INTERVISTA A SAIMIR PIRGU

Abbiamo incontrato Saimir Pirgu,tenore albanese di fama internazionale, impegnato in questi giorni tra l’Arena di Verona dove interpreta Don Ottavio nel “Don Giovanni” e Tel Aviv dove interpreta in forma di concerto Riccardo in “Un ballo in maschera” con Zubin Mehta. Gli abbiamo rivolto alcune domande sulla sua carriera e sulla sua grande esperienza. 
Come ti sei avvicinato al canto e come hai mosso i primi passi nel mondo dell’opera?
La passione per il canto è sempre stata dentro di me. Sin da piccolissimo ho sempre amato cantare, eseguivo canzoni popolari davanti a piccoli pubblici di amici e conoscenti. C’è da dire anche che in Albania, quando ero in prima elementare, il sistema comunista, ormai agli sgoccioli, seguiva ed incentivata il sistema scolastico albanese attraverso vari corsi musicali come attività extrascolastiche e diverse opportunità di praticare l’arte da parte dei bambini predisposti. Un po’ per scelta e un po’ per imposizione del sistema mi ritrovai a studiare il violino, mi diplomai, ma non smisi mai di cantare. Lo studio dello strumento ha contribuito notevolmente ad accrescere la mia preparazione musicale. La grande svolta è avvenuta quando frequentavo le scuole medie. Come ho spesso affermato, mi ritengo un “prodotto” dei tre tenori. Infatti è grazie a loro che ho intrapreso la strada del canto. Avevo circa 13-14 anni quando mi trovavo ad Elbasan, una piccola città industriale dell’Albania, era da poco finito il comunismo e vidi in TV il famoso concerto dei Tre Tenori da Caracalla. Ne rimasi affascinato. Registrai quel concerto, lo riascoltai infinite volte. Da quel momento decisi che il canto sarebbe diventato la mia vita, e così è stato. Avevo appena 18 anni quando, diplomatomi in violino, decisi di lasciare l’Albania per venire in Italia, non solo per studiare, ma anche con la speranza di trovare una via migliore. Fui ammesso al Conservatorio di Bolzano. Lì incontrai il Maestro Vito Brunetti che mi volle nella sua classe e credette fortemente in me. Grazie al suo insegnamento riuscii a diplomarmi al conservatorio in poco più di due anni e ad iniziare prestissimo la mia carriera. All’età di 20 anni avevo già vinto il concorso “Enrico Caruso” di Milano, il concorso “Tito Schipa” di Lecce e avevo partecipato all’Accademia rossiniana di Pesaro tenuta da Alberto Zedda. Ricordo in particolare che nel concorso milanese vi era un pubblico attentissimo e ebbi la fortuna di cantare di fronte a Giulietta Simionato, Luigi Alva e Giuseppe Di Stefano che erano in giuria. La voce girò tant’è che poco dopo Claudio Abbado mi volle per un’audizione e mi scelse per lavorare assieme.

                                                 Foto di Fadil Berisha

Com’è stata l’esperienza con Claudio Abbado e quali sono i ricordi a cui sei più legato?
Se non fossi stato un musicista, o comunque una persona con già importanti conoscenze musicali, non so se avrei potuto lavorare accanto ad un Maestro con così tanta esperienza e preparazione. Il Maestro Abbado amava circondarsi di giovani e tra i tanti meriti da riconoscergli c’è anche quello di aver sempre avvicinato i ragazzi talentuosi al fine di farli crescere con i suoi preziosi consigli ed instradarli nella carriera musicale. Lavorò tanto con me, era una persona molto costante, paziente e dotata di grande intuito. Ricordo che il giorno della mia audizione mi spostarono il volo e arrivai con grande ritardo. Pensai di aver perso una grande occasione. Arrivai e vidi il Maestro che provava con la sua orchestra. Mi chiese di cantare. Cantai metà aria dopodiché mi fermò e mi disse che la parte era mia. Non potevo crederci. Da quel momento si instaurò un bellissimo rapporto con lui, era una persona molto cordiale. Sarà stato anche per la giovane età, ma quando si ha l’occasione di lavorare con grandi musicisti come Claudio Abbado, solo successivamente ci si rende conto di quanto si è stati fortunati.

                                                        Foto di Fadil Berisha

Quali sono le difficoltà di cantare Don Ottavio in Arena….in uno spazio che forse non è nato per Mozart?
L’Arena di Verona è un posto magico nel quale si respira un’atmosfera speciale, un teatro così particolare che non ha eguali nel mondo. Adoro questa produzione di Don Giovanni che ho avuto il piacere di inaugurare al suo debutto in Arena nel 2012. Mozart non è di certo per grandi teatri, ma è stata davvero una fortuna aver potuto lavorare a stretto contatto con il Maestro Zeffirelli alla realizzazione di questa riuscitissima scommessa, un Don Giovanni imponente e quindi degno del teatro areniano, ma nel contempo capace di regalare momenti più raccolti e di intimità tali da renderlo più vicino alle richieste della partitura mozartiana. Una delizia inoltre per la vista con i suoi molteplici colori ed effetti. Questo Don Giovanni non può esser paragonato a quelli eseguiti nei normali teatri, ma è così caratteristico ed unico che il pubblico lo ha apprezzato moltissimo. Quanto al personaggio da me interpretato, quello di Don Ottavio è un ruolo che all’apparenza può sembrare facile, ma che nasconde numerose insidie che troppo spesso spingono l’esecutore a non rilassarsi mai. Per cantare bene questo ruolo sono necessari molta tranquillità, un’ottima padronanza tecnica e, come per tutti i ruoli mozartiani, una grande musicalità. Un ulteriore difficoltà sta poi nel fatto che bisogna cantarlo in uno spazio così grande e per di più all’aperto e affinché la voce possa arrivare al pubblico chiara, pulita e senza forzature non bisogna concentrarsi nel cantar forte, bensì nel raccogliere tutte le energie al fine di ottenere un suono di qualità e il più ben proiettato possibile.

                                               Foto di Fadil Berisha

Cosa ti rende congeniale la scrittura di Mozart?
La mia carriera è iniziata con Mozart che canto da da quando ero giovanissimo, un compositore che tengo particolarmente a cuore, che ho imparato a conoscere nel corso degli anni ed amare sempre più, un vero genio. Negli ultimi anni mi sono accostato al repertorio belcantistico ottocentesco, Donizetti e Verdi in particolare, ma non ho mai smesso di affrontare Mozart, in quanto lo ritengo un compositore chiave dal punto di vista della tecnica e della musicalità. Mozart impedisce al cantante di prendersi troppe libertà ed esige costantemente dall’esecutore rigore e rispetto per la musica.

Verdi è uno dei compositori che hai affrontato maggiormente nelle ultime stagioni. Sei reduce dal successo di Rigoletto alla Wiener Staatsoper con il ruolo del Duca di Mantova, ruolo che hai anche portato in Arena nel festival del centenario. Come vedi questo personaggio?
E’ un ruolo che si abbina molto alla mia vocalità. Nelle interpretazioni cerco sempre di dare il massimo, sia dal punto di vista vocale che da quello interpretativo, oltre che di migliorarmi sempre più. Il Duca è un personaggio giovane, leggero, spensierato e con tanto carattere. E’ un ruolo a cui sono molto legato e che ho portato in grandi teatri come Vienna, Londra , Verona e che mi auguro di mantenere il più a lungo possibile nel mio repertorio.

Quali sono i ruoli che vorresti affrontare in futuro?
Attualmente ho una trentina di ruoli in repertorio e penso possano bastare per i prossimi anni. Ho iniziato ad accostarmi al repertorio francese (Romeo, De Grieux e Faust) e più in là, quando sarà il momento giusto, aggiungerò Werther e Hoffman che richiedono un cantante più maturo. Poi ci sono ruoli che, seppur ami particolarmente, so che non potrò mai cantare perché non adatti alla mia vocalità, ma è giusto che un cantante sappia sfruttare al meglio le proprie risorse senza addentrarsi in repertori non adatti alle proprie corde. Come mi diceva spesso Luciano Pavarotti “una lunga carriera non la si costruisce solo con i ruoli che accetti, ma soprattutto con quelli che si ha il coraggio e la consapevolezza di rifiutare”.

Un sogno impossibile….
Devo ammettere che gran parte dei mie sogni si sono tutti realizzati. Non credo esistano sogni impossibili, ma sogni che potrebbero non realizzarsi. L’importante è credere sempre in quello che si fa e non smettere mai di perseguire i propri obbiettivi. Un mio grande sogno è quello di riuscire ad offrire tutto quello che ho per più tempo possibile. Sogno quindi una carriera lunga, ben fatta, sana e senza follie.

Prossimi impegni
Attualmente mi trovo a Tel Aviv per alcuni concerti con il maestro Zubin Mehta. Rientrerò poi a Verona per altre 2 recite di “Don Giovanni” il 30 luglio e il 12 agosto. Seguiranno, tra gli impegni più prossimi, Verdi “Requiem” al Concertgebouw di Amsterdam, “L’Elisir d’amore” alla Staatsoper di Vienna, un concerto a Parigi, “Rigoletto” a Toulouse e “La Traviata” alla Royal Opera House di Londra.

In bocca al lupo a Saimir Pirgu!

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