ARENA DI VERONA 2015: NABUCCO

Il 3 luglio 2015 è andata in scena la terza rappresentazione del Nabucco che ha aperto la stagione estiva all’Arena di Verona, nella produzione creata da Gianfranco de Bosio nel 1991.

Partiamo appunto dal parlare dell’allestimento che si avvaleva delle scene di Rinaldo Olivieri. Uno spettacolo molto tradizionale, funzionale e suggestivo al tempo stesso. Credo sia uno spettacolo giusto per il pubblico dell’Arena che deve essere guidato alla conoscenza dell’opera e deve vivere anche le suggestioni di uno spettacolo grandioso. La scena ideata da Olivieri prevede un’immensa torre di Babele da cui nel finale escono fumi incandescenti. Belli anche i costumi, forse delle volte troppo carichi, ma funzionali. Anche la regia di de Bosio si muove su strade convenzionali, ma che puntano a narrare le vicende con linearità.
Anche dal punto di vista musicale le cose sono andate molto bene.
Riccardo Frizza dirige un Nabucco fortemente teatrale, con tempi serrati e dinamiche suggestive. Inoltre sa seguire perfettamente i cantanti e non vi sono sbavature tra buca e palco, questo è un grande merito. L’orchestra gli risponde ottimamente.
Nei ruoli di fianco si sono ben comportati Alessandro Guerzoni (Il gran sacerdote di Belo), Paolo Antognetti (Abdallo) e Maria Letizia Grosselli (Anna).
Piero Pretti è stato un buon Ismaele, anche se forse il ruolo non gli ha permesso di far emergere tutte le sue qualità.
Sanja Anastasia è stata una Fenena meno remissiva di come siamo soliti sentire ma più forte e drammatica.
Raymond Aceto è stato un favoloso Zaccaria. Voce dal timbro bellissimo, è cresciuto durante tutta la serata e ci ha proposto un personaggio nobile, ieratico, tutto giocato sul canto sfumato e sugli accenti drammatici. Inoltre la scrittura verdiana, molto ardua, non lo ha messo in difficoltà, grazie ad una notevole omogeneità tra i diversi registri.
Martina Serafin è stata un’ottima Abigaille. Il soprano viennese ci ha offerto un’interpretazione ben più convincente sia di Tosca (2012) che di Turandot (2014). Il personaggio disegnato dalla signora Serafin era regale, forte, aggressivo, ma anche dolce e sofferto. La voce ha risposto bene alle intenzioni del fraseggio. Naturalmente una frequentazione più assidua del ruolo le permetterà di affinare ulteriormente alcuni particolari come le agilità, che non sempre suonano nitidissime.
Luca Salsi è stato un Nabucco da tenere bene a mente. Il baritono ha creato un personaggio sfaccettatissimo. Fin dalla sua entrata colpisce per l’attenzione alla parola, al fraseggio, alle richieste dell’autore. Non è un re truce e volgare, ma è nobile, superbo. E’ un vero piacere vedere l’evoluzione del personaggio che da Re, passa ad essere padre e uomo dall’animo distrutto. Il culmine è “Dio di Giuda” ricco di commozione e di ispirazione. Tutto questo si unisce ad una voce timbricamente bellissima e grande dal punto di vista del volume, dunque perfetta per gli spazi areniani.
Una lode particolare merita il coro diretto da Salvo Sgrò che è stato protagonista di una prova superba coronata da un altrettanto superbo “Va’ pensiero”.
Alla fine grande successo per tutti.
Francesco Lodola
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