INTERVISTA A YUSIF EYVAZOV

Abbiamo incontrato Yusif Eyvazov, tenore dalla già solida fama, impegnato in questi giorni nel ruolo di Turiddu nella “Cavalleria Rusticana” al Teatro Filarmonico.Nato ad Algeri, studia al Conservatorio di Mosca e in Italia, dove frequenta numerosi masterclass. Vince alcuni tra i più importanti concorsi internazionali come il “Pertile Martinelli” e “Opera in Canto”. Vanta un repertorio che comprende opere verdiane come Otello e Aida e titoli pucciniani e della giovane scuola come Tosca, Il Tabarro e Andrea Chenier. Tra gli ultimi impegni “Cavalleria Rusticana” a Milano con l’orchestra sinfonica di Milano LaVerdi, Otello a Ravenna, Manon Lescaut a Roma con il Maestro Riccardo Muti. e alcuni concerti al fianco di Anna Netrebko al Palau de Musica Catalana di Barcellona, al Teatro Bolshoi di Mosca e al Teatro Diana di Guadalajara in Messico. 



Allora per cominciare, come ti sei avvicinato alla lirica?
Mi sono avvicinato alla lirica attraverso la musica leggera,
avevo 19 anni e ho scoperto di avere una “vocina”, allora sono andato in conservatorio per studiare la tecnica per diventare cantante di musica leggera. E’ stato proprio dentro al conservatorio che ho scoperto la musica classica (che fino ad allora ignoravo), poiché il percorso in conservatorio prevede lo studio delle arie antiche e di un repertorio ben preciso. E’ stato in quel momento che ho deciso di studiare seriamente canto lirico perché ero totalmente affascinato e pazzo di questa scoperta che avevo fatto.

Parlaci un po’ delle persone che hai incontrato e che ti hanno influenzato durante il tuo percorso di studi. 
Ho incontrato durante i miei studi grandi personalità, come Ghena Dimitrova, Franco Corelli e Luciano Pavarotti. Non posso dire di aver studiato con loro perchè ho soltanto frequentato dei masterclass. Tutti e tre erano ancora in carriera ed era una grandissima emozione avere davanti a me queste leggende viventi della lirica e poter ricevere dei consigli da loro. Erano consigli che allora forse non coglievo appieno ma che ora, dopo aver scoperto più possibilità della mia voce, mi sono molto utili. Purtroppo ora che non ci sono più non mi posso più rivolgere a loro, tuttavia credo si possa imparare molto anche dalle registrazioni.

Dunque ascolti molto le registrazioni del passato?
Sì, ascolto soprattutto registrazioni dal vivo, non amo molto quelle in studio. In quelle dal vivo magari anche con il video si ha la possibilità di osservare l’uso della muscolatura e la tecnica di un cantante e inoltre si può vedere l’azione teatrale e come viene risolta interpretativamente una particolare scena.

Qual è un cantante del passato che ti senti vicino o che ti è d’ispirazione?
Spesso mi dicono che la mia voce assomiglia molto a quella di Aureliano Pertile, ma io non ne sono convinto. I cantanti che mi ispirano sono Franco Corelli, Carreras giovane e il grande Placido Domingo, che ho la fortuna di conoscere personalmente molto bene e con cui ho alcuni progetti in futuro. Domingo è stato, ed è tuttora un interprete fenomenale, l’ho sentito neanche un mese fa nel “Macbeth” a Berlino e ancora una volta ha mostrato una voce giovane e fresca….non so come faccia! Corelli aveva grandissimi pregi ma anche dei difetti: vocalmente era inarrivabile, tuttavia dal punto di vista musicale, certe cose oggi non sarebbero più proponibili, ma come tutti i cantanti di quell’epoca sono esempi da tenere sempre a mente.

Ora parliamo di “Cavalleria Rusticana”, opera che stai interpretando al Teatro Filarmonico di Verona. Qual è la tua visione del personaggio di Turiddu?
Turiddu è un uomo appassionato, irrazionale, che vive le condizioni dell’Italia meridionale nella seconda metà dell’800, in cui l’analfabetismo era molto diffuso e le condizioni di vita non erano ottimali. Quello che mi piace di lui è la passione, che però lo porta alla sua tragica fine. Quello che non accetto come uomo è il suo comportamento con Santuzza, ingiusto e violento. Secondo me per Lola Turiddu non prova niente, è solo un rapporto di sesso, di desiderio fisico quasi animalesco, mentre tra lui e Santuzza c’è un legame di vero sentimento, spezzato da questo tradimento da cui scaturisce il dramma. Insomma, un personaggio non positivo. Musicalmente è un’opera stupenda con delle pagine sublimi.

Quali sono le difficoltà del ruolo di Turiddu? 
Non direi che ci sono grandi difficoltà, e per quelle poche che ho trovato spero di trovare in futuro una soluzione e di continuare a migliorare il ruolo.

Turiddu rappresenta per te un debutto, come ti avvicini allo studio di un nuovo ruolo?
Mi avvicino a un ruolo nuovo molto cautamente. Inizio se è possibile anche un anno prima a prepararmi perchè mi piace studiare molto lentamente, infatti non capisco come tanti dicano di poter studiare un’opera in un mese o poche settimane. Sì, forse è possibile, ma per rendere proprio un ruolo ci vuole tempo. Soprattutto per le opere del mio repertorio come “Otello”, “Il Tabarro” ci vuole tempo per poterle rendere tecnicamente e interpretativamente al proprio massimo. Io, quando studio un nuovo ruolo cerco di inserire, nei vari concerti che faccio, l’aria o il duetto e cerco di cantarli con l’orchestra, per provare quello che mi aspetterà poi sul palcoscenico. In questo modo si arriva alla produzione che si è meno in difficoltà. Un anno fa ho cantato “Manon Lescaut” e solo ora, nei concerti che ho fatto nelle scorse settimane in Messico, ho scoperto che il ruolo sta entrando veramente dentro di me, dopo aver cantato il duetto dappertutto, in Messico ma anche in Russia.

Nella “Manon Lescaut” all’Opera di Roma hai avuto la possibilità di lavorare con Riccardo Muti. Qual è il ricordo di quest’esperienza?
Riccardo Muti è sicuramente una delle personalità artistiche più importati al mondo, ma soprattutto è un grande musicista, che si dedica ai cantanti. Abbiamo fatto delle prove musicali con lui meravigliose, e di cui ho un ricordo splendido. Una grandissima esperienza che si ripeterà nuovamente l’anno prossimo a Salisburgo, sempre per “Manon Lescaut”, in forma di concerto. Sono veramente contento che mi abbia richiamato per quel ruolo perchè è una grande prova di fiducia nei miei confronti. Inoltre mi sento ormai in famiglia avendo lavorato anche con la figlia Cristina Mazzavillani Muti per Otello a Ravenna.

Come descriveresti,a chi non la conosce, la tua voce?
Allora, la mia voce è imperfetta, non sempre bella, è una voce difficile, che secondo me può spesso non piacere, infatti la critica è molto aspra con me frequentemente. E’ una voce che va sempre migliorata, e ammorbidita, tuttavia è una voce particolare che io stesso ho faticato a trovare. All’inizio mi facevano cantare “La Sonnambula” , “L’elisir d’amore”, ma io sentivo che non erano le opere giuste per me. Penso che ci vorranno ancora due anni perché io riesca a mettere la voce nella condizione che desidero. Non sarò mai perfetto perché è impossibile, la voce è uno strumento che cambia continuamente, è sempre un work in progress.

Sempre nella “Manon Lescaut” di Roma hai incontrato la tua compagna di vita, Anna Netrebko. Qual è la sensazione che si prova a cantare con la stessa persona con cui condividi la tua quotidianità?
Abbiamo appena festeggiato un anno di fidanzamento. Ci siamo fidanzati proprio dopo la Manon di Roma ed è stata una cosa che né io né lei avremmo mai potuto immaginare. Ovviamente non è facile soprattutto dal punto di vista dell’opinione pubblica. Lei è un’artista completa ed è una donna semplice che è lontana dall’idea della diva e della star. Lavorarci insieme per me è difficile, salire sul palco con lei, che è una delle più grandi con un talento infinito, è complicato perchè bisogna essere all’altezza delle sue innumerevoli capacità. Devo studiare molto per poter essere degno di starle accanto, anche se siamo artisticamente molto diversi. Abbiamo già cantato molte volte insieme e ci saranno tanti progetti in futuro per poterlo fare ancora.

Un po’ dei tuoi prossimi impegni. 
Sarò ad aprile all’Opera di Roma per sostituire un collega nel ruolo di Radames in “Aida”, poi sarò Mario Cavaradossi in “Tosca al Festival di St Margarethen in Austria e poi “I Pagliacci” a Macerata e a Los Angeles con il Maestro Domingo. Poi sarò il cover di Marcelo Alvarez in “Turandot” al Metropolitan Opera. Poi ci sono altri progetti futuri con il Gran Teatre del Liceu di Barcellona, Salisburgo, Londra e Berlino ( dove nel 2018 sarò Otello con la direzione di Daniel Barenboim). Lavorare in Italia è molto difficile perché ti chiamano quasi sempre troppo tardi: un anno prima o anche meno. A livello internazionale è uno svantaggio e mi dispiace molto che la situazione sia così difficile nel vostro paese, con i teatri che chiudono e i giovani cantanti meritevoli che non riescono ad emergere…

Un consiglio per i giovani che iniziano a studiare…
Non mollate mai, studiate sempre, anche se gli altri cercano di ostacolarvi e di demoralizzarvi non bisogna mai arrendersi. Non abbiate paura di sperimentare e di scoprire la vostra voce. Ci sono tante difficoltà, la stessa Ghena Dimitrova raccontava che all’inizio ha avuto grandi problemi per iniziare la sua carriera come anche Corelli che non riusciva a trovare interamente la sua voce. Bisogna ascoltare e cantare il più possibile.

Un ruolo che è un sogno ma che ritieni impossibile…
Forse…”La Boheme”, questo è un sogno perchè è un ruolo che forse non affiderebbero oggi come oggi ad un tenore come me perchè canto parti come Otello e Des Grieux. Oggi la tendenza è di chiamare dei tenori leggeri per un ruolo come quello di Rodolfo: tenori che cantano Nemorino o Alfredo. Sembra strano che un cantante che canta il mio repertorio si avvicini a Rodolfo. Il resto dei ruoli che sognavo li ho affrontati, Otello è un ruolo che amo molto e Des Grieux pure anche se ha un primo atto abbastanza ostico. Un altro sogno è Riccardo di “Un ballo in maschera” perchè ha una musica meravigliosa che necessiterebbe di una voce drammatica che sappia affrontare con il giusto peso il duetto con Amelia del II atto e l’aria “Ma se m’è forza perderti…”. Anche Pollione in “Norma” è un ruolo molto interessante. In questo momento mi stanno chiedendo molto di cantare Wagner ma voglio prima affrontare bene Verdi e Puccini e poi forse si vedrà.

Cosa ne pensi delle regie moderne e non convenzionali?
Ci sono delle regie moderne che io detesto, mi piace una regia moderna se c’è un’idea che il regista riesce a sviluppare senza danneggiare la musica. Spesso i registi mettono in scena delle cose (soprattutto in alcuni paesi) insensate che distraggono lo spettatore dalla musica e che portano lo spettatore a chiedersi la motivazione di un’immagine totalmente estranea dalla vicenda. Anna l’anno scorso ha abbandonato una “Manon Lescaut” a Monaco proprio per le richieste del regista che snaturavano il personaggio e la storia. Ci sono anche delle regie moderne bellissime, come il “Macbeth” di quest’anno del Metropolitan Opera o la regia di Mariusz Trelinski per “Iolanta” di Tchaikovski sempre al Met con protagonista Anna. Ricordo anche il Macbeth della Scala con il Maestro Muti, Maria Guleghina e Renato Bruson, anche quella con una regia bellissima. Le cose vanno ridimensionate e tutto deve essere in funzione del dramma e della musica.

Grazie a Yusif Eyvazov e In bocca al lupo per tutto!!! 

Francesco Lodola (IeriOggiDomaniOpera) 

15/03/2015

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