Arena di Verona 2014: “MADAMA BUTTERFLY”

Il 26 Agosto 2014 è andata in scena all’Arena di Verona la terza rappresentazione della pucciniana Madama Butterfly nell’allestimento creato per l’Arena nel 2004 da Franco Zeffirelli. Tuttavia tra gli allestimenti che il regista fiorentino ha creato per l’anfiteatro questo risulta il meno fortunato poichè dipinge un giappone oleografico con degli spunti interessantissimi (vedasi le falene che si muovono con sensualità fatale durante il coro a bocca chiusa e che appaiono a simboleggiare la tragedia che sta sopraggiungendo), che però avrebbero avuto bisogno di una rifinitura maggiore. Tuttavia influisce anche il problema che in un teatro come l’arena non si può giocare molto con una regia degli sguardi, ma bisogna creare una grandiosità che forse l’intimo dramma della geisha di Nagasaki non possiede. Lo spettacolo ha comunque ricevuto l’apprezzamento del pubblico, in verità non molto numeroso.

Ottima la schiera dei comprimari con Elena Borin (cugina di Cio-Cio-San), Chiara Fracasso (madre di Cio-Cio-San), Victor Garcia Sierra (l’ufficiale del registro), Nicolò Ceriani (Il commisario imperiale), Federico Longhi (Il Principe Yamadori) e Alice Marini (Kate Pinkerton).
Ottimo il goro di Francesco Pittari e buono lo Zio Bonzo di Paolo Battaglia (anche se un po’ troppo sopra le righe è riuscito a creare un personaggio autorevole).

Veronica Simeoni è stata una bravissima Suzuki dalla voce morbida e delicata, serva e amica fedele di Butterfly e che in Arena speriamo venga chiamata anche per ruoli più rilevanti. Bisogna inoltre evidenziare la sua presenza scenica che è stata la più disinvolta della serata.

Gabriele Viviani tolta qualche disomogeneità di emissione nelle note acute è stato un ottimo Sharpless che ha convinto il pubblico fraseggiando con passione la sua parte, a cui Puccini ha riservato alcune delle frasi musicale più belle (a mio avviso).

Roberto Aronica è tornato in Arena dopo alcuni anni di assenza ed è stato un Pinkerton adeguatamente guascone e dalla voce torrenziale e di bellissimo colore. Si potrebbe lamentare forse una carenza di sfumature ma sinceramente il personaggio non lascia spazio ad una grande introspezione.

Oksana Dyka ha una discreta esperienza del palcoscenico areniano avendoci debuttato nel 2009 con Tosca per poi ripresentarsi l’anno dopo come Butterfly e nel 2012 come Aida (diretta da Placido Domingo), tuttavia Butterfly non sembra proprio essere il suo ruolo ideale. Questo lo si nota fin dal I atto quando non risulta essere una bimba che si sta sposando ma risulta matronale. In questo allestimento si sono avvicendate Fiorenza Cedolins, Daniela Dessì, Hui He (tutte con presenza scenica autorevole)…tutte a loro modo però sono riuscite a disegnare uno sviluppo del personaggio dai bamboleggiamenti del primo atto fino alla tragica parabola finale, cosa che alla Dyka non riesce. Vocalmente offre una prova molto convincente grazie ad un timbro molto bello (e teatrale) e ad un’ottima dizione oltre che un volume vocale generosissimo. Tuttavia anche su questo fronte mancano delle sfumature più pregnanti. Solo nel III atto risulta completamente nel ruolo e alla fine commuove. Ribadisco comunque che questo non è certo il ruolo in cui possono emergere le qualità e le capacità di questa bravissima artista.

Marco Armiliato sul podio ha diretto una Butterfly ricca di sfumature e in grado di esaltare tutti i disegni cromatici pucciniani. Bene hanno risposto alle richieste del maestro l’orchestra e il coro dell’Arena di Verona, protagonista quest’ultimo del momento più emozionante della serata con uno straordinario coro a bocca chiusa.

Successo per tutti da un’Arena, come si è già detto, poco affollata.

Francesco Lodola (IeriOggiDomaniOpera)

31/08/2014

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