Arena di Verona 2014: AIDA (La Fura dels Baus)

E’ andata in scena il 3 Luglio 2014 la seconda recita di Aida all’Arena di Verona con la regia della compagnia teatrale catalana La Fura dels Baus. Lo spettacolo, di cui si è ampiamente parlato quando ha debuttato l’anno scorso in apertura del Festival del Centenario, non è poi tanto innovativo. L’impressione è una Aida che viene rivestita da una patina nuova che però molto spesso disturba dalla musica. Quello che voglio dire è che si intende benissimo che in Arena l’opera si deve giustamente concedere alla spettacolarità tuttavia non deve diventare un mero spettacolo circense. L’allestimento ha comunque dei momenti godibili e molto efficaci, in particolare nel finale che con la sapienza delle luci create da Paolo Mazzon viene reso grandiosamente intimo. Adeguati i costumi disegnati da Chu Uroz.
Molto bene si sono comportate le masse corali areniane.

L’orchestra era diretta da Julian Kovatchev responsabile (forse a causa di scarse prove?) di alcuni scivoloni tra la buca e il palcoscenico, inoltre i tempi imposti talvolta andavano contro le esigenze dei cantanti. Una serata negativa può capitare a tutti, dispiace perchè questo direttore conosce benissimo le dinamiche di uno spettacolo areniano.

Molto bene Sergej Artamonov  (Il Re) e Raymond Aceto (Ramfis), dotato quest’ultimo di timbro bellissimo. Ottima la Sacerdotessa di Maria Letizia Grosselli, una grande professionista su cui l’Arena può sempre contare. Un’altra garanzia dell’Arena è Antonello Ceron, sempre sicurissimo Messagero.

Gennaddii Vaschchenko è stato un buon Amonasro, tuttavia la voce che li consente di fare delle ottime smorzature è un po’ troppo leggera per una parte come questa che pur essendo breve è sempre un grande padre verdiano.

Violeta Urmana è stata una grande Amneris, la sua prova è stata in crescendo giungendo ad una scena del giudizio realmente toccante. Timbro sempre splendente e una tecnica che dire ottima è poco. BRAVA!

Fabio Sartori (Radames) è apparso meno in forma del solito tuttavia è un grande professionista e un grande cantante. La cosa da lodare in questo tenore è a volontà di cercare delle sfumature (quelle che Verdi annota) che purtroppo in altri suoi colleghi sono assenti. Insomma Sartori rende Radames come un uomo realmente innamorato e che quindi non ha bisogno solo di canto stentoreo ma anche di morbide nuances.

In Aida ritornava una delle cantanti più amate a Verona e la più grande Aida dei nostri giorni, la cinese Hui He che come al solito ha sciorinato una linea di canto impeccabile che ha toccato i suoi nel III e nel IV atto. Grande voce e grande personalità. Un’Aida multiforme, non solo schiava innamorata e disperata ma anche donna risoluta e consapevole, di temperamento regale. Ogni volta che la si riascolta si trovano delle nuove sfumature del personaggio. Grande maturità vocale e artistica.

Il pubblico ha accolto con grandi applausi  i protagonisti (trionfo personale per Hui He), tuttavia non si è generata quella frenesia che di solito scatena Aida quando viene eseguita in Arena.

Francesco Lodola (IeriOggiDomaniOpera)

4/07/2014

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