INTERVISTA A DARIO DI VIETRI

Abbiamo incontrato Dario Di Vietri, giovane tenore in ascesca, impegnato in questi giorni nelle prove all’Arena di Verona che lo vedrà protagonista di “Tosca” e “Aida”, dopo il fortunato debutto della scorsa stagione come Calaf in “Turandot”. Gli abbiamo rivolto alcune domande sul suo percorso e sui suoi futuri traguardi. 

Come ti sei avvicinato al canto lirico e quando hai deciso di fare della lirica il tuo mestiere?
Da piccolo, grazie a mio nonno, al quale piaceva cantare le arie d’opera e frequentava il teatro Petruzzelli di Bari. Quando stavamo con tutta la famiglia, in occasioni come il natale, si cantava sempre. Lui è sicuramente stato il primo a farmi scoprire il dono della voce. A 6 anni ho avuto la fortuna di vedere il primo concerto dei tre tenori e da quel momento mi sono innamorato di Luciano Pavarotti. Ho iniziato ad ascoltare le registrazioni di Pavarotti che ho conosciuto personalmente quando avevo 16 anni. Lui mi ha ascoltato e mi ha spronato a studiare poichè aveva visto del materiale in me. Ho quindi iniziato seriamente a cantare.

Quali sono i maestri che ti hanno formato?
Pavarotti mi aveva consigliato di andare da un insegnante anziano che avesse esperienza e mi potesse insegnare i segreti del canto.  Trovai  in Puglia, Luigi Lorusso Toma che mi seguì soltanto per sei mesi poichè morì. Successivamente ho studiato con Vittorio Terranova a Milano e ho fatto tanti masterclass con grandi nomi: Pavarotti, Katia Ricciarelli, Jaume Aragall. Ora mi perfeziono e continuo a studiare con il celebre mezzosoprano Bruna Baglioni, che mi ha dato tantissimo.

Quali sono gli insegnamenti che hai colto da così grandi cantanti e dalla stessa Bruna Baglioni?
In giro si sentono tante tecniche diverse, ogni cantante ha una sua tecnica personale. Invece con un’insegnante come Bruna Baglioni si può apprendere la tecnica del belcanto.

Quali sono stati i tuoi primi passi sulle scene?
Il mio primo debutto è stato a 24 anni come Pinkerton in “Madama Butterfly” nel circuito Aslico. Poi sono entrato a fare parte della scuola dell’opera italiana di Bologna. Ho fatto piccoli ruoli come per esempio Malcolm nel “Macbeth” di Verdi. Tre anni fa, quando ho cominciato a studiare con Bruna Baglioni, ho iniziato  ad affrontare i primi ruoli come Erri Sette Bellizze in “Napoli milionaria” di Nino Rota nel circuito di Pisa, Livorno e Lucca. Poi Don José in Carmen per poi arrivare a Calaf all’Arena di Verona.

Come descriveresti la tua voce?
Allora, io sono un tenore lirico pieno, tendente allo spinto. Ho 31 e faccio già dei ruoli impegnativi che ritengo adatti alla mia voce, voglio però continuare a perfezionarli e non andare oltre questi. Ovviamente la voce continua a svilupparsi e anche continuo a perfezionarmi su questo mio repertorio che amo.

Come prevedi sarà l’evoluzione della tua vocalità e quindi del tuo repertorio?
Sicuramente voglio continuare ad affrontare le opere che sto facendo adesso come “Tosca”, “Aida”, ” Turandot”, “Un ballo in maschera”. Il mio sogno nel cassetto è di affrontare in un futuro ancora lontano, “Otello”. Ma lo affronterò verso i 45 anni o giù di lì.

Il debutto lo scorso anno in “Turandot” (in sostituzione di un collega) è stato sicuramente una grande sorpresa. Come si affronta una situazione del genere?
Io in quel momento ero veramente in grande confusione. Avevo finito di ascoltare il I atto e stavo andando dietro le quinte per prendere un caffè con un collega. Lungo il percorso mi ha fermato un assistente di regia dicendomi che forse dovevo cantare poichè il collega in scena era indisposto. Quindi ho incominciato a riscarldare e nel frattempo cercavo di mettermi in contatto con la mia agente che era a Verona, e non mi rispondeva. Ho chiamato la sua segretaria dicendole che forse dovevo andare in scena. Alla fine sono riuscito a parlarle e a dirle che forse dovevo cantare. Lei mi ha prontamente risposto di togliere il forse e di prepararmi per cantare. Al momento sono entrato ancora più in agitazione. Però quando entri in scena scatta quel qualcosa che ti fa passare tutto. Ero però incredulo….l’arena è il sogno di tutti i cantanti.

Quali sono le emozioni e le difficoltà di cantare in Arena, un teatro all’aperto e dalle dimensioni molto grandi?
Le difficoltà sono sicuramente prima di tutto climatiche poichè il tempo, l’umidità, influisce sia sull’acustica che sulla voce. Inizialmente, poi, mentre si fanno le prove, il cantante vede tutto quell’enorme spazio e quindi viene anche l’impulso a spingere, per paura che la voce non passi e non arrivi al pubblico. Invece è il contrario: bisogna cercare di cantare come si fa normalmente nei teatri chiusi. L’emozione è quella della realizzazione di un sogno. Ricordo quando da bambino venivo a vedere le opere e adesso mi trovo su quel palcoscenico. E’ una doppia emozione per me. Verona è poi una citta bellissima, a cui sono legato e in cui ritorno sempre con piacere.

Calaf è diventato sicuramente il tuo cavallo di battaglia, il tuo ruolo simbolo…come vedi il personaggio anche vocalmente?
E’ un ruolo che ho già affrontato molte volte, anche al Teatro di San Carlo di Napoli dove ho dovuto sostituire lo stesso collega della Turandot di Verona. E’ un ruolo che a molti fa paura, ma io sono caratterizzato da una certa naturalezza negli acuti per cui mi è più facile in questo senso. Mi diverto molto poichè è un ruolo che dà soddisfazione.

Recentemente sei stato protagonista della prima mondiale ad Atene dell’opera “El Greco” del compositore George Hatzinasios. Qual è l’emozione di creare quindi vicino al compositore un ruolo?
E’ stato molto bello ed interessante. “El Greco” è un’opera molto melodica, non come le solite opere contemporanee, ha una bella linea di canto. Sicuramente quando affronti un ruolo che non è mai stato cantato da nessuno è ancora più interessante perchè hai la possibilità di confrontarti con il compositore (che è stato presente a tutte le prove) e capire la sua visione del personaggio. Ti affidi inoltre al regista e al direttore d’orchestra e poi metti la tua visione personale. Hatzinasios è un compositore greco molto famoso nella sua patria, celebre per le sue musiche da film. Nell’opera vi sono delle pagine molto belle ed interessanti. Il ruolo è veramente  molto bello e sarebbe interessante portare in giro l’opera nelle città dove El Greco ha vissuto come Roma, Venezia e in Spagna. Speriamo.

Siamo a pochi giorni dalla tua prima “Tosca” all’Arena di Verona e dalle recite in “Aida”. Come ti stai preparando a questi due impegni, in particolare per Radames che è un ruolo simbolico per il tenore areniano?
Radames  è sicuramente il ruolo areniano per eccellenza. Dal 1913 ad oggi tutti i più grandi tenori lo hanno cantato. Ho già debuttato entrambi i ruoli prima di arrivare in Arena per essere più a mio agio. Cavaradossi è un ruolo che mi è sempre piaciuto e cantarlo è il massimo. Puccini ha messo in questo ruolo tutto sia vocalmente che scenicamente. E’ un personaggio passionale, drammatico, sfaccettato. E’ una delle mie opere preferite e l’ho preparato con tanto studio e massima accuratezza. Radames è tutt’altro genere….è un personaggio innamorato ma è soprattutto un eroe, guerriero valoroso. Ho già interpretato Radames anche all’Opera di Roma accanto ad importanti colleghi tra i quali Hui He, con la quale farò le recite di settembre in Arena.

Cosa ne pensi della situazione dei teatri italiani? e da giovane tenore come pensi si possano avvicinare maggiormente i giovani al teatro d’opera? 

Io credo sia giusto dare spazio ai cantanti giovani. Una volta c’era maggiore fiducia nei giovani che avevano la possibilità di esibirsi accanto ai grandi e da colleghi di maggiore esperienza si poteva imparare molto perché negli spettacoli c’era un inserimento graduale dei giovani accanto a questi. Purtroppo ho notato sulla mia pelle che si sta dando poca fiducia alle giovani leve soprattutto italiane e in Italia, molto spesso i nostri talenti vengono sacrificati. Fortunatamente La Fondazione Arena dopo aver fatto le proprie valutazioni da valore e possibilità ai giovani che lo meritano. Per avvicinare i giovani bisognerebbe cambiare innanzitutto il sistema scolastico che non aiuta in questo senso. spesso l’ora di musica è fatta male ed è trascurata dagli studenti. Bisogna mettere dei docenti preparati ed avvicinare i bambini fin da piccoli a questa arte. Alcuni teatri si stanno muovendo in questo senso come il circuito Aslico. Anche i media e la televisione non aiutano purtroppo. Vediamo i vari reality e talk shows e quindi non sostiene l’arte. Bisogna credere di più nella cultura…ma se non ci credono i nostri politici, non può crederci neanche il popolo.

Prossimi impegni e debutti. 
Oltre alle recite di “Tosca” (16 luglio e 14 agosto) e di “Aida” (9 agosto, 2 e 6 settembre) all’Arena di Verona, sarò ad ottobre a Mosca e San Pietroburgo per una serie di concerti. Poi sarò a Sassari per inaugurare la stagione con “Aida”. In dicembre tornerò in Russia per “Carmen” e a febbraio “Turandot”. Poi vi sono tanti altri progetti in via di definizione.

In bocca al lupo a Dario Di Vietri e grazie per la sua disponibilità! 

Francesco Lodola

Foto di Francesco Squeglia (Teatro San Carlo di Napoli) 

Foto di Yasuko Kageyama (Fondazione Teatro dell’Opera di Roma)

Foto Ennevi per gentile concessione Fondazione Arena di Verona

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