FRANCESCA DA RIMINI: TRA LETTERATURA, MUSICA E DIVISMO

FRANCESCA DA RIMINI: TRA LETTERATURA, MUSICA E DIVISMO

Nel 1913 avvenne l’unico incontro nella dimora parigina di Lina Cavalieri (“La donna più bella del mondo”) tra Gabriele D’Annunzio e Riccardo Zandonai, entrambi legati dal destino di una fanciulla ravennate, Francesca, il cui amore per Paolo aveva già affascinato Dante Alighieri.
“Francesca da Rimini” di D’Annunzio è una tragedia in cinque atti del 1902, dedicata all’amante e musa del poeta, Eleonora Duse. Può essere considerata l’apice della collaborazione tra il poeta e l’attrice ed è inoltre l’ultima opera che D’Annunzio cuce addosso alle straordinarie doti teatrali della Duse, che poco tempo dopo, nel 1909, si ritirerà definitivamente dalle scene.

D’Annunzio descrive la vicenda nel commiato come un poema di sangue e di lussuria. Il sangue è quello sparso dai malatesta, casata educata alla violenza, alla prepotenza, alla guerra, i cui emblemi sono Gianciotto e Malatestino. In particolare quest’ultimo, che tenterà di violentare Francesca. Gli unici che riescono a rifuggire a queste dinamiche sanguinolente sono Paolo e Francesca che nel loro amore carnale e sensuale (a cui non riescono a resistere) trovano rifugio. Anche il loro ultimo gesto è intriso di erotismo: Francesca suggella con le sue labbra le labbra spiranti di Paolo.

D’Annunzio crea un affresco minuzioso della corte malatestiana attraverso la preziosità del linguaggio, che è strumento, anche di potere del poeta. In questa tragedia si traduce ciò che il poeta vate esprimeva nelle liriche ( ricordiamo “Le stirpi canore” dalla raccolta “Alcyone”). Numerose sono le citazioni musicali (la tragedia è di per sè profondamente musicale e melodica) e letterarie. Vengono citati Jacopo Da’ Lentini, Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti e Dante. Viene inoltre creato un improbabile incontro tra Paolo e lo stesso Dante.

L’opera lirica di Riccardo Zandonai è invece del 1914. Tito Ricordi, ammiratore ed amico di D’Annunzio, riuscì a convincerlo a cedergli i diritti d’autore per fare della tragedia un libretto operistico. Lui stesso si impegnò a ridurre l’opera dannunziana per essere messa in musica. D’Annunzio acconsentì più per l’operazione pubblica e commerciale che non per il lato artistico.

Mentre D’Annunzio era già autore di fama, Zandonai era un giovane compositore sostenuto da casa Ricordi, ma la cui fama non sarà mai enorme. Infatti alla prima del 1914 al Teatro Regio di Torino il pubblico accorse più per la fama del poeta che non per quella del musicista. In pochi anni l’opera diviene (nonostante le buone critiche iniziali) di rara esecuzione, anche per uno stile musicale particolare e non facile. Non possiamo definire Zandonai nè un continuatore della tradizione melodrammatica verdiana, nè un epigono di Puccini. Lo stile musicale del compositore roveretano è profondamente influenzato da Wagner, ma anche dalla carnalità di Mascagni. Tutto però è inserito in un’orchestrazione che rimanda alle preziosità degli operisti francesi, come Debussy, Massnet e Charpentier.

Scorrendo la galleria delle interpreti citeremo la prima Francesca a Torino, il soprano veronese Linda Canetti, ma ci soffermeremo in particolare sulle tre cantanti che forse più si sono identificate con il personaggio. Queste sono: Magda Olivero, Raina Kabaivanska e Amarilli Nizza.

Magda Olivero

“Francesca è un’opera difficile e scritta in uno stile, quello di Zandonai, del tutto personale. Il compositore è stato molto intelligente perchè già i versi di D’Annunzio erano profondamente musicali e lui li ha rivestiti con una musica che li ha arricchiti”

Magda Olivero debuttò il ruolo di Francesca nel 1940 e lo portò in scena numerose volte, diventando interprete di assoluto riferimento. Il soprano piemontese ebbe modo di entrare in contatto con chi deteneva le volontà esecutive dei grandi compositori dell’opera italiana. Possiamo considerare la Olivero una delle più straordinarie cantanti-attrici del Novecento, insieme alla Callas che la considerava l’unica alternativa a sè stessa. Della stessa Callas la Olivero prese il posto nel 1959 alla Scala nel ruolo di Francesca. Il ruolo doveva essere della divina greca, che però a causa di alcune controversie con l’allora sovrintendente Antonio Ghiringhelli, il quale aveva inoltre imposto come Paolo Mario Del Monaco, che avrebbe impedito alla Callas di essere l’unica stella della serata. Tuttavia le recite della Olivero furono trionfali. Le critiche di allora parlavano della sua varietà d’accento e della facilità con cui controllava l’emissione della voce, che doveva imporsi su un’orchestrazione imponente. Della Olivero si loda inoltre la capacità di trasfigurarsi in una figura che pareva uscita da un quadro preraffaelita. A testimonianza dell’amore della Olivero per Francesca ricordiamo che in occasione del suo novantanovesimo compleanno, il soprano ha sbalordito i presenti cantando l’arioso dal III atto “Paolo datemi pace” come le era stato chiesto in sogno.

Raina Kabaivanska

“Francesca l’ho amata e la amo sempre di più, perchè ogni volta che la riprendo scopro sempre delle cose affascinanti. E’ un ruolo magico. Zandonai ha inventato un clima….c’è nella partitura un forte erotismo che rivive attraverso l’influenza francese. Francesca sembra una figura di un quadro di Klimt. Non è verista in senso stretto, parlerei piuttosto di un verismo di sentimenti.”

Raina Kabaivanska, soprano bulgaro di fama planetaria, 500 volte Cio Cio San, Tosca per antonomasia, è stata anche Francesca in più occasioni, legando il suo nome a quello del personaggio. Il debutto avvenne nel 1973 alla Carnegie Hall di New York accanto a Placido Domingo. Da allora la Kabaivanska portò il ruolo in tutti i più importanti teatri italiani e internazionali. Ricordiamo le produzioni al Teatro Filarmonico di Verona nel 1978 (con le riprese televisive per la Rai) e le mitiche recite al Teatro Massimo di Palermo nel 1995. Il critico Alberto Mattioli la definisce come “una cantante dagli altisonanti beaux gestes vocali e scenici, che se ci fossero state le tende ci sarebbe stata attaccata tutto il tempo”. E’ una definizione simpatica che descrive una cantante fuori dal tempo, con un’anima decadente che le permetteva di incarnarsi perfettamente in figure come quella di Francesca. Il ruolo è divenuto una delle sue creature più riuscite grazie ad un’arte scenica invidiabile, ad una voce timbricamente particolare, che però era in grado di far emergere il senso profondo di ogni parola. Per questo si è guadagnata l’appellativo di divina, come era avvenuto anche per Eleonora Duse.

Amarilli Nizza

«Mi sono approcciata a Francesca da Rimini inizialmente solo da un punto di vista musicale poiché volevo che la musica penetrasse nella mia anima. Mi sono così trovata di fronte a echi straussiani e di Debussy, ma anche del Puccini più sperimentale e del Mascagni più raffinato. È una delle opere che amo di più in assoluto grazie anche alla lettura del testo di D’Annunzio che è un susseguirsi di poesia e di pagine delicate e profonde.  Sono scolpite nel mio cuore le frasi di Samaritana nel primo atto, preoccupata per la sorte della sorella. Francesca è un microcosmo esaltante ma per interpretarla non basta cantarla, ma bisogna portare alla luce tutte le sue sfumature.»

Amarilli Nizza è sicuramente l’ultima Francesca di riferimento. L’ancella di Euterpe come la definisce Eugenio Zacchi è stata in grado di sfruttare tutte le sue capacità per creare un personaggio vivo e palpitante. Il soprano milanese eccelle nei ruoli della giovane scuola (interprete paradigmatica di “Amica” di Mascagni) e nei ruoli pucciniani (Madama Butterfly, Suor Angelica sopra tutti) e si cimenta con grande successo anche nei ruoli più drammatici di Verdi (Aida, Lady Macbeth e Abigaille). Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una voce del tutto peculiare, inclassificabile, per timbro e per colore. Queste qualità la favoriscono nel creare un personaggio cangiante, ricco di sfumature ed in totale compenetrazione con il testo dannunziano. Oltre a questo bisognerà rammentare una presenza scenica sicura e moderna, ancora una volta a dimostrarci che per mettere in scena Francesca vi è bisogno di una vera diva che sappia essere Francesca e non solo cantarla.

Francesco Lodola

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