primo a sostenere che per quanto riguarda il tenore, il belcanto sia la scuola più valida,perchè fornisce eleganza, raffinatezza e  capacità di fraseggio assolutamente irreperibili altrove), ma naufraga spesso in volume e in emissione. Giova molto la sua grande tecnica, che lo ha salvato.

Non mi è piaciuto l’Escamillo di Massimo Cavalletti, che è svantaggiato da una voce non bella per natura; ha mostrato evidenti difficoltà nella sortita. L’emissione è spesso sporca e la voce non proiettata correttamente.

Innocente, pura siccome un angelo ma allo stesso tempo vera è la Micaela di Nino Machaidze. Splendido il contrasto (credo) spontaneo tra la sua voce chiara, limpida, che si smaterializza quasi nei pianissimo e lo studio di regia su questo personaggio complesso; studio che ha permesso l’allontanamento dallo stereotipo della “santa mancata”, presentandoci ciò che in fondo Micaela è, ossia rappresenta una delle due facce (quella buona) di Don Josè, che si concretizza in una ragazza semplice ma non stupida o piatta.

Devo dire qualcosa anche di Sofia Mchedlishvili, solista dell’Accademia, che ha affrontato con immensa grinta e vivacità il ruolo di Frasquita, e che mi ha allietato per la voce squillante e per la solida tecnica.
Tra i comprimarii si distinguono anche il Morales di Alessandro Luongo e Zuniga, interpretato da Gabriele Sagona.

La conduzione di Massimo Zanetti è risultata soddisfacente nel complesso. Qualche disordine in buca, ove spesso si è rischiato di cadere nel fracasso, ma una lettura assolutamente apprezzabile con i tempo giusti (cosa rara in Carmen). Bene il coro.

La regia di Emma Dante continua a piacermi. Cruda, verista, sciatta. Credo che Carmen debba avere questi aggettivi, e anche le scene di “grandeur” avevo quella pesantezza barocca, monolitica che è richiesta.
Ogni personaggi o è trattato con cura microscopica, nei suoi risvolti psicologici più intimi, e Carmen diventa così davvero l’eorina verista, anti borghese che Mèrimèe ha pensato.  Suggestive e taglienti le geometriche scene di Peduzzi, come pure i costumi. Credo che questo allestimento della Dante, in questo meraviglioso incrocio tra tradizione, apporto personale e modernità sia davvero uno dei più validi che la Scala abbia commissionato.
Al termine applausi entusiasti per tutti.

Saluti da Milano, alla prossima!
Stefano de Ceglia

5/7/2015

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